LA FLOTTA DEL GENOCIDIO

Domani, 4 febbraio, alle ore 20.30, si terrà un’assemblea pubblica presso la sala Ragazzini di Largo Firenze (dietro la basilica di San Francesco) a Ravenna: “La flotta del genocidio”. Nel corso dell’incontro verrà presentato il dossier dallo stesso titolo pubblicato da Altreconomia. Interverrà la giornalista Linda Maggiori, che ha curato la redazione del dossier, Francesco Staccioli (USB Mari e porti) e José Nivoi (Calp Genova). Inoltre porteranno la loro testimonianza lavoratori del porto di Ravenna.

Il genocidio palestinese va avanti. Non si è mai fermato. Poiché l’onda delle proteste era cresciuta, si è abbassato al di sotto di essa per uscire dalle notizie della stampa internazionale e diventare invisibile. Ma il genocidio continua e così le morti e le sopraffazioni. I poteri forti che tengono i cordoni della borsa, anzi delle borse, accusano chi denuncia questo stato di cose come terrorista. Allora chiediamo loro se anche Medici senza Frontiere sia una organizzazione di terroristi. Medici senza Frontiere è indispensabile nel soccorso a Gaza, proprio per questo lo Stato sionista israeliano ne voleva l’espulsione. E così è stato.

MdF ha dichiarato:

«A marzo 2025, le autorità israeliane avevano annunciato che le organizzazioni intenzionate a registrarsi sarebbero state tenute a fornire informazioni personali sul proprio staff.

Fin dall’inizio, la nostra organizzazione ha espresso serie preoccupazioni riguardo a questa richiesta, in un contesto in cui gli operatori medici e umanitari sono stati minacciati, detenuti arbitrariamente e attaccati. Dall’ottobre 2023 sono stati uccisi 1.700 operatori sanitari e 15 membri del nostro staff.

Il 30 dicembre le autorità israeliane hanno annunciato che la precedente registrazione di MSF era scaduta e che pertanto eravamo tenuti a cessare le operazioni entro 60 giorni.

Nel tentativo di considerare ogni possibile opzione – per quanto limitata – per continuare a fornire assistenza medica essenziale, il 23 gennaio avevamo informato le autorità israeliane che, come misura eccezionale, saremmo stati disposti a condividere un elenco definito di nomi del personale palestinese e internazionale, soggetto a parametri chiari, mettendo al centro la sicurezza dello staff.

Questa posizione è stata definita dopo aver consultato i colleghi palestinesi e con la consapevolezza che nessuna informazione del personale sarebbe stata condivisa senza il deliberato consenso delle persone interessate.

Tuttavia, nonostante i ripetuti sforzi, negli ultimi giorni non è stato possibile instaurare un dialogo con le autorità israeliane sulla base delle garanzie concrete richieste.

Tra queste

  • l’impegno a utilizzare le informazioni relative al personale esclusivamente per scopi amministrativi dichiarati senza mai mettere a rischio i colleghi
  • la garanzia per MSF di mantenere piena autorità su tutte le questioni relative alle risorse umane e alla gestione delle forniture mediche umanitarie
  • l’interruzione di tutte le comunicazioni che diffamano MSF e compromettono la sicurezza del personale.

In assenza di queste chiare garanzie, abbiamo deciso che non condivideremo le informazioni sul nostro personale nelle circostanze attuali. Inoltre, durante questa fase, nessuna informazione relativa allo staff è stata mai condivisa con le autorità israeliane».

Chi continua a sostenere le ragioni di Israele sostiene le ragioni di un’organizzazione statale che pratica gli stessi metodi dei nazisti per raggiungere gli stessi scopi. In Italia sostengono queste politiche soggetti come l’Unione delle Comunità Ebraiche in Italia, tutti i partiti della destra al governo del Paese, gran parte del centrosinistra dove merita una particolare menzione il PD dell’ex segretario DS e “padre fondatore del partito” Fassino (Sinistra per Israele) e dell’ex ministro dei porti Delrio (promotore della legge per equiparare l’antisionismo all’antisemitismo). Noi siamo dall’altra parte assieme a gran parte della popolazione italiana che presta attenzione alle sofferenze dei palestinesi invece che agli interessi di un’economia che trasuda sangue come quella sostenuta dai filo-israeliani.

L’assemblea si tiene in preparazione dello sciopero e del corteo che si terranno venerdì prossimo (6 febbraio ore 15 davanti all’Autorità Portuale di Ravenna). Ravenna in Comune invita tutte e tutti alla partecipazione. Interrompiamo ogni legame con Israele. Facciamo di Israele il paria del mondo.

#RavennainComune #Ravenna #palestina #LindaMaggiori

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Ravenna si prepara allo sciopero internazionale contro i traffici di armi

Fonte: pressenza del 27 gennaio 2026

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