IL NUCLEARE E’ FASCISTA – COSE FUORI DAL COMUNE

Pochi giorni fa è stato festeggiato l’ottantesimo anniversario della Repubblica. Il 2 e 3 giugno del 1946 la maggioranza degli Italiani votò infatti per abrogare la monarchia che era la forma di Stato che sino ad allora aveva adottato il nostro Paese sin dalla proclamazione del Regno d’Italia il 17 marzo 1861.

Proviamo a fare uno sforzo di immaginazione. Immaginiamoci che nel 1970 su proposta governativa il Parlamento avesse approvato la reintroduzione della monarchia. Sarebbe stato l’equivalente di un colpo di Stato, sicuramente si sarebbe urlato all’attentato alla democrazia, la popolazione sarebbe scesa nelle strade, forse ci sarebbero stati scontri, morti, feriti e forse sarebbe scoppiata la rivoluzione. Oppure no. Invece che con la violenza la reazione popolare avrebbe potuto essere di contrasto democratico. Magari si sarebbero raccolte le firme necessarie a un nuovo referendum. Che sarebbe finito con lo stesso risultato del precedente. E la monarchia sarebbe stata nuovamente respinta.

Continuiamo con l’immaginazione. Immaginiamo che, dopo soli quindici anni dal nuovo referendum (e neanche quaranta dal primo) un nuovo governo ci riprovasse. E, di nuovo, con il voto di un parlamento non rappresentativo della volontà popolare, reintroducesse la monarchia. Si dovrebbe rifare tutto da capo ancora? Rivoluzione o referendum? E per quante volte ancora andrebbe avanti il giochino? Fino a prendere per stanchezza il popolo?

La finiamo qui. Tanto è stato solo un giochino, no? Tutte fantasie, no? No.

Basta sostituire il quesito sulla monarchia con quello sul nucleare cha ci ritroviamo di fronte a quanto sta succedendo in queste ore. Nel 1987 l’Italia è uscita dal nucleare perché così ha deciso il popolo dopo che il parlamento su istruzioni del governo di turno aveva imboccato la strada delle centrali a fissione nucleare. È però accaduto che il popolo abbia di nuovo dovuto rimboccarsi le maniche perché un nuovo governo e nuovo parlamento avevano creduto di poter imporre nuovamente la fissione nucleare ad un Paese che non ne voleva sapere. È accaduto nel 2011. Ora siamo nella situazione che abbiamo immaginato all’inizio di questo scritto: ma non è una fantasia. È un incubo antidemocratico. Un nuovo governo sta nuovamente facendo votare dal parlamento la reintroduzione della fissione nucleare. Dopo che già per due volte il popolo ha detto “no”. Sarebbe il terzo tentativo di ribaltare la volontà popolare in neanche 40 anni.

Raccontano che ora è tutto diverso, che il nucleare è sicuro, economico, veloce, facile da introdurre… Sembra la pubblicità di una supposta. Ma non è vero. Le uniche centrali nucleari esistenti al mondo nel 1987 erano a fissione esattamente come quelle del 2011. E oggi è lo stesso. Parliamo di una tecnologia che richiede dipendenza dall’estero, comporta rischi enormi, alti costi, tempi lunghi e continua a presentare problemi non risolti correlati alla radioattività di materiali, siti, rifiuti e impianti. Andrebbe ricordato che la SOGIN non ha ancora completato nemmeno lo smantellamento delle centrali realizzate prima del referendum del 1987!

Chi ha in sprezzo la democrazia e le scelte del popolo sovrano è un fascista. Fermare la deriva nucleare nel nostro Paese non è solo una questione di scelte energetiche. È questione di democrazia! Tentare per l’ennesima volta di imporre alle Italiane e agli Italiani l’energia nucleare equivale ad un colpo di stato fascista. Difendiamo la democrazia italiana. No al nucleare! 

[nell’immagine: Le operazioni di smantellamento della centrale nucleare di Caorso, fermata dal referendum del 1987, oggi sono ancora al 50%. Le barre di combustibile in uranio sono state rimosse tra il 2007 e il 2010 e inviate in Francia per essere trattate. Nel reattore ci sono ancora 137 barre di controllo in boro altamente radioattive. Una stima ottimistica fissa al 2040 la fine del decommissioning. Siamo in Emilia ad appena 200 km da Ravenna]

#RavennainComune #Ravenna #nonuke

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La Camera approva la legge delega sul nucleare, 155 i sì. Pichetto: ‘Primi reattori operativi nel 2034-2035’

Il provvedimento passa ora al Senato, il via libera definitivo prima dell’estate

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