
Guardiamoci attorno per favore.
Nelle ultime ore la Polonia, il quinto Paese UE per popolazione, è precipitato in una gravissima crisi per quello che appare un golpe. Spiega l’ANSA che «Da settimane, il governo di Tusk cerca di rimuovere i giudici della Corte, nominati dal precedente esecutivo a guida Pis, rimasto al potere dal 2015 al 2023. La Corte si è spesso espressa a favore della legislazione polacca rispetto al diritto dell’Unione europea; per questo, l’Ue ha accusato la massima istanza giudiziaria polacca di essere troppo vicina al potere politico nazionalista dell’epoca». Per questo l’altro ieri Tusk, già presidente del Consiglio Europeo, si è attribuito poteri di cui costituzionalmente non dispone e ha fatto destituire presidente e vicepresidente della Corte Costituzionale da una giudice. Dopodiché ha fatto circondare l’edificio della Corte dalla polizia, costringendo il capo dello Stato ad invertire il volo che lo stava conducendo in visita ufficiale in Senegal. Quindi ha oltrepassato la barriera della polizia condannando quello di Tusk come «una violazione dell’ordine costituzionale della Repubblica di Polonia e l’occupazione con la forza di un organo costituzionale dello Stato». A sua volta Tusk in un messaggio alla Nazione ieri notte ha dichiarato che «Uno Stato democratico deve essere forte e capace di far rispettare la giustizia». Si susseguono proteste e manifestazioni da parte della popolazione contro il golpe. Intanto la Polonia, che ha già il più numeroso esercito nella UE, sta destinando consistenti risorse al riarmo e fonda sempre più sul riarmo la propria economia.
In Francia, il secondo Paese UE per popolazione, le manifestazioni della popolazione si susseguono. La polizia è estremamente violenta anche nei confronti di minori. Si avvicina il termine del mandato del presidente della Repubblica, Macron, che ha amministrato il Paese in questi anni con governi privi della maggioranza dei rappresentanti in Parlamento. Macron però se ne è fregato e ha imposto decisioni impopolari, come la riforma delle pensioni, senza farle votare dai parlamentari. Crisi economica, crisi sociale e crisi di bilancio si sommano. Però la Francia ha il secondo esercito UE per dimensioni e si sta pesantemente riarmando anche nel numero di testate nucleari fregandosene delle risorse che sottrae al welfare.
In Germania, primo Paese UE per popolazione, si susseguono le manifestazioni di protesta della popolazione. Sono fronteggiate con una violenta repressione. Il Cancelliere Merz è ai minimi storici di gradimento: 9 tedeschi ogni 10 se ne vorrebbero sbarazzare. Il Governo è stato formato dalla coalizione guidata da Merz, la CDU/CSU e dal partito che l’aveva contrastata durante le elezioni, l’SPD. Alla faccia delle dichiarazioni elettorali di alternatività. La crisi economica si fa sentire. Persino la Volkswagen ha annunciato licenziamenti e chiusure di stabilimenti. In “compenso” investe sul militare. A questo proposito la Germania ha il terzo esercito UE per dimensioni, si sta riarmando pesantemente ed ha appena introdotto la leva obbligatoria.
Il Regno Unito, se fosse ancora nella UE, sarebbe il secondo Paese per popolazione. Anche qui si susseguono le manifestazioni di protesta. Anche qui spicca la violenza della repressione. Si aggiunge la messa fuori legge di organizzazioni che nulla hanno di violento ma sono additate come terroristiche. Palestine Action è stata dichiarata organizzazione terroristica dopo che alcuni suoi membri hanno dipinto di rosso un aereo militare. Ne consegue l’arresto di chiunque si dichiari sostenitore dell’organizzazione. Vecchi, donne, ragazzi sono stati pertanto incarcerati. Il primo ministro che aveva vinto le elezioni, Starmer, è stato rovesciato dal suo partito, il Labour, e sostituito da un altro componente dello stesso partito, Burnham, che aveva promesso un cambio di politiche che non sta avvenendo. Prima di loro dal 2015 si erano avvicendati allo stesso modo altri cinque primi ministri, dei Conservatori. Anche in quel caso la promessa non mantenuta era di cambiare la politica di chi avevano sostituito. Il Regno Unito affronta una pesante stagnazione da quando si è separata dalla UE. In “compenso” attua una convinta politica di riarmo per quello che, se fosse ancora nella UE, sarebbe il terzo esercito europeo. Anche il Regno Unito investe sull’incremento delle proprie testate nucleari.
