GUERRA E PACE CI RIGUARDANO DA VICINO

Con questo comunicato ci rivolgiamo direttamente, anche se non esclusivamente, all’Assessora Hiba Alif. Del resto come Ravenna in Comune avevamo salutato con favore l’istituzione del suo assessorato augurandole un proficuo lavoro. La nuova guerra che si è aggiunta alle altre ci riguarda da vicino. E non solo per l’evidente conseguenza negativa che porterà all’economia ravennate incentrata sui commerci e sul nostro porto. Riassumiamo quanto sappiamo sino ad ora.

Arab News il 27 febbraio, poche ore prima che Stati Uniti e Israele attaccassero a tradimento, senza nessuna dichiarazione di guerra, l’Iran, riportava le dichiarazioni del ministro degli esteri dell’Oman che aveva mediato i colloqui tra Stati Uniti e Iran: «Al-Busaidi ha affermato dopo la sessione mattutina che le due parti hanno espresso “un’apertura senza precedenti verso idee e soluzioni nuove e creative”». Lo stesso Al-Busaidi scriveva su X: «Abbiamo concluso oggi i negoziati dopo significativi progressi tra Stati Uniti e Iran. Le discussioni a livello tecnico si terranno la prossima settimana a Vienna». Lo stesso giorno Al-Busaidi incontrava il vice presidente USA Vance, esprimeva ottimismo e, alla luce dei risultati raggiunti dai negoziati, concludeva: «La pace è alla nostra portata».

Invece, del tutto inaspettatamente, alle 7.30 italiane del giorno successivo il ministro della difesa israeliano Katz annunciava: «Israele ha lanciato un attacco preventivo contro l’Iran per rimuovere le minacce allo Stato». Un’ora dopo era direttamente Trump a confermare su Truth che si trattava di un’operazione degli Stati Uniti: «Abbiamo iniziato una grande operazione in Iran. L’obiettivo è difendere gli americani eliminando imminenti minacce del regime iraniano».

Si è trattato di qualcosa di talmente inatteso dal mediatore omanita da fargli dichiarare su X: «Sono sconcertato. Un’attività negoziale che procedeva seriamente è stata ancora una volta compromessa».

In effetti la congiuntura per un accordo era del tutto favorevole. In Iran, come noto, la Guida Suprema Khamenei aveva emanato nel 2003 una fatwa che proibisce l’uso di armi nucleari. A questo si aggiunge che da due anni il Presidente dell’Iran, Pezeshkian, è alla testa di un governo espresso dalla maggioranza cosiddetta moderata che persegue insistentemente le trattative nei rapporti internazionali e soprattutto con l’Occidente. Il ministro degli esteri Araghchi, che ha partecipato agli ultimi incontri mediati dall’Oman, è lo stesso che aveva partecipato alle trattative positivamente conclusesi durante la presidenza USA di Obama. La volontà di trovare un accordo era stata ribadita da Pezeshkian al termine dell’ultimo incontro negoziale: «La guida suprema dell’Iran, l’ayatollah Ali Khamenei, ha vietato le armi di distruzione di massa, il che significa chiaramente che Teheran non svilupperà armi nucleari». Una spinta all’accordo talmente forte da non essere venuta meno nemmeno dopo la guerra intrapresa da Israele e USA lo scorso anno interrompendo a tradimento le negoziazioni in atto. Una volontà di trovare un accordo talmente potente da non essere interrotta nemmeno dal tentativo di Israele e USA di manovrare le recenti manifestazioni di protesta contro il deterioramento delle condizioni economiche dell’Iran (dovuto in gran parte proprio all’azione degli USA).

A fronte di tutto questo la reazione di Israele e USA è stata quella di uccidere la Guida Suprema e cercare di assassinare il presidente e il ministro degli esteri dell’Iran. Come ovvio non ci sarebbe nessun razionale in ciò se l’obiettivo fosse effettivamente quello di fermare un presunto programma iraniano di ottenere l’arma atomica. Obiettivo che, peraltro, lo stesso Trump aveva già dato per raggiunto dopo i 12 giorni di guerra dello scorso anno. No, gli obiettivi sono altri. Tra questi vi sono:

  • il consolidamento della posizione di preminenza di Israele (che già l’arma atomica la possiede al di fuori di qualunque controllo) in medio-oriente,
  • la pressione sulle petromonarchie perché riprendano ad acquistare dollari e debito pubblico USA che erano stati sostituiti dall’oro,
  • il controllo diretto delle rotte petrolifere e gasiere e in particolare dello Stretto di Hormuz,
  • la rivitalizzazione dell’asfittica economia USA grazie al traino di una corsa al riarmo che avvantaggia le imprese USA, ultima produzione non esternalizzata.

