CAMPAGNE DI GUERRA E DI STAMPA

Sabato 28 febbraio USA e Israele hanno iniziato gli attacchi contro l’Iran con bombardamenti che già nelle prime ore assassinavano leader politici, militari e religiosi e tantissimi civili, tra cui le bambine della scuola elementare di Minab. Il giorno dopo tutta la stampa ovviamente era dedicata al tema. Il Giornale titolava: «Liberi dal male». E da allora la guerra, con un punto di vista filo-occidentale da “scontro di civiltà”, non ha abbandonato le prime pagine nell’ambito di una campagna di stampa, che sa tanto da preparazione all’inevitabilità di una guerra anche per noi Italiane e Italiani.

Molto prima di allora era iniziata però un’altra guerra e un’altra campagna stampa. Sempre in prima fila Il Giornale del 15 febbraio sparava: «Il sistema Ravenna: una rete di medici pro clandestini. Nel mirino le chat. Certificati falsi per liberare i migranti nei CPR. Si allarga l’inchiesta della Procura». La guerra è quella ai medici, che non si limitano ad apporre il timbro di idoneità alla richiesta di certificare le condizioni dei prigionieri che la polizia gli porta davanti, prima di internarli nei lager italiani chiamati CPR. Da allora la campagna di stampa dei due quotidiani locali non ha mai perso un giorno. Uno stillicidio di notizie, intercettazioni, indiscrezioni, verità di Polizia, imbastite attorno alla parola d’ordine già anticipata il 15 febbraio da Il Giornale: c’è un sistema Ravenna che impedisce di garantire la sicurezza della cittadinanza e lascia liberi stranieri stupratori e criminali.

Lo schema è lo stesso portato avanti nell’altra guerra e nell’altra campagna di stampa: quella che ci sta accompagnando al referendum. Lì invece dei medici sono i magistrati nel mirino ma l’accusa è la stessa e la pronuncia direttamente la Presidente del Consiglio: «Se la riforma sulla Giustizia non passa stavolta, molto probabilmente noi non avremo un’altra occasione. E allora ci ritroveremo correnti ancora più potenti, magistrati ancora più negligenti che fanno carriera, decisioni ancora più surreali sulla pelle dei cittadini, che incideranno sulla vostra vita ogni giorno. Immigrati illegali, stupratori, pedofili, spacciatori rimessi in libertà che mettono a repentaglio la vostra sicurezza. Antagonisti che devastano le vostre stazioni senza alcuna conseguenza giudiziaria. Milioni di euro risarciti per ingiusta detenzione o spesi per processi mediatici e inutili che vengono pagati con i proventi delle tasse. Figli che vengono strappati alle madri perché i giudici non condividono il loro stile di vita se vivono in un bosco, quando nessuno dice o fa nulla di fronte alla realtà di bambini mandati a rubare o a fare accattonaggio».

E la guerra guerreggiata cosa c’entra con tutto questo? A spiegarlo è ancora una volta il direttore de Il Giornale ieri sulla pagina fb del quotidiano: «Da una parte ci sono le democrazie dove vige il diritto moderno. Dall’altra, una serie di Stati canaglia di traballante civiltà giuridica. Nei paesi di diritto avanzato, i magistrati che giudicano non sono colleghi dei magistrati che accusano. Mentre giudici e pm vanno a braccetto, oltre che in Italia, in paesi che è difficile considerare culle del diritto. Iran, Iraq, Russia, Cina, Corea del Nord, Algeria. In vista del referendum del 22-23 marzo il Giornale ha scelto da che parte stare. E non è quella delle dittature».

C’è un denominatore comune che si chiama “repressione” e che sta dietro alla svolta autoritaria impressa alla Repubblica Italiana, che si muove all’interno di quello che non è il sistema Ravenna, ma dell’Occidente intero. Ravenna in Comune richiama il rispetto del diritto internazionale sia quando riguarda il Venezuela, che Cuba, che l’Iran. Ravenna in Comune sta dalla parte di chi non obbedisce sull’attenti, dimentico del proprio ruolo, che si tratti di magistrati, giornalisti, medici ma anche lavoratori delle imprese di armamenti, delle dogane, delle autorità portuali, delle compagnie portuali, ecc. ecc.

Oggi a Roma sfila il corteo per il No Sociale al Referendum del 22 e 23 marzo. Si tratta di una manifestazione per ribadire la necessità di un No costituzionale, un No contro le politiche securitarie, un No alla guerra. Si tratta di un No per la democrazia, per la giustizia uguale per tutti, per il diritto di dissentire. Se il centrodestra vuole fascistizzare l’Italia, il centrosinistra è agente della repressione sul territorio. Centrodestra e centrosinistra sono uniti nel sostegno alla guerra. Il No sociale vuole unire in una lotta che non si ferma al referendum.

Ravenna in Comune invita a votare No il prossimo 22 e 23 marzo. Un primo passo verso la ricostruzione democratica a Ravenna, in Italia, nel mondo.

#RavennainComune #Ravenna #guerra #referendum

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Corteo per il No sociale al referendum

Fonte: il manifesto del 12 marzo 2026

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