
Ci sono due Stati, tra i tanti, che sono in guerra tra loro da molti anni. Appartenendo entrambi ad aree geografiche più vicine all’Italia rispetto ad altri conflitti comprensibilmente questa guerra desta maggiore preoccupazione di altre. Per questo motivo è altrettanto comprensibile che questa attenzione, oltre agli aspetti umanitari, riguardi anche la geopolitica. Non avrebbe molto senso, invece, un apprezzamento etico dei comportamenti assunti da questi Paesi nel corso del loro conflitto se non fosse che l’Unione Europea ha deciso che uno dei due era quello “buono” con cui schierarsi. A seguito di questa decisione i 27 Paesi che compongono la UE, stando ai dati forniti dalla Commissione a fine 2025, hanno fornito al Paese “buono” 176 miliardi di euro come sostegno finanziario e militare. A questi vanno aggiunte le spese a favore di chi è scappato dal Paese “buono” rifugiandosi all’interno della UE: altri 155 miliardi di euro. Per il 2026 Bruxelles ha poi stanziato ancora 45 miliardi di euro, di cui 16,7 miliardi per il sostegno finanziario e 28,3 miliardi per il sostegno militare. E ne ha destinati altri 45 miliardi per il 2027. In teoria si tratta di prestiti, ma solo in teoria, dunque i singoli Stati della UE si devono accollare questi costi oltre a far fronte ad altri impegni direttamente assunti nei confronti del Paese “buono”. Tutte risorse sottratte alle rispettive cittadinanze e ad altre situazioni critiche nel mondo, che non mancano: basti pensare alle tante vittime di Israele, solo per fare un esempio, che dalla UE e dall’Italia ricevono solo ceffoni.
In considerazione del peso dell’intervento UE e di conseguenza Italiano, si spiega l’attenzione che dovrebbe ricevere il comportamento dello Stato “buono” sotto il profilo etico. Non è che ci si guardi un granché ma noi qui lo faremo lo stesso. Ovviamente non presteremo attenzione alle accuse del Paese con cui lo Stato “buono” è in conflitto, ma alle sole notizie provenienti dal campo dei Paesi sostenitori dello Stato “buono”. Dallo stesso “buon” Paese ci viene rivelato che gran parte dei soldi inviati viene intascato da chi se ne approfitta indebitamente. Le accuse di corruzione riguardano prima di altri proprio i vertici dello Stato. Dalle rivelazioni dell’Intelligence USA sappiamo poi che in quel Paese la guerra chimica, per quanto proibita dai trattati internazionali, è una sgradevole realtà: vi sono infatti 40 biolaboratori con depositi di patogeni letali (tra cui antrace, Ebola e peste suina) pronti all’uso. Dalla Polonia abbiamo invece conferma del nazifascismo dilagante: ad esempio sono appena stati nominati “eroi della Nazione” i collaborazionisti dei nazisti che sterminarono oltre 100mila fra polacchi ed ebrei durante la Seconda guerra mondiale. Dalla Germania siamo invece messi a conoscenza dell’attività terroristica compiuta verso infrastrutture dei Paesi alleati: è ad esempio in corso il procedimento per la distruzione dei gasdotti Nord Stream. Così come l’Interpol ha puntato il dito verso quel Paese a seguito del recente attentato di Monaco. A Riga è caduto il Governo in carica quando i cieli della Lettonia sono stati coinvolti nella guerra in quanto attraversati da droni armati del Paese “buono”. Da ormai 4 mesi una nave metaniera, l’Arctic Metagaz, è alla deriva nel Mediterraneo. Al momento in cui era stata colpita da un drone del Paese “buono” aveva “in pancia” la merce che doveva scaricare in Asia (ossia 60mila tonnellate di gas naturale liquefatto), il combustibile (900 tonnellate di heavy fuel oil), nonché oli lubrificanti, pitture e solventi di vario genere in abbondanza. Come a suo tempo spiegava Piero Angela, «quello della metaniera, che si spezza vicino alla costa, viene definito il peggior scenario “energetico” possibile. Cioè l’incidente più catastrofico immaginabile fra tutte le fonti energetiche». E non è un caso unico: lo scorso anno mentre era nel porto di Savona una petroliera, la Seajewel, è stata deliberatamente colpita dal Paese “buono”.
Si potrebbe continuare con altri esempi ma dal contesto sarà ormai chiaro anche ai più distratti che stiamo parlando dell’Ucraina. Un Paese che, come correttamente riporta Marco Travaglio su Il Fatto Quotidiano (“Parliamo di Masha e Orso”, 4 luglio 2026), ricambia denaro, aiuti, solidarietà politica, armi e ospitalità ai rifugiati con le «scorribande di terroristi di Stato ucraini in Europa (Italia inclusa) per far esplodere gasdotti e petroliere, assassinare politici, blogger, dissidenti, oligarchi sgraditi al regime, inscenare operazioni sotto falsa bandiera russa per trascinarci nella terza guerra mondiale».
