RAVENNA LABORATORIO DI REPRESSIONE

Ravenna è città medaglia d’oro al valore della Resistenza. Ravenna ricorda ancora una storia novecentesca di buoni servizi pubblici ed una coscienza sociale saldamente democratica ed antirazzista e si culla nel ricordo. Ravenna dalla Liberazione non ha mai avuto una amministrazione di destra ma anche qui prevale il racconto sulla sostanza delle cose. Certo è che Ravenna è un laboratorio. A Ravenna si stanno applicando strumenti di repressione mai impiegati prima o comunque mai impiegati prima in una città con queste caratteristiche. Lo si fa per mettere alla prova la cittadinanza e vedere fin dove ci si può spingere senza reazioni.

Alcuni tra i tanti esempi presi dalle cronache degli ultimi giorni/mesi/anni:

  • Un fioraio nordafricano senza autorizzazione si è visto applicare il daspo urbano e una sanzione di oltre 5mila euro per un secchiello con dentro dei mazzi di fiori;
  • Ci sono voluti tre anni di processo per assolvere chi era stato accusato di affissione non autorizzata di volantini con frasi tipo “Fuori Alfredo dal 41bis”;
  • È in corso il processo contro chi si lamentò pubblicamente in Piazza del Popolo dell’invito del Prefetto ai volontari dell’alluvione di rimanere a casa propria anche se nessuno li stava sostituendo;
  • Sono state denunciate 32 persone per aver manifestato in una rotonda del porto inaugurando in grande stile una presunta violazione del penultimo decreto sicurezza;
  • Un ragazzo è stato circondato e denunciato per musica in Piazza San Francesco;
  • Otto (per ora) medici sono indagati perché si ritiene sospetto il numero di mancate idoneità ai lager CPR rilasciate;
  • Ad ogni manifestazione c’è chi viene preso di mira e denunciato (in genere le stesse persone);
  • Ad ogni manifestazione cresce il numero di forze dell’ordine in borghese e in divisa nonostante l’assoluta assenza di violenze che da sempre caratterizza l’esercizio dell’opposizione a Ravenna;
  • Ad ogni manifestazione cresce il numero di difficoltà per riuscire a manifestare;
  • I fascisti sono stati lasciati liberi per anni di fare propaganda fascista al cimitero finché non sono passati direttamente alle sfilate lungo le strade del centro cittadino in totale libertà;
  • Il porto continua a rifornire Israele di armi e materiale bellico sotto lo sguardo di Sindaco, Autorità Portuale, Prefetto, Questore, Dogane e Capitaneria di Porto;
  • ecc.

Ultimo in ordine di tempo è andato in scena uno spettacolo del tutto inedito per Ravenna che ha rovesciato sulla cosiddetta Isola San Giovanni tutto il personale armato immaginabile: Questura, equipaggi del Reparto Prevenzione Crimine “Emilia Romagna Orientale”, del Reparto Mobile, Polizia Locale di Ravenna, Nucleo Cinofili della Guardia di Finanza e perfino un elicottero del Reparto Volo della Polizia di Stato di Bologna. Una esibizione di forza del tutto sproporzionato all’obiettivo: contrasto al piccolo spaccio. Per cosa dunque? «Per dare un segnale» ha ammesso il Questore, poiché «dal punto di vista della delittuosità non abbiamo un 2025 superiore al 2024 e agli anni precedenti, ma più o meno in linea».

Non ci sono differenze tra le politiche adottate dall’Amministrazione Locale e le politiche adottate dal potere centrale attraverso Prefetto e Questore. Tutte le autorità si muovono in maniera coordinata in evidente condivisione di quello che è un comune obiettivo. Portare alle estreme conseguenze la sperimentazione repressiva su un territorio per tanti versi atipico.

Questa di Ravenna in Comune è una denuncia ed assieme un avvertimento alla cittadinanza. Non bisogna pensare ad un Sindaco che tuteli le istanze democratiche in quanto è pienamente parte della macchina repressiva che, peraltro, non ha ancora dispiegato appieno tutto il suo potenziale.

Occorre organizzare una reazione pacifica di presidio democratico. L’invito che formuliamo è lo stesso che pronunciò il procuratore di Milano, Francesco Saverio Borrelli, il 12 gennaio 2002, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario: «È dovere della collettività ‘resistere, resistere, resistere’ come su una irrinunciabile linea del Piave». Cominciamo votando “NO” il 22 e il 23 marzo. Un No sociale, un No costituzionale, un No contro le politiche sicuritarie. Un No per la democrazia, per la giustizia uguale per tutti, per il diritto di dissentire. 

[nell’immagine: un momento dell’operazione multiforze del 26 febbraio]

#RavennainComune #Ravenna #fascismo #antifascismo #democrazia

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Fonte: RavennaNotizie del 27 febbraio 2026

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