
C’è una nuova guerra in atto. Un altro pezzo della guerra mondiale a pezzi si è andato ad incastrare. Quello che si va a comporre comincia a capirsi molto bene e nel disegno si vede una voglia matta di partecipare alla mattanza da parte di chi detiene capitale e potere in Occidente. L’Italia non fa eccezione.
È continua la propaganda spacciata come informazione in cui si presenta come inevitabile il riarmo, l’ombrello nucleare, la necessità di difendere i confini da un presunto invasore. Però i sondaggi continuano a ricordare che la popolazione italiana è contraria a qualunque forma di riarmo, nucleare, entrata in guerra…
Poiché non si riesce a cambiare la società, però, procede velocemente la riorganizzazione del contesto di norme e Istituzioni in cui la società si trova ad operare. Una serie di interventi normativi interviene sulla manifestazione del pensiero, la libertà di espressione, il diritto di contestazione, la capacità di opporsi efficacemente alle decisioni calate dall’alto: si va dal divieto di critica ad Israele agli impedimenti all’organizzazione di dimostrazioni, cortei, occupazioni, flash mob e simili. Si reprimono le forme di resistenza passiva e si applicano arresti preventivi discrezionali. E così via.
È stato facile in quanto è scomparsa la differenza tra due dei tre poteri in cui si suddivide il funzionamento dello Stato: il legislativo è diventato il braccio dell’esecutivo dalle cui decisioni dipende in tutto e per tutto. Quasi tutte le nuove norme derivano da decretazione d’urgenza successivamente convertita in legge con l’eliminazione di qualunque discussione tramite sistematico ricorso al voto di fiducia. Resta però ancora il terzo potere da sottomettere all’esecutivo: quello giudiziario. Ed ecco l’ultima modifica apportata alla Costituzione.
Qui sta tutta la faccenda: nel completare la trasformazione dell’Italia da Repubblica fondata su una Costituzione democratica in uno Stato autoritario. Siamo già molto avanti in questo percorso ma possiamo ancora lottare per la salvaguardia della Costituzione.
Il 22 e 23 marzo è indispensabile votare NO per impedire l’ulteriore modifica in senso repressivo della Repubblica. Non ci si può però illudere: anche se il centrosinistra sta invitando a votare NO al referendum le politiche che propugna sono analoghe a quelle del centrodestra. Per quanto concerne il centrosinistra, infatti, basta guardare alle proposte di legge del PD per impedire le critiche ad Israele; al voto favorevole alle politiche di riarmo in generale e di invio di armamenti a Israele, Ucraina e altri Stati belligeranti in violazione delle norme in essere; alla volontà di dispiegare truppe sul campo assieme ai cosiddetti “volenterosi”; all’entusiasmo suscitato dall’estensione di un ombrello nucleare; all’appoggio accordato all’industria bellica, ecc. ecc.
È fondamentale costruire un’opposizione che vada al di là della pur necessaria vittoria del NO al referendum. A Ravenna come in tutta Italia. Per questo come Ravenna in Comune invitiamo ad aderire alle manifestazioni per il NO sociale a partire dal corteo che partirà sabato 7 marzo dalla Darsena di Ravenna alle ore 15.00 e che si snoderà lungo le vie cittadine sino a Piazza del Popolo.
NO alle svolte autoritarie, NO alla repressione, NO a riarmo e guerra, NO al Referendum!
[Nell’immagine: lo zainetto insanguinato simbolo della strage di bambine di Minab, in Iran, causata dall’attacco di USA e Israele]
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Mobilitazione contro il governo Meloni