Come Ravenna in Comune abbiamo preso atto dei continui appelli del Capo dello Stato al rispetto della legalità internazionale rivolti solo al Paese che l’UE ha individuato come “cattivo”, ossia la Russia. È evidente che, anche in Italia, anche per le più alte cariche dello Stato, l’etica si misura con due pesi distinti a seconda del “soppesato”. La legalità internazionale e lo sguardo etico non dovrebbero però essere condizionati dalle opportunità politiche ma misurati in base al diritto senza riguardi per nessuno. Ma se, al di là delle parole, queste cose non interessano veramente, si guardi almeno all’interesse nazionale ed europeo, quello che teoricamente accomuna sia gli autodichiarati sovranisti del centrodestra che gli europeisti del centrosinistra. E mentre si finanzia allegramente la guerra degli Ucraini, gli appelli al rispetto dei diritti umani, ai trattati, alle convenzioni e anche alla decenza si incomincino a rivolgere anche a quel “buon” Paese. Abbiamo la certezza che, non bastassero gli appelli, la sola minaccia del taglio dei fondi darebbe un’importante spinta al rinnovamento etico dell’Ucraina di cui, per prima, beneficerebbe proprio la popolazione di quel “buon” Paese. Senza contare che l’effettivo taglio dei finanziamenti darebbe un notevole contributo anche al raggiungimento della pace e al rispetto dell’articolo 11 della nostra Costituzione…
#RavennainComune #Ravenna #Ucraina #Russia #Europa
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Parliamo di Masha e Orso
Ricordate le armi di distruzione di massa di Saddam? Gli ispettori Onu le cercarono per mesi, ma non le trovarono perché non esistevano. Eppure Colin Powell ne esibì una provetta (col piscio del suo gatto) e tutti finsero di credergli. Risultato: guerra illegale all’Iraq, 600mila morti. Ora Tulsi Gabbard, capo uscente della Direzione intelligence Usa (che unisce le 18 agenzie di spionaggio, dalla Cia in giù), ha desecretato i report su 120 laboratori biologici costruiti e tuttora finanziati dal suo Paese in 30 Stati alleati: oltre 40 sono in Ucraina e conservano agenti patogeni letali (in quello di Kharkiv ci sono antrace, Ebola e peste suina). Mosca lo denunciava da anni, Washington smentiva, la stampa al seguito rideva: “propaganda putiniana”. Ora che ci sono le prove, ha smesso di ridere, ma anche di scrivere (a parte Newsweek, che ha chiesto lumi allo staff di Biden, senza riceverne neppure un “no comment”). Sulle false armi di distruzione di Saddam abbiamo fatto una guerra, su quelle vere di Zelensky&C. tutti tacciono. Così come sulle scorribande di terroristi di Stato ucraini in Europa (Italia inclusa) per far esplodere gasdotti e petroliere, assassinare politici, blogger, dissidenti, oligarchi sgraditi al regime, inscenare operazioni sotto falsa bandiera russa per trascinarci nella terza guerra mondiale. Se qualcuno parlasse, ce ne sarebbe a iosa per smettere di finanziare e armare Kiev e di vaneggiare del suo ingresso nell’Ue, ma anche per far scattare l’articolo 5 Nato contro questa minaccia permanente alla sicurezza di tutti noi europei.
La Polonia inizia a capire chi rischiamo di metterci in casa, ora che Zelensky – ormai in mano ai fascionazionalisti di casa sua – ha promosso a “eroi” i collaborazionisti dei nazisti che sterminarono oltre 100mila fra polacchi ed ebrei durante la Seconda guerra mondiale: Varsavia gli ha revocato un’alta onorificenza. E, dopo l’attentato a Montecarlo della killer ucraina che scorrazza impunita per l’Europa, potrebbe rinsavire pure la Francia. Ma gli altri fischiettano o estraggono armi di distrazione di massa. In mancanza di droni russi freschi e di nuove cartelle cliniche di Putin, il ministro degli Esteri estone Margus Tsahkna dichiara guerra a Netflix perché trasmette il cartoon russo Masha e Orso, che “fa parte del soft power del Cremlino con messaggi filorussi e militaristi ai bambini, normalizzando l’aggressione all’Ucraina”. E la Polizia ucraina chiede all’Ue di sanzionare il cartone animato perché, visto il successo, “genera indirettamente entrate economiche per la Russia”. In attesa del pronto intervento di Von der Leyen e Kallas, c’è un solo modo per salvare milioni di infanti dal diabolico influsso di Masha e Orso: una gita scolastica al biolaboratorio di Kharkiv.
