
Ieri è proseguito lo sforzo continuo di eradicazione del pino da Ravenna ad opera di una delle peggiori Amministrazioni del dopoguerra, seguita ad un’altra che se non peggiore è stata di identico pessimo livello. Racconta in continuazione l’Amministrazione Barattoni di quanto sia verde, anzi verdissimo, il proprio progetto politico. Ma certo non basta aver imbarcato i Verdi in Giunta perché alle parole seguano i fatti. Questi vanno in senso contrario al detto. Ed uno dopo l’altro, in via Maggiore, a Ravenna, i fatti dicono che i pini vengono abbattuti e non ripiantati; sono sostituiti, quando avviene, con altri tipi di alberature. Si scambiano le chiome dei pini cinquantennali con esili stentati alberelli. Si può rinunciare ai filari dei grandi pini che si sono formati in decenni di vita e che a loro volta hanno formato l’immagine del viale di accesso a Porta Adriana in cambio di qualche giovane leccio (quando va bene)? Si può ritenere che tutto sia a posto (lo sostiene l’assessore) se un albero maturo è eliminato a favore di un giovane alberello?
Secondo l’Amministrazione Barattoni sì: «Tre pini classificati pericolosi, che necessitano di essere abbattuti, verranno sostituiti immediatamente da tre lecci già adulti, di circa 4 metri con chioma, scelti per garantire un beneficio immediato al viale in termini di vivibilità, decoro e ombreggiatura». Si tratta degli arbusti sul camioncino raffigurati nell’immagine che illustra questo comunicato. Se sopravvivono, cosa non scontata alla luce dei precedenti, occorreranno almeno 20 anni perché il “beneficio immediato” possa essere percepito. Secondo il regolamento del verde adottato dal Comune l’eliminazione di un albero dovrebbe essere l’ultima disperata soluzione dopo aver tutto tentato per salvaguardare una risorsa preziosa perché frutto di anni e anni di crescita. Invece a Ravenna si stanno sistematicamente distruggendo tutti i pini con qualunque scusa. L’ordine insensatamente impartito da de Pascale continua ad essere ottemperato anche se la scienza forestale rifiuta la presunta pericolosità del pino rispetto alle altre alberature. Ammesso e non concesso che sia intelligente sostituire i pini con i lecci, come potranno attenuare quei giovani arbusti in via Maggiore, per i prossimi decenni, estati bollenti come quella appena trascorsa?
Nei primissimi anni del ‘900 Giovanni Pascoli dedicava a Ravenna un lungo testo: La mirabile visione. Vi tesseva l’elogio di Dante, della «silenziosa città della marina» e del pino, tra loro inscindibili. «Dante fu silvano di Ravenna prima d’essere cive di Roma» scriveva. Ed il poeta romagnolo aggiungeva subito dopo che quell’altro poeta, quello fiorentino, «rabbrividì della sua nullità tra quelli enormi pini che squassavano le nere teste e le mille braccia di giganti sopra il suo capo. La vide poi, di giorno, un giorno d’autunno, quando le eriche a’ piedi dei pini erano gemmate dei loro bocciolini rosei, e fiorivano i colchici e i dianti e le radicchielle, i vermigli e i gialli fioretti. E lo scirocco blando e dolce piegava le fronde dei pini a ponente, ed esprimeva dalle loro ombrelle un sibilo armonioso di pioggia, e non turbava gli uccelletti che usavano la loro arte sui rami».
Non riuscirebbe Pascoli a conciliare la sua mirabile visione di Ravenna con la città dei supermercati e delle colate di asfalto dei de Pascale e dei Barattoni. Nemmeno Ravenna in Comune ci riesce. E nemmeno le cittadine e i cittadini che ieri mattina hanno aderito al presidio organizzato dal gruppo Salviamo i pini di Lido di Savio e di via Maggiore. Aspettiamo che la prossima estate lo ricordi alla cittadinanza quando cercherà l’ombreggiatura dei suoi pini senza più trovarla.
[nell’immagine: i tre alberelli che, secondo le fantasie di Barattoni & soci sarebbero in grado di assicurare «un beneficio immediato al viale in termini di vivibilità, decoro e ombreggiatura»]
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Ravenna, nonostante il presidio iniziati i tagli dei pini in via Maggiore
