
Centrodestra (Meloni) e centrosinistra (Schlein) usano la parola “pace” per definire la situazione attuale a Gaza e in Palestina. Eppure, se anche fosse un vero cessate il fuoco, Israele lo avrebbe già violato 500 volte da quando è stato dichiarato. Dal “cessate il fuoco” ci sono stati 350 i morti, senza contare i feriti. Ma non sono solo i bombardamenti a non essersi fermati. Nemmeno la fame. Dovevano entrare 600 camion di aiuti al giorno: il minimo indispensabile per sfamare due milioni di persone. L’esercito israeliano, quando va bene, ne lascia passare al massimo 150: non coprono nemmeno un quarto dei bisogni primari della popolazione.
Il regime sionista continua a limitare le attività dell’UNRWA, impedendo la distribuzione degli aiuti e negando i visti al suo personale internazionale. Non sta rispettando nemmeno le misure provvisorie della sentenza della Corte Internazionale di Giustizia del gennaio 2024, che ha stabilito che a Gaza venivano commessi plausibili atti di genocidio. Queste misure includevano la prevenzione di atti di genocidio, la prevenzione e la punizione dell’incitamento al genocidio e l’autorizzazione all’ingresso di aiuti umanitari a Gaza. Da allora, la Corte ha ribadito più volte le sue misure provvisorie. Gli israeliani continuano a ignorarle.
E questo perché, a livello internazionale, Israele continua a godere di una copertura diplomatica, finanziaria e militare senza precedenti. La complicità è anche a livello locale. Dall’inizio del genocidio, sono passate tonnellate di componenti militari e dual use dal porto di Ravenna e dagli altri porti italiani con destinazione Israele, e le segnalazioni su svariati carichi sono state ignorate. Non potevamo continuare a far finta che fosse esplosa la pace quando ad esplodere sono solo le bombe su donne e bambini palestinesi. Anche grazie agli armamenti che transitano dal porto di Ravenna.
Per questo venerdì saremo in presidio assieme ad altre città portuali italiane per chiedere l’interruzione del traffico di armi verso Israele, la fine del genocidio in corso e per dire no alla legge finanziaria di guerra che incrementa le spese militari a scapito di welfare, servizi e futuro. L’appuntamento è per domani, 28 novembre, al Porto San Vitale di Ravenna, dalle ore 14.00, in via Classicana 119. Ravenna in Comune aderisce assieme a tante altre realtà che condividono i nostri valori ed invita le cittadine ed i cittadini a partecipare.
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Nuovo presidio per dire basta alla guerra in Palestina. Bds: “Trasparenza sulla filiera bellica del nostro porto”
