L’8 agosto 1956 ricorre l’anniversario di una strage di lavoro fuori dall’Italia che colpì in gran parte dei lavoratori Italiani. Nella miniera del Bois du Cazier di Marcinelle, in Belgio, furono assassinati dalla mancanza di decenti misure di sicurezza 262 minatori. Centotrentasei morti erano di nazionalità italiana. Costretti a partire da condizioni di non vita,, spinti a partire da Governi italiani a guida democristiana, iniziando da De Gasperi e concludendo con Segni e passando per Pella, Fanfani e Scelba, indotti a partire da una campagna di Stato concordata con un altro Stato per promuovere il loro sfruttamento. Ci fu un incendio durante il carico di un ascensore a quasi un chilometro di profondità: le strutture portanti delle gallerie erano tutte in legno, le porte anti incendio, che separavano le gallerie, pure in legno; mancavano porte stagne, vie di fuga, maschere anti gas…
Con solenne presa in giro l’allora Presidente del Consiglio Berlusconi, il 1° dicembre 2001 istituì con propria direttiva la “Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel Mondo” nella data della strage di Marcinelle. Quest’anno Meloni, che ora siede sullo stesso scranno, ha ricordato che a pretenderne l’emanazione fu «l’indimenticato Ministro Tremaglia per omaggiare tutti i lavoratori italiani caduti in ogni continente e il contributo che hanno assicurato, con dedizione e umiltà, allo sviluppo delle Nazioni che li hanno accolti». Per la cronaca Tremaglia, che partecipò come miliziano della Guardia Nazionale Repubblicana alla repressione fascista della Resistenza partigiana, è stato uno dei fondatori del Movimento Sociale ed uno stretto collaboratore del suo storico segretario Almirante. Che sia una celebrazione voluta da un fascista mai pentitosi la dice lunga.
La stessa Meloni, lo scorso anno, ha definito i lavoratori vittime dello sfruttamento di un padrone straniero con la complicità di uno Stato italiano al servizio del padronato di qualunque nazionalità fosse: «Italiani che avevano deciso, con sofferenza e dolore, di abbandonare la loro terra per sostenere, con dignità e spirito di servizio, la Nazione che li aveva accolti. Senza pretese, ma con umiltà e dedizione. Il buio di una miniera distante migliaia di chilometri dai loro luoghi d’origine ha inghiottito le loro vite, ma la memoria di questi figli d’Italia vive ancora nella riconoscenza della comunità nazionale».
Si tratta di una mistificazione della storia. Una storia che continua a scorrere sempre uguale nei cosiddetti “incidenti sul lavoro” di oggi. Tutti dovuti alla deliberata volontà di spremere al massimo la capacità di lavoro senza curarsi delle conseguenze. Sacrificio? Né in questo né in altre stragi di lavoro si è assistito a quell’offerta volontaria della propria vita per il bene della patria, della società, o per un ideale che consente di definire la loro morte un sacrificio.
Due anni prima di Marcinelle erano morte in miniera 43 persone per identica trascuratezza della sicurezza dei lavoratori. Era accaduto a Ribolla, nel Grossetano. A Ravenna non ci sono miniere ma nel 1987 ci furono ugualmente 13 morti per lavoro. Invece che nella pancia di una miniera, la mancanza di sicurezza li uccise nella pancia di una nave, l’Elisabetta Montanari. Tre anni dopo, altri 13 morti inghiottiti nella pancia del mare dallo schianto di un elicottero che li portava al lavoro sulle piattaforme davanti a Ravenna.
Oggi è la ricorrenza di una strage perpetrata da un padrone costituitosi in società per azioni per sfuggire alle proprie responsabilità: la Société Anonyme des Charbonnages d’Amercoeur. Nessun lavoratore italiano si è consapevolmente sacrificato «per sostenere, con dignità e spirito di servizio» il benessere del Belgio. Sono tutti morti senza volerlo mentre cercavano di sostenere sé stessi e le loro famiglie. È giusto ricordarli per questo e per il fatto che, come ancor oggi accade, nessun padrone finisce in carcere per aver causato la morte di un lavoratore. A Marcinelle ci fu un unico condannato, un tecnico, a sei mesi con la condizionale… Lo scorso anno nel ravennate vi sono state 7.017 denunce per infortuni sul lavoro. Come vadano a finire quei pochi processi che vengono svolti lo leggiamo con sconforto sui giornali. Come Ravenna in Comune torniamo a chiedere l’urgente istituzione dell’Osservatorio della legalità e sicurezza sul lavoro che dal 2019 aspetta di fare passi in avanti dopo molteplici annunci rimasti senza seguito.
[Nell’immagine: un’illustrazione da Sergio Salma, Marcinelle 1956, Madrid 2012]
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Il lungo viaggio verso Marcinelle
Una serie di appuntamenti in vari territori italiani, promossi dalla Cgil, in vista della ricorrenza dell’8 agosto in Belgio per ricordare la tragedia