La guerra viene combattuta perché è la guerra che viene cercata: la narrazione di una guerra che serve a raggiungere una pace duratura è falsa come quella che alimentò la corsa alla prima guerra mondiale…

A fronte di tutto ciò, di una guerra iniziata durante una trattativa diplomatica, di una guerra iniziata a tradimento, dell’assassinio dei leader con cui la trattativa era in corso, dell’omicidio di 150 bambine in una scuola elementare iraniana che nulla c’entravano con l’atomica e con la sicurezza degli USA, cosa hanno detto i rappresentanti di quelle democrazie europee sempre pronte a dar lezioni di superiorità morale al mondo?

Von der Leyen: «Ho espresso il nostro pieno sostegno e presentato le nostre condoglianze in seguito agli attacchi iraniani e delle vittime che hanno provocato».

Kallas: «I programmi di missili balistici e nucleari, insieme al sostegno ai gruppi terroristici, rappresentano una seria minaccia dell’Iran per la sicurezza globale».

Merz: «La Germania chiede all’Iran di cessare gli attacchi militari contro Israele e altri partner nella regione. La leadership di Teheran deve porre fine alla violenza contro il proprio popolo e tornare a una soluzione negoziata».

Starmer: «Condanno gli attacchi compiuti dall’Iran. I nostri aerei sono in volo per proteggere i nostri alleati»

E gli Italiani?

Salvini: «Chi è intervenuto in Iran ha fatto bene, perché è sempre meglio la diplomazia ma con certa gente deve essere accompagnata da altro».

Tajani: «L’irrigidimento di Teheran ha provocato la reazione, perché Israele e gli Stati Uniti intravedevano un pericolo per la loro sicurezza».

Meloni: «Ho condiviso le valutazioni raccolte nel pomeriggio nei numerosi contatti telefonici avuti con alcuni partner europei, a partire dal cancelliere Merz e dal primo ministro Starmer. Ho sentito il re del Bahrein, l’emiro del Kuwait, il presidente degli Emirati Arabi Uniti, l’emiro del Qatar e il principe ereditario e primo ministro dell’Arabia Saudita. Sono in corso ulteriori contatti con il sultano dell’Oman e il re di Giordania. In serata e domani si terranno ulteriori contatti con i nostri partner nelle riunioni previste a livello dei Ministri degli Esteri in ambito sia G7 che di Unione europea. A loro ho espresso la vicinanza del Governo italiano e la condanna degli ingiustificabili attacchi subiti dalle loro Nazioni».

Perché Ravenna in Comune che ha una dimensione locale dedica così tanta attenzione a un tema internazionale come la nuova guerra in Iran? Perché le questioni di guerra e di pace non sono confinate lontano ma producono i loro effetti vicino a noi, attraversano le nostre vite, sconvolgono la vita democratica a qualunque livello ed alterano il funzionamento stesso della nostra società come previsto dalla nostra Costituzione. È talmente vero che il Comune di Ravenna ha istituito un assessorato alla pace. Come Ravenna in Comune chiediamo al Sindaco, alla Giunta, al Consiglio Comunale e, soprattutto, all’Assessora alla Pace Hiba Alif di esprimere una ferma condanna nei confronti di Stati Uniti e Israele per la criminale violazione dell’ordine internazionale attraverso l’aggressione militare nei confronti dell’Iran e per le morti e sofferenze che stanno causando nel mondo a causa dei loro atti e, soprattutto, nei confronti della popolazione iraniana. Chiediamo che venga tenuta fede all’istituzione dell’assessorato alla pace richiedendo al Governo Nazionale di prendere una ferma posizione di analoga condanna e di sostegno a tutte le azioni diplomatiche rivolte al ristabilimento della pace. Oggi Francia, Germania e Regno Unito hanno rilasciato un comunicato unitario in cui non prendono posizione rispetto alla guerra iniziata da USA e Israele e minacciano invece di unirsi al conflitto contro l’Iran: «Ordiniamo all’Iran a porre fine immediatamente ai propri attacchi sconsiderati. Adotteremo misure per difendere i nostri interessi e quelli dei nostri alleati nella regione, adottando le azioni difensive necessarie e proporzionate per distruggere la capacità dell’Iran di lanciare missili e droni». Si tratta di un pericolosissimo passo di avvicinamento ad una estensione del conflitto a cui si deve dire un fermo NO. La nostra Costituzione parla chiaro con l’articolo 11 e il ripudio della guerra.

Restiamo in attesa di urgente riscontro alla nostra richiesta.

[nell’immagine del Guardian: grandi manifestazione di protesta a Istanbul in Turchia contro l’attacco all’Iran]

#Ravenna #RavennainComune #guerra #pace

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UK, France, Germany vow defensive action against Iran’s missile, drone capabilities. Leaders agree to work closely with US, regional allies to address situation

Fonte: AA – Anadolu Ajansi del 1° marzo 2026

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