
Il 28 novembre 2025 si è tenuto un presidio al porto San Vitale in concomitanza dello sciopero generale indetto dai sindacati di base per protestare contro i traffici di guerra di cui il nostro scalo è complice nonostante l’articolo 11 della nostra Costituzione. Si è trattato di un presidio pacifico e non violento, regolarmente anticipato agli organi preposti, a cui come Ravenna in Comune abbiamo invitato ad aderire. Ravenna in Comune ha poi condiviso la manifestazione di solidarietà alle 32 persone denunciate dalla Polizia a seguito del presidio. La notizia della denuncia era intervenuta da parte degli organi di stampa che avevano riportato un comunicato della Polizia. Domandavamo ragione di tale provvedimento sottolineando come «le denunce così preannunciate si inseriscano nel clima di repressione crescente contro chi cerca di ricordare che il genocidio in atto in Palestina non è stato fermato dalla finta pace proclamata ai 4 venti». Domandavano inoltre: «quante denunce ci sono state per il corteo fascista del 22 novembre in violazione della Costituzione. Ce ne sono state? O sono solo gli antifascisti ad essere perseguiti? Eppure in quel corteo organizzato da Casa Pound ed altri topi di fogna non erano mancati episodi di violenza, saluti romani ed altre palesi violazioni delle norme vigenti». Il silenzio che ha fatto seguito alla nostra domanda ci dà conferma che, effettivamente, ad essere perseguiti sono solo gli antifascisti che chiedono il rispetto della Costituzione, mentre i fascisti che invocano il sovvertimento della Carta fondamentale sono ossequiati e riveriti.
Ora apprendiamo che a distanza di un mese e mezzo dalla minaccia la macchina della repressione ha cominciato a colpire chi aveva selezionato tra tutte e tutti i partecipanti al presidio del 28 novembre 2025. Ravenna in Comune rinnova la solidarietà nei confronti di chi viene colpito nell’intento di ammaestrare i cento e cento che non accettano questo intollerabile ed incostituzionale stato di cose. Addomesticamento destinato a fallire. Da tutto ciò, anzi, troviamo ragione per aderire alla giornata internazionale di mobilitazione nei porti contro la guerra che vedrà partecipare anche Ravenna con un corteo. L’appuntamento per il concentramento è il 6 febbraio prossimo, alle 15.00, davanti al Piazzale di accesso all’Autorità Portuale che ha sede in via Antico Squero 31 nella Darsena di Ravenna. Di seguito il comunicato diffuso dal Coordinamento popolare contro i traffici di armi nel porto di Ravenna:
«Protestiamo contro la “Flotta del genocidio” che puntualmente fa scalo a Ravenna, a partire dalla Zim, compagnia israeliana accusata dalla campagna No Harbour for Genocide.
Sono noti infatti vari carichi di armi e munizioni diretti a Israele tramite le navi Zim e MSC.
Tra il 2024 e il 2025 sono passate 659 tonnellate di munizioni nel porto di Ravenna, e 48 Mila tonnellate di precursori di esplosivi: un problema anche per la sicurezza della città. Senza parlare di merci dual use e civili verso le colonie illegali in Cisgiordania.
Protestiamo e chiediamo a soggetti pubblici e privati (autorità portuale, comune, regione, dogane, spedizionieri) la necessaria trasparenza e l’impegno a bloccare il transito di armi.
Dopo le imponenti manifestazioni di settembre e ottobre, sul porto di Ravenna sembra calata una cortina di nebbia e indifferenza.
Sapir non ha ancora cambiato il suo codice etico.
Continua in silenzio anche il progetto Undersec, che vede l’Autorità portuale collaborare strettamente con funzionari del Ministero della difesa di Israele, per la cyber security portuale.
Il sindaco di Ravenna Alessandro Barattoni e il presidente della regione Michele De Pascale hanno i loro rappresentanti nel comitato di gestione del porto e potrebbero chiedere il ritiro dal progetto. Perché non lo fanno?
Undersec è un progetto che si inserisce nella militarizzazione del porto di Ravenna, delle infrastrutture strategiche ed energetiche del nostro paese.
Come Coordinamento popolare, formato da cittadini e portuali, stiamo lavorando per creare un Osservatorio sui transiti di armi.
Aderiamo alle richieste dei portuali del Mediterraneo e invitiamo tutti i lavoratori del porto di Ravenna a scioperare e partecipare alla manifestazione:
- per garantire che i porti europei e mediterranei siano luoghi di pace e liberi da qualsiasi coinvolgimento nella guerra;
- per bloccare tutte le spedizioni di armi dai nostri porti verso il genocidio in Palestina e verso qualsiasi altra zona di guerra, e per chiedere un embargo commerciale su Israele da parte dei governi e delle istituzioni locali;
- per opporsi al piano di riarmo dell’UE e per fermare l’imminente piano dell’UE e dei governi europei di militarizzare i porti e le infrastrutture strategiche;
- per respingere i piani di riarmo come porta d’accesso a un’ulteriore privatizzazione e automazione dei porti e per opporsi agli effetti dell’economia di guerra sui nostri salari, diritti e condizioni di salute e sicurezza.
Scendiamo inoltre in piazza contro la repressione che il Governo Meloni sta portando avanti nei confronti del movimento in solidarietà alla Palestina e, quindi, in solidarietà ai 32 denunciati per il presidio del 28 novembre al Porto di Ravenna e a tutti gli/le altri/e attivisti/e che in queste settimane stanno subendo provvedimenti repressivi. Criminale è il genocidio ancora in corso in Palestina, criminali sono i guerrafondai. Anche per questo chiamiamo le decine di realtà che hanno sottoscritto l’appello in solidarietà ai 32 denunciati di Ravenna a scendere in piazza con noi il 6 febbraio.
Esprimiamo infine la nostra più totale solidarietà a chi oggi subisce la repressione dello Stato per aver scelto di protestare contro il genocidio e di resistere: come Tarek, Ahmad Salem, Anan – condannato a 5 anni di carcere per aver legittimamente resistito contro il colonialismo sionista in Palestina, in Italia da un processo sionista e di parte. La repressione oggi è più forte che mai, e bisogna restare unite e lottare collettivamente contro chi cerca di silenziare tutte le voci dissidenti tramite reclusioni, misure cautelari ed intimidazioni.
Chiediamo inoltre a tutti gli spedizionieri, a tutti i lavoratori e lavoratrici dell’area portuale o a chiunque abbia informazioni riguardo al traffico di armi nel nostro territorio di mettersi in contatto con il nascente Osservatorio».
[nell’immagine: un momento del presidio del 28 novembre 2025 nel porto San Vitale]
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Ravenna, “sciopero contro le armi”
