LA NOSTRA SOVRANITA’ AD ISRAELE? MAI PIU’!

Il ministro del Governo Israeliano Amichai Chikli ha definito l’arresto di 9 palestinesi «un passo importante nella lotta contro il terrorismo di Hamas, che ha spostato sempre più il suo baricentro verso l’Europa». È a capo del dicastero degli Affari della Diaspora e del Contrasto all’Antisemitismo. Lo stesso Ministero che aveva denunciato le proteste contro il genocidio tra cui quelle di Ravenna. E ha aggiunto: «Il ministero ha ripetutamente messo in guardia dalla pericolosa convergenza tra attività apparentemente civili e infrastrutture terroristiche. Spero che questi arresti segnino una svolta e l’inizio di uno sforzo determinato per smantellare le reti di Hamas in Europa e nel mondo occidentale in generale».

Come precisa la nota diffusa dal Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo: «L’indagine ha permesso di accertare che Hamas si è dotata di un comparto estero e di articolazioni periferiche che operano con lo specifico scopo di promuovere l’immagine dell’organizzazione e, soprattutto, di contribuire al suo finanziamento, che è condizione essenziale perché essa possa esistere, svilupparsi e cercare di raggiungere i propri scopi». L’associazione italiana di appartenenza degli arrestati «può ritenersi una di tali articolazioni operante in Italia e partecipe, con altre simili associazioni, di un network europeo che opera coordinandosi con la struttura decisionale dell’organizzazione “madre”».

A chi sono andati i finanziamenti? Mai ad Hamas ma, sostiene sempre il Procuratore Nazionale Antimafia, «l’indagine ha rivelato che le donazioni sono state destinate ad associazioni sotto il controllo diretto Hamas».

Da dove arrivano le informazioni che hanno consentito lo svolgimento dell’indagine? È lo stesso Procuratore a darne conto citando la «documentazione trasmessa ufficialmente dallo Stato di Israele nel contesto della cooperazione giudiziaria» e gli «atti trasmessi spontaneamente da parte delle Autorità Israeliane». Cosa dicono questi documenti e atti? Che, appunto, i beneficiari erano «associazioni con sede a Gaza, nei Territori Palestinesi o in Israele, dichiarate illegali dallo Stato di Israele, perché appartenenti, controllate o comunque collegate ad Hamas». Così il cerchio aperto con le congratulazioni del Governo israeliano in relazione agli arresti si chiude con lo stesso Governo israeliano che li aveva esplicitamente richiesti.

Non è un fatto nuovo che Israele pretenda di decidere chi faccia parte di Hamas e chi lo sostenga senza riguardo ad accertamenti fattuali. Andrebbe ricordato che al network di informazione Al-Jazeera è impedito di operare sia in Israele che nei territori che illegittimamente Israele continua ad occupare militarmente. Perché? Il Governo israeliano ha dato questo motivo: «Al-Jazeera ha danneggiato la sicurezza di Israele partecipando attivamente al massacro del 7 ottobre». Nessuna prova, ma la parola del Governo israeliano è stata sufficiente. Anche all’Agenzia ONU Unwra di sostegno ai palestinesi dei territori occupati è stato impedito di operare dichiarando che i suoi dipendenti erano impegnati negli assalti del 7 ottobre 2023. Nessuna prova è stata fornita. Ma anche in questo caso è bastata la parola del Governo israeliano. La parola di Israele equiparata a prova regina vale anche in Italia?

Sembra di sì. Qualunque ricerca sulla stampa e sugli organi di informazione riporta lo stesso omogeneo quadro: sarebbe stata smantellata una rete terroristica in Italia a supporto di un’organizzazione straniera con lo stesso scopo. Eppure non sarebbe difficile andare oltre la velina. Dopo tutto tra i destinatari dei finanziamenti operati dagli indagati figurano associazioni con una storia di aiuto ai bisognosi facilmente ricostruibile. Come la Palestinian Orphan Home Association: un’organizzazione benefica fondata nel 2006 per fornire servizi umanitari, sociali, educativi, sanitari e di sviluppo agli orfani, ai poveri e ai bisognosi della Striscia di Gaza. O l’Islamic Charitable Society con sede ad Hebron: un’organizzazione per fornire programmi di assistenza completi e di alta qualità a protezione dei bambini orfani e di chi se ne prende cura in Cisgiordania.

«Desidero esprimere apprezzamento e soddisfazione per l’operazione, di particolare complessità e importanza, che ha consentito di eseguire gli arresti di nove persone accusate di aver finanziato Hamas, attraverso alcune associazioni, sedicenti benefiche, per oltre sette milioni di euro». Ha detto queste parole il Governo italiano di centrodestra per bocca della Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.

«Un plauso a Polizia di Stato, Guardia di Finanza e AISE che insieme alla Procura della Repubblica di Genova e alla Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo, hanno condotto un’importante operazione che ha portato a nove arresti e allo smantellamento di una rete legata ad Hamas. In Italia e in Europa non ci possono essere ambiguità: il terrorismo va contrastato con nettezza». Queste, invece, le ha pronunciate il principale partito della cosiddetta opposizione di centrosinistra per bocca del Presidente del Partito Democratico, Stefano Bonaccini.

Nonostante questa premessa, quella che a Ravenna in Comune interessa maggiormente esprimere non è una valutazione giuridica dell’accaduto. Ci interessa invece sottolineare maggiormente il dato politico che si ricava da questa ignobile vicenda. Nessuno, infatti, ha fornito prove circa collegamenti diretti tra l’attività svolta nel nostro Paese dagli indagati e la realizzazione di atti terroristici nel nostro o in altri Paesi. Anche assumendo la definizione del Procuratore nazionale («Per la giurisprudenza di legittimità costituiscono, infatti, atto terroristico le condotte che, pur se commesse nel contesto di conflitti armati, consistano in condotte violente rivolte contro la popolazione civile, anche se presente in territori che, in base al diritto internazionale, devono ritenersi illegittimamente occupati») non si mostrano le prove che le risorse economiche raccolte dagli indagati siano state indirizzate al compimento di atti terroristici. A meno che le prove citate non siano le inattendibili veline israeliane.

La Costituzione garantisce che la sovranità in Italia appartiene al popolo. Forse non più: quanto accade sembra rivelare che appartenga invece al Governo israeliano. A cui centrodestra e centrosinistra uniformano le proprie politiche filosioniste. Ravenna in Comune ringrazia tutte le organizzazioni politiche, i comitati, le associazioni, i collettivi e le cittadine ed i cittadini che stanno rendendo pubblico anche a Ravenna il vile attacco allo Stato di diritto che in questa fine d’anno si sta compiendo. Contrastiamo le veline dello Stato Italo-israeliano fondato sugli interessi dei padroni che vuole sostituirsi alla nostra Repubblica fondata sulla Resistenza. Perché non accada più che la bandiera dello Stato sionista genocidario di Israele sventoli liberamente sui nostri Palazzi delle Istituzioni. Difendere il diritto palestinese all’autodeterminazione è difendere le nostre libertà in pericolo.

[Nell’immagine: la Ravenna istituzionalmente genuflessa allo Stato sionista. Mai più!]

#Ravenna #RavennainComune #Palestina #Israele #Costituzione

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Secondo Israele finanziano Hamas: nove arresti in Italia

Fonte: il manifesto del 27 dicembre 2025

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