
A Ravenna non si sono tolti di mezzo i medicinali marcati TEVA dai banconi delle farmacie comunali. La pubblicità diffusa da Ravenna Farmacie e dal Comune di Ravenna si limita a garantire più informazione. In pratica dietro precisa domanda il farmacista è disposto a rivelare l’esistenza di farmaci di marche alternative se esistenti. Tutto qui. Come se non si fosse sempre fatto. Nonostante la israeliana TEVA sia complice del genocidio e dello sfruttamento coloniale dei territori occupati. Sarebbe questa la messa in opera del preciso «dovere verso le popolazioni vittima di massacri come quella palestinese nella striscia di Gaza» che il Sindaco, nel settembre di un anno fa, in una Ravenna attraversata da grandi manifestazioni che contestavano l’assenza di reazioni istituzionali al genocidio, rivendicava per «una città che si è sempre distinta per dialogo interculturale, per capacità di accogliere e insignita della Medaglia d’oro al valor militare della Resistenza»?
E allora, se questo è quanto tira fuori dal cappello il centrosinistra locale, perché stupirsi se il centrodestra nazionale si oppone perfino ad una sospensione parziale del mutuo accordo stipulato nel 2000 tra Unione Europea e Israele? Il suo fondamento è espresso già nelle premesse: «l’importanza dei legami tradizionali esistenti tra la Comunità, i suoi Stati membri e Israele, nonché i valori comuni che essi condividono». E quali sarebbero questi valori comuni? È l’articolo 2 a esplicitarlo: «il rispetto dei diritti umani e dei principi democratici»…
Conviene dunque andare a guardare cosa si nasconde sotto l’etichetta di questi valori comuni e in particolare come UE e Israele si impegnino nel rispetto di diritti umani e principi democratici. Il non rispetto di Israele per i diritti umani è ben noto e l’unità di misura è il genocidio. La sua esistenza come Stato si è concretizzata nella sostituzione etnica sin da prima della sua nascita ufficiale, visto che per tutto il secolo scorso è stato portato avanti il deliberato programma di insediamento di ebree ed ebrei da tutto il mondo a spese di chi già abitava la Palestina. È indubbio però che l’accelerazione intervenuta dall’autunno del 2023 ha superato tutta la storia precedente. L’apartheid e le norme che fanno funzionare un doppio regime di vita in quei territori esistevano comunque molto prima dell’avvio della distruzione di Gaza. Non ci soffermiamo su quanto ora è ben noto grazie alla comunicazione costante che le giornaliste e i giornalisti palestinesi hanno pagato con un prezzo altissimo di vite umane. Va però quanto meno sottolineato l’orizzonte coloniale in cui si muove Israele.
Interessa piuttosto confrontarsi sulla cosiddetta unica democrazia del medio-oriente, come si autopromuove Israele. Parliamo di una democrazia in cui è totalmente bloccata la possibilità di determinare un modello diverso da quello di sfruttamento. Una democrazia in cui l’esecutivo sta assorbendo o contrastando le prerogative del potere giudiziario. Una democrazia in cui la repressione violenta di chi contesta il potere è prassi. Una democrazia in cui il potere economico e la vita stessa sono sempre più intrecciati con l’establishment militare.
E allora, effettivamente, i valori di Israele sono confrontabili con quelli europei ed italiani. Dal colonialismo alla repressione, dalla democrazia bloccata all’escalation militare, sino all’apartheid nei confronti di chi non è europeo. Hanno proprio ragione: Israele e la Unione Europea e anche l’Italia per come è diventata condividono gli stessi valori comuni.
È tempo di prenderne atto e darci un taglio. Netto.
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