
Ieri è stata completamente vinta la scommessa lanciata dal Coordinamento popolare contro i traffici di armi nel porto di Ravenna di cui Ravenna in Comune è parte. Migliaia di persone, moltissime di giovane età, ha sfilato per le vie cittadine, partendo da Piazza del Popolo, per pretendere che il porto di Ravenna mantenga la dimensione civile per la quale è stato realizzato. Una manifestazione pacifica ma determinata che si è poi sdoppiata nel pomeriggio a Marina di Ravenna sino a raggiungere la parte terminale del canale portuale. La giornata di mobilitazione convocata in contemporanea allo sciopero internazionale dei porti (indetto in Italia da USB che ha anche proclamato lo sciopero generale) ha raggiunto e superato gli obiettivi di partecipazione che l’organizzazione si era posta.
Non è servito ad alcuni giornali ignorare la comunicazione per farlo fallire e non ha confuso la decisione di un sindacato confederale di convocare un presidio un’ora prima dell’inizio delle manifestazioni a chilometri di distanza da Piazza del Popolo. Ravenna la sonnacchiosa è tornata a risvegliarsi come un anno fa.
Qualcuno incapace di apprezzare la partecipazione politica, specie quando avviene da parte delle e dei più giovani, sostiene che il gesto simbolico di impedire i traffici di armi con l’entrata in acqua di alcuni galleggianti sarebbe un reato. È curioso come il richiamo al rispetto di una norma di legge, la Legge 185/1990, e della nostra Costituzione, che all’articolo 11 ripudia la guerra, costituirebbe un reato mentre l’infrazione della stessa legge e della Costituzione si vorrebbe giustificata con arrischiate arrampicate sugli specchi di pubbliche amministrazioni complici dei trafficanti.
Ricordiamo le 32 denunce per un altro gesto simbolico, giusto di un anno fa, non in acqua ma a terra, in una rotonda davanti ad un bar del porto con le stesse finalità del gesto di ieri. Ricordiamo anche i gesti di patrioti e partigiani che in un altro momento di fascismo al potere vennero condannati come eversivi prima di essere celebrati come eroi alla caduta dei gerarchi di quel tempo.
I tempi cambiano ma i fascisti di ieri e di oggi non se ne accorgono. I popoli si risvegliano e anche Ravenna ha aperto gli occhi. La lotta continua.
[due immagini della giornata di ieri: a sx polizia con armi, caschi e scudi; a dx manifestanti con sorrisi e striscioni]
#RavennainComune #Ravenna #porto #pace
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Proteste a Ravenna, bloccati l’attività del porto e il passaggio delle navi. In 2000 sfilano in centro
Sei scialuppe e una canoa sono scese nel canale Candiano per bloccare il traffico delle navi, gesto simbolico contro il transito delle armi dal porto
