ARMI IN PORTO: IL CORAGGIO DI UNA DOMANDA

Che fine ha fatto la letterina mandata a “Babbo Natale” dal Sindaco e dal Presidente della Regione?

Come noto ci sono “uscite fuffa” delle Istituzioni fatte apposta per distrarre l’attenzione da iniziative invece concrete. Vengono immediatamente rilanciate da tutti gli organi di informazione, oscurando al contempo ciò che potrebbe effettivamente smuovere le cose, e poi, di botto, scompaiono nel nulla. Senza che nessuno senta il bisogno di alzare il ditino e domandare: e ora?

Una di queste “uscite fuffa” è quella lanciata dal duo de Pascale/Barattoni proprio un mese fa. Il 29 agosto scorso un comunicato ufficiale congiunto di Regione e Comune riportava la notizia che i rappresentanti di vertice dei due Enti avevano interpellato l’Agenzia delle Dogane su base nazionale: «Chiediamo alla sede centrale di fornire direttamente i dati quantitativi complessivi dei transiti di armamenti in ogni singolo scalo italiano, in coerenza con quanto già diffuso per il porto di Livorno. Riteniamo che tali dati possano contribuire ad accrescere la conoscenza di cittadine e cittadini per un dibattito pubblico improntato alla serietà e alla correttezza, senza pregiudizio per la sicurezza nazionale».

Nel gennaio scorso era stata una cittadina e giornalista, Linda Maggiori, a domandare alle Dogane «la quantità di materiale bellico e componenti di armamenti partiti dal porto di Ravenna nel 2025, divisi per quadrimestre (gennaio-aprile, maggio-agosto, settembre-dicembre) e divisi per export transito, e se possibile destinazione e provenienza». Risposta: picche. Ecco, se allora, meglio ancora prima di allora, il duo de Pascale/Barattoni si fosse fatto avanti con le Dogane, come del resto erano stati invitati a fare, la letterina avrebbe avuto un senso. Non è successo. Linda Maggiori ha dovuto presentare ricorso al TAR, vedersi parzialmente riconoscere la correttezza della richiesta, e affrontare il giudizio del Consiglio di Stato, a cui, a loro volta, le Dogane si sono rivolte per contrastare la decisione del TAR. A questo punto al magico duo era stato formalmente richiesto dall’avv.to Andrea Maestri di supportare la posizione di Linda Maggiori avanti il Consiglio di Stato.

Il 27 agosto un nutrito presidio sotto allo scalone municipale, organizzato dal Coordinamento no armi dal porto di Ravenna, di cui Ravenna in Comune è parte, ha richiesto espressamente il supporto delle Istituzioni nella battaglia giudiziale intrapresa in nome dei diritti di trasparenza di cui la cittadinanza è titolare. Invece di affiancare Linda Maggiori, la risposta, ridicola, è stata la letterina. Come detto all’inizio: un goffo tentativo di stornare la pressione e l’attenzione senza fare nulla di concreto. Per questo, a un mese di distanza, Ravenna in Comune dà evidenza al comunicato con cui Andrea Maestri sollecita le Istituzioni a dare un cenno di esistenza in vita. Lo riportiamo integralmente:

«UN SILENZIO ASSORDANTE

(e imbarazzante )

E’ passato 1 mese da quando il presidente della Regione Emilia-Romagna Michele de Pascale e il sindaco di Ravenna Alessandro Barattoni hanno scritto ufficialmente al direttore nazionale dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli per chiedere massima trasparenza sui dati relativi al transito di armamenti nei porti italiani.

Forse mi è sfuggito ma non se ne è più saputo nulla!

Hanno risposto ste benedette Dogane?

No?!

Ma va?!

E se hanno risposto, perché non viene informata l’opinione pubblica sul contenuto di quella risposta?

(e intanto noi l’8 ottobre davanti al Consiglio di Stato proveremo a difendere il diritto alla trasparenza dei cittadini ravennati e non solo, perché quella decisione, nel bene – come auspichiamo – o nel male – come temiamo, farà giurisprudenza su una materia delicatissima: la guerra, la pace, le armi, i diritti umani, la legalità e le sue eccezioni in nome degli affari e del potere)

PS c’è almeno un consigliere comunale (non oso pensare un assessore in giunta) che abbia il coraggio di porre questa semplice domanda? oppure un giornalista?».

Nel frattempo la cittadinanza è tornata a farsi sentire con una grande partecipazione all’assemblea aperta convocata da USB il 22 settembre per dire: No al traffico di armi e materiale bellico dal porto di Ravenna! Tra i tanti appassionati interventi Andrea Maestri non ha nascosto la delusione nei confronti delle istituzioni locali.

Come Ravenna in Comune, assieme al Coordinamento no armi dal porto di Ravenna, l’8 ottobre ci faremo sentire a Ravenna in concomitanza con la decisione del Consiglio di Stato. Per ora rilanciamo la domanda posta da Andrea Maestri ma, come noto, non siamo più nel Consiglio Comunale e spesso i nostri comunicati non vengono diffusi: da parte di chi siede in Consiglio Comunale e di chi appartiene agli organi di informazione c’è il coraggio di farla propria?

[nell’immagine: gli striscioni che hanno interpellato il Sindaco durante il presidio del 27 agosto]

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“Armi al porto, delusi dalle istituzioni”. L’allarme: “Si nasconde la verità”

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