
Manca una settimana al voto. Il voto nel referendum previsto dalla Costituzione se una modifica costituzionale non è approvata da almeno i due terzi dei componenti in ognuna delle due camere. Il referendum sulla giustizia. Non facciamoci ingannare dai tecnicismi. Il succo delle modifiche alla Costituzione, una serie di attacchi sferrati contro le fondamenta della Repubblica sorta dalla lotta antifascista, è quello di affossare definitivamente quella parvenza di democrazia che ancora sopravvive.
Dopo decenni in cui la Costituzione non è stata applicata, dopo intere parti mai attuate, dopo la sostituzione di una prassi anticostituzionale ai precetti costituzionali, si sono susseguiti tentativi più o meno riusciti di modificare la Carta. Falliti i tentativi di Berlusconi e di Renzi, sono invece passate altre modifiche antidemocratiche: come quella che ha reso possibile l’autonomia differenziata, quella del pareggio di bilancio e quella della riduzione dei parlamentari.
Ora tocca alla giustizia. Ma, lo ripetiamo, discutere di separazione delle carriere è solo fumo negli occhi. Della essenziale distinzione dei poteri, legislativo, esecutivo e giurisdizionale, ne sopravvivono solo due. Il Parlamento, su cui la nostra democrazia (per l’appunto chiamata parlamentare) dovrebbe fondarsi, da cui promana il potere legislativo, è stato asservito al Governo. Le leggi nascono come decreti legge al di fuori di ogni eccezionalità che li consentirebbe e con la complicità del Presidente della Repubblica. Al Parlamento, composto di nominati dalla maggioranza di Governo, spetta solo la ratifica. L’unico baluardo rimasto è il potere della magistratura. Ed è quello che oggi si vuole subordinare al Governo. Dopodiché il passaggio ad un sistema autoritario mascherato da democrazia sarà compiuto.
Non è dunque per la salvaguardia dei giudici, dei magistrati, di tutto l’apparato di Giustizia che dobbiamo respingere con il voto questo tentativo. È per noi. Per la democrazia. Per la possibilità di dissentire oggi per preparare il domani. Il 22 e 23 marzo andiamo ai seggi e votiamo NO: un NO sociale, antifascista e antipadronale. Un NO alla guerra, al centrodestra e al centrosinistra.
Votiamo NO per la libertà di tutte e tutti noi.
[l’immagine riprende un momento della grande manifestazione di ieri a Roma per il NO sociale]
#RavennainComune #Ravenna #referendum
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Corteo per il “no” al referendum
Fonte: RomaToday del 14 marzo 2026
