
Oggi, 27 gennaio 2026, è il giorno della memoria che, come spiega la legge 177/2000 emanata più di un quarto di secolo fa, è stata stabilita “in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti”. Se sono passati quasi 26 anni dall’istituzione in Italia della giornata ed una ventina dalla nascita come ricorrenza internazionale, sono addirittura 81 gli anni trascorsi dall’evento che ne ha dato l’occasione: la liberazione del campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau da parte dell’Armata Rossa il 27 gennaio 1945.
Obblighi normativi a parte, la domanda se abbia ancora senso questa celebrazione è legittima. Da allora sono successe tante altre cose. Se per dimensione quello sterminio è ancora in cima alla classifica, si sono aggiunte un’infinità di efferatezze a carico della specie umana. Dunque la domanda di senso è ampiamente giustificata. Come fa a stare in piedi l’articolo 2 della legge? Dice che in questa giornata “sono organizzati cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in modo da conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinché simili eventi non possano mai più accadere”.
“Affinché simili eventi non possano più accadere”… Ma continuano invece ad accadere. Oggi, proprio oggi, sono gli appartenenti al popolo palestinese a subire “la deportazione, la prigionia, la morte” che hanno caratterizzato lo sterminio alla cui memoria è votata la giornata del 27 gennaio. E a rendersene responsabile è lo stato israeliano. Quello stesso stato che, nella legge costituzionale del 2018, si autodefinisce “lo stato nazione del popolo ebraico”. È infatti l’esercito israeliano, l’infame IDF, cui appartiene per tutta la vita la popolazione israeliana, e i cosiddetti coloni, cioè i terroristi che lo supportano nell’eradicazione della popolazione palestinese dai territori palestinesi occupati da Israele, a rendersi autore del genocidio palestinese.
No. Non è venuto meno il senso del giorno della memoria. Non è sbiadito il suo significato a causa di quello che ne è seguito e ne segue ancora oggi. La responsabilità di Israele nel genocidio palestinese non fa venir meno la necessità del giorno della memoria. Anzi, semmai l’accresce.
La giornata della memoria è quanto mai necessaria. Perché parla ad ogni tempo e ad ogni luogo. Ci ricorda che quanto accaduto può ricapitare, come infatti sta accadendo. Proprio a questo scopo è stata istituita. Per parlare al presente. Ci rammenta che per quanto feroce sia il trattamento riservato a chi abbraccia un ideale, una fede o condivide l’appartenenza ad una comunità, ciò non santifica tutti coloro che abbracciano lo stesso ideale, la stessa fede o appartengono alla stessa comunità, non li pone fuori dalla possibilità di rendersi responsabili dello stesso tipo di crimini. Il crimine del genocidio, come riconosciuto dalla Convenzione per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio (Adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite con Risoluzione 260 (III) A del 9 dicembre 1948 e a cui l’Italia ha aderito il 4 giugno 1952), non è una cosa del passato, la Shoah, e perciò irripetibile.
Per la convenzione, che ad oggi è stata ratificata da 153 Paesi tra cui Israele, costituiscono “genocidio”:
a) uccisione di membri del gruppo;
b) lesioni gravi all’integrità fisica o mentale di membri del gruppo;
c) il fatto di sottoporre deliberatamente il gruppo a condizioni di vita intese a provocare la sua distruzione fisica, totale o parziale;
d) misure miranti a impedire nascite all’interno del gruppo;
e) trasferimento forzato di fanciulli da un gruppo ad un altro.
Corti di giustizia internazionali, commissioni delle nazioni unite e tribunali nazionali riconoscono che tali comportamenti sono identificabili in quanto Israele ha compiuto e compie nei confronti della popolazione palestinese. Dunque gli ebrei che oggi concorrono al genocidio palestinese vanno considerati autori dello stesso crimine compiuto dai nazisti e dai fascisti che concorsero al genocidio ebraico.
Per Ravenna in Comune la giornata della memoria non è priva di senso se non si limita alla rievocazione ma rispetta il dettato normativo che l’ha istituita: “conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinché simili eventi non possano mai più accadere”.
Interrompiamo ogni legame con Israele. Facciamo di Israele il paria del mondo.
[nell’immagine: a sx prigionieri ebrei durante il genocidio del XX secolo: a dx prigionieri palestinesi durante il genocidio del XXI secolo]
#RavennainComune #Ravenna #porto #Israele #Palestina
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Genocidio di ieri, genocidio di oggi: il messaggio dell’ANPI per la Giornata della Memoria
