LA LOTTA CONTINUA ANCHE DOPO IL 13 MARZO

Oggi è il 13 marzo, l’anniversario di una delle due più gravi stragi di lavoratori a Ravenna. Oggi si ricorda quella del 13 marzo 1987 nei cunicoli della Elisabetta Montanari «dove possono camminare e vivere solo i topi» come disse al funerale l’allora vescovo di Ravenna. Il 25 novembre si rinnova la memoria dell’altra strage, quella dell’elicottero precipitato nel 1990. 13 morti entrambe le volte. Un numero così alto non si è più ripetuto. Più correttamente bisognerebbe dire che non si è più ripetuto tutto in una volta. Perché se guardiamo ai dati forniti dall’Osservatorio permanente sugli infortuni e sulle malattie professionali in Emilia-Romagna realizzato dalla CGIL regionale, scopriamo che in provincia di Ravenna lo scorso anno sono state denunciate all’Inail 9 morti su lavoro. Una in più che nell’anno precedente. Dal 1° gennaio 2019 al 31 dicembre 2025 secondo l’Inail i morti, più correttamente gli omicidi, sono arrivati a quota 75! Non siamo ancora a 13 morti all’anno ma ci siamo vicini con una media di 10,71. E, come giustamente precisa il rapporto della Cgil: «Va inoltre ricordato che i dati di questa analisi non includono il lavoro irregolare e le figure con altra copertura diversa da INAIL, escludendo di fatto una parte significativa di lavoratrici e lavoratori, spesso impiegati nei settori più esposti al rischio. Questo significa che il numero reale delle morti sul lavoro è ancora più alto di quanto emerga dalle statistiche ufficiali».

Il dato degli esiti mortali, inoltre, è solo la punta di quell’iceberg composto dai corpi di quante e quanti hanno subito un danno fisico mentre lavoravano. A Ravenna, sempre considerando che si tratta di un dato sottostimato per le ragioni appena viste, le denunce all’Inail di un infortunio su lavoro nel 2025 sono state 7.155. E non si tratta di un dato in via di riduzione: c’è stato un aumento del 2% di denunce rispetto al 2024. Vuol dire che ogni giorno una ventina tra lavoratrici e lavoratori rischia la morte. Tra tutti i settori lavorativi, quelli in cui è più probabile un esito mortale sono agricoltura, logistica, costruzioni e artigianato.

I 13 lavoratori che ricordiamo oggi, assassinati dai fratelli Arienti, proprietari del cantiere navale Mecnavi che si affacciava sulla Piallassa Piombone, appartenevano al settore portuale: Filippo Argnani, Marcello Cacciatore, Alessandro Centioni, Gianni Cortini, Massimo Foschi, Marco Gaudenzi, Domenico Lapolla, Mosad Mohamed Abdel Hady, Vincenzo Padua, Onofrio Piegari, Massimo Romeo, Antonio Sansovini, Paolo Seconi. E sono stati tanti i lavoratori morti all’interno del porto in questi anni. Nella lunga fila di giovani e meno giovani ricordiamo Giuseppe Zuccoli, di 67 anni, la vittima sacrificata lo scorso anno, il 16 ottobre 2025, in un piazzale della Sapir. Il Sindaco Alessandro Barattoni commentò: «Accadeva ieri e continua a succedere oggi: per questo, se prevenzione e protocolli non riescono ad azzerare i rischi, tutti noi, a partire dalle istituzioni pubbliche, dobbiamo fare un salto di qualità nell’affrontare il tema della sicurezza sui luoghi di lavoro». È quasi un anno che abbiamo una nuova Giunta e un nuovo Sindaco: dov’è stato il salto di qualità?

Oggi ci ritroviamo un rito uguale a quello di tutti gli anni che è una presa in giro: corone e retorica sullo scalone di Palazzo Merlato. Lasci perdere il Sindaco le storie sul salto di qualità: non accadrà nulla di nuovo durante il suo mandato. Si tratta dello stesso Barattoni che, segretario del PD, commentava così la notizia della morte di Bujar Hysa, vittima sacrificata dentro Marcegaglia cinque anni fa, il 15 luglio 2021: «Tutti dobbiamo sentirci coinvolti rispetto ai controlli che servono per assicurare il rispetto delle regole, al miglioramento dell’organizzazione e alla necessaria formazione per i lavoratori e per i datori di lavoro. Questo bollettino di guerra è inaccettabile per una società civile. Tutti dobbiamo fare la nostra parte perché non accada più». Quale parte ha fatto? Quale intende fare?

Non è stato il destino infame a pretendere in sacrificio la vita di quei 13 lavoratori. E lo stesso vale per Giuseppe, Bujar e le altre vittime. Sono stati i padroni ad assassinarli per «il guadagno, il successo, la riuscita, la propria gratificazione» scambiati, come disse allora Tonini, con «quell’attenzione all’onestà che gli stessi atei della nostra Romagna hanno conservato come tesoro prezioso da trasmettere ai propri figli». Onestà, intesa come rispetto delle regole poste a tutela della vita, di cui gli “imprenditori” romagnoli sono stati lieti di sbarazzarsi come di un inutile gravame. Padroni che hanno complici nelle Istituzioni.

E allora non cambierà niente finché i Sindaci stringeranno la mano ai fratelli Marcegaglia come se nulla fosse; se non gli verrà neanche in mente di chiedere le dimissioni di quei vertici di Sapir nominati dallo stesso Comune; se, insomma, l’attenzione alla sicurezza sul lavoro resterà in secondo piano, ma forse anche molto più in basso, rispetto a tutto il resto… I morti sono morti e gli affari sono affari.

Per Ravenna in Comune non è così. Non lo è mai stato e non lo sarà mai. Denunciamo ad alta voce come sempre abbiamo fatto l’irrilevanza in cui è tenuta la salute di chi lavora rispetto agli interessi di chi ne sfrutta il lavoro. Centrodestra e centrosinistra poco o nulla cambia in ciò. Ma Ravenna ha un’amministrazione di centrosinistra e perciò è al centrosinistra che ci rivolgiamo: cosa state facendo per dimostrare che siete diverse e diversi dal governo nazionale (di cui peraltro per anni avete fatto parte)?

La nostra lotta per il lavoro in sicurezza continua anche dopo il 13 marzo.

[La lapide commemorativa della strage compiuta dagli Arienti all’ingresso del Comune]

#RavennainComune #Ravenna #13marzo 1987 #Mecnavi #ElisabettaMontanari #infortuni #lavoro

__________________

Tragedia Mecnavi, per non dimenticare

Fonte: il Resto del Carlino del 12 marzo 2026

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.