Infine l’Italia, terzo Paese UE per popolazione e quarto per dimensioni delle forze armate, in profonda crisi economica, politica e sociale. Le manifestazioni si susseguono anche nel nostro Paese e anche in Italia il confronto da parte delle forze dell’ordine è estremamente violento. La Presidente del Consiglio attacca in continuazione il potere giudiziario poiché non si sottomette con prontezza alle politiche dell’Esecutivo. Ultimo, solo in ordine di tempo, il caso Siher, condannato da Meloni e rilasciato per insussistenza delle prove a suo carico dal GIP. Il Governo ha attuato un imponente pacchetto repressivo tutto costruito su decreti legge che avrebbero richiesto situazioni emergenziali ed urgenza: Decreto Anti-rave party (DL 162/2022, convertito in L. 199/2022), Decreto Cutro (DL 20/2023, convertito in L. 50/2023), Decreto Caivano (DL 123/2023, convertito in L. 159/2023), Decreto Sicurezza I (DL 48/2025, convertito in L. 80/2025), Decreto Sicurezza II (DL 23/2026, convertito in L. 95/2026) e il Decreto Anti-maranza 190/2026 in attesa della conversione in Legge. In pratica il Parlamento, su cui si fonda il nostro sistema costituzionale, non serve più a niente se non a ratificare le decisioni del Governo. Quest’ultimo, avvicinandosi le elezioni per il rinnovo del Parlamento, ha reso impossibile la presentazione alle elezioni di nuove formazioni politiche “fuori dal giro”. D’ora in avanti occorrerà più di mezzo milione di firme per poter far comparire sulla scheda una nuova lista non presente già in Parlamento. Quante ne occorrono per presentare un referendum! D’altra parte degli elettori al partito con le radici ben piantate nel fascismo della premier non importa un fico secco. Il ministro della Difesa Crosetto, fondatore di Fratelli d’Italia, ha dichiarato alla BBC che «non si può cedere all’opinione pubblica quando si pensa che l’opinione pubblica stia sbagliando». E lo spiega: «La maggioranza dell’opinione pubblica è contro gli aiuti all’Ucraina ma noi abbiamo fatto 12 pacchetti di aiuti e entro la fine dell’anno ne faremo un altro». E allora anche nell’ultima manovra prima delle elezioni prosegue il riarmo a spese dei finanziamenti a scuola, sanità, ecc. ecc.
Potremmo citare altri Paesi, grandi, come gli Stati Uniti, o piccoli, come l’Albania o la Moldavia: tutti parte del cosiddetto “occidente”. Abbiamo preferito concentrarci su alcuni Paesi europei che si considerano la culla della democrazia liberale. Sia quelli citati che gli altri dell’occidente hanno in comune una profondissima crisi democratica. Ecco, come Ravenna in Comune, vorremmo ce ne ricordassimo quando ci chiederanno di andare in guerra contro “i nemici dell’occidente” per quella democrazia… che non c’è!
[nell’immagine: la scuola elementare Shajareh Tayebeh, distrutta e circondata da macerie a Minab, in Iran, con alcune immagini dei bambini sterminati dall’attacco di USA e Israele con missili carichi di “democrazia”]
#RavennainComune #Ravenna #democrazia
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Tusk defends overhaul of Poland’s constitutional court despite protests
