
Giovedì siamo scese e scesi in Piazza per protestare contro l’ennesimo atto terroristico compiuto da Israele. La Flotilla di terra ha occupato le strade e le piazze di tante città, tra cui Ravenna, dopo che al largo dell’isola greca di Creta l’esercito genocida israeliano ha bloccato 22 imbarcazioni, le ha danneggiate, private degli equipaggi, lasciate alla deriva e all’affondamento, sequestrando 180 persone provenienti da vari Paesi del mondo tra cui 24 italiane. Una di loro è di Ravenna: Luca Gennari. Le persone sequestrate sono state sottoposte a vessazioni di ogni genere e due di loro sono state rapite e portate in Israele.
Intanto 6.500 tonnellate di munizioni e attrezzature militari provenienti dagli Stati Uniti sono state consegnate a Israele solo nelle ultime 24 ore, scaricando il loro carico di morte nel Porto di Ashdod e Haifa.
In Piazza del Popolo era presente anche uno dei ravennati rapiti e detenuti da Israele durante la precedente missione della Flotilla: Carlo Alberto Biasioli. Assieme a lui abbiamo chiesto conto al Governo italiano della complicità con l’esercito criminale di Israele, un Paese che per inspiegabili motivi si continua a considerare “amico” dell’Italia, nonostante le violazioni che commette contro il diritto internazionale, contro altri Paesi, contro cittadine e cittadini italiani e, soprattutto, contro l’intera popolazione palestinese. Ci rendiamo tuttavia conto che pretendere dal Governo di destra italiano di smettere di dare sostegno al governo di destra israeliano è pura illusione.
Ce la siamo però presa anche con l’Amministrazione locale. Sia la Regione che la Provincia e il Comune sono retti da maggioranze di centrosinistra che avevano fatto promesse. Lo scorso settembre in una lettera a firma dei rappresentanti dei tre enti, questi dichiaravano di voler «evitare che armi, destinate a paesi in conflitto armato o che siano scenario di violazioni di diritti internazionali accertate da organismi internazionali, possano transitare dai terminal che Sapir ha in concessione dall’Autorità di Sistema Portuale». Era stato inoltre richiesto «di inserire formalmente nel codice etico di Sapir un articolo relativo al valore della Pace, al rispetto dei diritti umani e della dichiarazione internazionale dei diritti dell’uomo, da promuovere verso tutti i clienti e fornitori».
Da allora non è avvenuto nulla. Inchieste giornalistiche, dossier documentati e perfino rapporti di Francesca Albanese, Relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, hanno denunciato il lurido ruolo svolto dal porto di Ravenna nell’armare le mani grondanti di sangue dei criminali israeliani. Però i traffici del porto di Ravenna con i porti israeliani di armi, munizioni e materiali dual use continuano come e più di prima, i rapporti dell’Autorità Portuale con il Governo, le Università e le aziende di armamenti israeliane non sono stati interrotti, né alcuna limitazione è stata introdotta nel codice etico di Sapir, società portuale controllata dalle amministrazioni pubbliche, di cui il Comune di Ravenna è il maggiore azionista.
Peggio ancora. Vengono negate informazioni su traffici e sia il Presidente dell’Autorità Portuale che il Sindaco di Ravenna si negano agli incontri. Come Ravenna in Comune chiediamo insistentemente al Sindaco di tener fede a quanto promesso in favor di telecamere lo scorso settembre. La sua lettera di impegno si concludeva con queste parole:
«C’è sempre una parte dalla quale stare e L’Emilia-Romagna e Ravenna hanno ben chiaro quale sia: quella delle vittime innocenti e degli ostaggi, non quella dei Governi criminali e delle organizzazioni terroristiche. Ogni azione, compresa l’inazione, è un’azione politica».
Quanto tempo deve ancora passare perché alle sue parole seguano i fatti?
[nell’immagine: un momento della manifestazione di giovedì in Piazza del Popolo a Ravenna a sostegno della Flotilla]
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