
L’Autorità Portuale ha diffuso i dati delle movimentazioni portuali nel primo quadrimestre. Si dà conto di 9.267.056 tonnellate entrate/uscite dal porto tra gennaio e aprile 2026 con un incremento di 505.825 tonnellate rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Tuttavia i dati continuano ad essere falsati dalla inclusione impropria di quanto movimentato attraverso il rigassificatore di Punta Marina. Come è possibile osservare nella planimetria acclusa, gli scarichi effettuati davanti a Punta Marina non intercettano in alcun momento le attività portuali. Però, come evidenziato nel report diffuso dall’Ente Porto, la quota di prodotti petroliferi che, stando alle statistiche, nel primo quadrimestre ha superato quella dello scorso anno è stata pari a 361.927 tonnellate (+37,1%), con il prevalente contributo proprio del rigassificatore. Dedotto tale contributo la differenza resterebbe positiva ma verrebbe riassorbita nell’intervallo delle oscillazioni che caratterizzano ogni anno le attività portuali. Osservando le anticipazioni fornite dall’AdSP per il mese di maggio, il risultato viene confermato: è previsto un incremento del 66,4% per i prodotti petroliferi rispetto allo stesso mese del 2025. È giusto ricordare che il primo carico commerciale è stato accolto dalla BW Singapore l’11 giugno 2025.
Non si tratta di essere pignoli quanto di avere un quadro chiaro della situazione: ad oggi le centinaia di milioni di euro di lavori, i milioni di metri cubi di materiale dragato, il chilometro e passa di nuove banchine realizzate, hanno avuto un sicuro impatto sulle risorse pubbliche e sull’ambiente ma non hanno rappresentato una differenza sostanziale quanto ad incremento dei traffici portuali. In altri termini se si considera l’incremento del traffico in porto come indicativo della prospettiva di ricadute positive sul lavoro portuale e sui redditi dei lavoratori del porto, ad oggi questo non è intervenuto. Come abbiamo già avuto modo di rilevare nell’ultimo decennio le movimentazioni del porto sono oscillate sempre tra 25 e 27 milioni di tonnellate (salvo che per l’anno 2020 condizionato negativamente dalla pandemia).
Quello che è certo è invece il contributo dato dal rigassificatore rispetto ai conti di SNAM che lo gestisce. Nella relazione trimestrale 2026 la società riconosce che «l’aumento dei volumi rigassificati è attribuibile principalmente all’impianto FSRU di Ravenna (+0,63 miliardi di metri cubi rigassificati; 6 discariche da navi metaniere), non operativo nel primo trimestre 2025». Aggiunge inoltre che l’incremento dei ricavi registrato tra gennaio e marzo 2026 rispetto allo stesso periodo del 2025 (quantificato in 29 milioni di euro), lo si deve in gran parte al «contributo del terminale FSRU di Ravenna, entrato in esercizio a maggio 2025 (+18 milioni di euro)».
Se SNAM ci guadagna, cosa si porta a casa invece Ravenna dall’operazione rigassificatore? In attesa che vengano approfonditi i monitoraggi si registra un aumento della cosiddetta sindrome della Tartaruga Debilitata (Dts) che, secondo i dati raccolti dalla Fondazione Cetacea di Riccione, è coinciso con l’entrata in funzione di tre rigassificatori: Porto Viro (Rovigo, 2009), Krk (Croazia, 2021) e, appunto, Ravenna (giugno 2025). L’utilizzo di impianti a ciclo aperto richiede l’aspirazione di acqua di mare, il trattamento con cloro per evitare incrostazioni nelle tubazioni e nelle infrastrutture, l’utilizzo nel processo di rigassificazione e poi la reimmissione in mare. Visivamente compaiono grandi masse di schiume superficiali. Le tartarughe ingeriscono questa miscela, soprattutto gli esemplari più giovani, che si alimentano in superficie seguendo le correnti e intercettando tutto ciò che il mare trasporta, inclusi residui organici e sostanze chimiche. Il danno non è immediato ma progressivo: alterazione della flora batterica intestinale, indebolimento del sistema immunitario, squilibri metabolici. L’animale rallenta, si indebolisce fino a manifestare i segni osservati nei recuperi. Quando il bisturi apre il piastrone di una Caretta Caretta deceduta, gli organi appaiono quasi bianchi.
Va aggiunta anche questa vicenda ai rischi esplosivi che comporta il traffico di GNL: «l’incidente più catastrofico immaginabile fra tutte le fonti energetiche» come lo descriveva Piero Angela. E poi l’aggiunta di emissioni di CO2 al già consistente contributo fornito da Ravenna. Non manca il pericolo rappresentato da attentati terroristici, visto che negli scenari di guerra attuali sia metaniere russe che statunitensi sono attraccate al rigassificatore. Infine la diga di protezione in costruzione: un chilometro di cemento in mezzo al mare che porterà con sé inevitabilmente effetti erosivi.
Ravenna in Comune consiglia dunque l’Autorità Portuale a tenere ben distinti rigassificatore e porto. Ma se proprio proprio non riesce ad evitare di aggiungere gli scarichi delle metaniere ai traffici portuali, allora dovrà pur farsi carico anche delle conseguenze negative apportate dalla BW Singapore. In attesa di scoprire a fine 2026 se il miliardo e passa speso per il rigassificatore e le centinaia di milioni investiti nel nuovo porto abbiano finalmente portato qualcosa di positivo anche alla comunità ravennate.
[nell’immagine: gli scarichi effettuati davanti a Punta Marina non intercettano in alcun momento le attività portuali]
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Porto, ok i primi 4 mesi. Volano i prodotti petroliferi
