GIULIO REGENI: LA GIUSTIZIA E LA VERGOGNA

Il regime di Abdel Fattah al-Sisi, il militare criminale golpista che governa con pugno di ferro l’Egitto, è stato condannato per l’omicidio di un giovane ricercatore italiano, Giulio Regeni, a 10 anni dal rapimento, dalle torture e dal suo assassinio.

Certo, si tratta solo di un primo grado di giudizio, nessuno dei colpevoli ha ricevuto una condanna per l’omicidio e un quarto imputato è stato addirittura assolto. Peggio ancora, nessuno di loro, presumibilmente, sconterà mai un giorno di galera anche se una condanna che lo richiede divenisse definitiva.

Eppure, considerato il livello di ostacoli frapposti a che il processo si realizzasse, quella che è di fatto la condanna di un regime “amico” dei potenti al potere in questo Paese, è un risultato non scontato di cui va riconosciuta tutta l’importanza.

Solo per ricordarne qualcuno:

  • I depistaggi, le menzogne e persino gli omicidi compiuti dalle forze di sicurezza egiziana per coprire il proprio operato nonostante, contemporaneamente, venisse proclamata ai 4 venti la collaborazione alle indagini italiane;
  • Le pressioni esercitate a tutti i livelli dal regime di al-Sisi per l’archiviazione dei procedimenti in Italia attraverso la fattiva collaborazione dei loro referenti italiani appartenenti al mondo politico ed economico, sia privato che pubblico;
  • Gli ostacoli dal di dentro del nostro Paese frapposti dal sistema giudiziario colluso, dal mondo marcio dell’informazione, dalle campagne sotterranee per macchiare la memoria di Giulio, dalla reiterazione di comportamenti “realisti” per cui alla Giustizia si sarebbe dovuto anteporre un presunto interesse del Paese ad accontentare il regime egiziano.

Anche nei giorni che hanno preceduto la sentenza il Governo di destra di Meloni ha spedito al Cairo quella macchietta di Ministro degli Esteri di Tajani per confermare ad al-Sisi la fedeltà italiana: affari economici e militari vengono prima degli italiani assassinati, delle violazioni del diritto che continuano in Egitto, della decenza.

Ravenna, in tutto questo, non è stata da meno. Più volte i rappresentanti istituzionali hanno incontrato i ministri del petrolio egiziani, hanno stretto loro la mano, hanno sorriso e li hanno celebrati, a quella fiera dell’affarismo estrattivo che è l’OMC. Senza alcun riguardo a Giulio Regeni, nonostante un suo ritratto campeggi sulle pareti dei Palazzi Comunali. Come Ravenna in Comune abbiamo avuto modo di dichiarare: «Come Ravenna in Comune dichiariamo pubblicamente che il comportamento dell’attuale sindaco non ci rappresenta e proviamo tristezza per la vergogna che la sua vicinanza a rappresentanti di torturatori e assassini fa ricadere sulla nostra città». Lo abbiamo fatto dopo aver inutilmente chiesto un gesto ai sindaci che si sono succeduti: «Siano assenti il Sindaco e le istituzioni ravennati dalla prossima edizione dell’OMC, dove sarà presente il rappresentante di quel governo egiziano che ostacola la ricerca della verità sull’assassinio di Giulio. Marchino con la loro assenza la vicinanza alla famiglia e ai diritti e la distanza dagli affari che non guardano in faccia a nessuno di cui l’OMC è celebrazione biennale».

Ravenna se ne deve vergognare. Si deve vergognare di aver anteposto gli interessi di ENI e della lobby estrattivista alla decenza. Anche questi sono gli ostacoli che si sono dovuti superare per arrivare alla sentenza di ieri. Ravenna in Comune celebra un passo avanti nella conquista della verità per Giulio Regeni ma questo non può far dimenticare tutto ciò e la vergogna che rappresenta, per Ravenna e per l’Italia.

[nell’immagine, il mosaico realizzato da Anna Agati su disegno di Gianluca Costantini, appeso sui muri del Palazzo Municipale di Ravenna]

#RavennainComune #Ravenna #GiulioRegeni

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