
Ieri abbiamo chiesto conto all’Autorità Portuale dei dati nascosti dei traffici Italia-Israele che transitano dal porto di Ravenna. Come abbiamo detto (“L’intollerabile peso di Israele sul porto”, Ravenna in Comune 13 settembre 2025), vogliamo trasparenza sui «dati sul traffico portuale da e verso Israele che l’AdSP omette di rendere noti da quando è diventato un tema “caldo”. Non parliamo del traffico di armi che AdSP afferma di non conoscere, ma proprio dei dati commerciali “ordinari”. All’incirca un anno fa il direttore operativo dell’Ente aveva dichiarato: «Nel 2024 è transitata una media annua di circa 25mila container e di circa 100mila tonnellate di merce alla rinfusa, per lo più concimi, che si confermano anche nella prima parte del 2025». È stato l’ultimo sprazzo di comunicazione, visto che la voce “Israele” è da tempo soppressa in tutti i report statistici rilasciati dall’Autorità Portuale ravennate. Eppure in un contesto in cui cresce la richiesta di cessare ogni rapporto economico con l’occupazione israeliana considerata illegale perfino dalle Nazioni Unite, conoscere il peso effettivo di Israele sui traffici portuali diventa fondamentale. Dopo i 12 Paesi (tra cui almeno per ora non figura l’Italia) che hanno dichiarato lo stop, anche la rappresentante UE Kaja Kallas ha invocato la stessa misura: «sappiamo che è illegale, ognuno lo sa, per cui dovremmo cessare i rapporti commerciali con i territori illegalmente occupati da Israele».
Se non conosciamo ancora i dati relativi al porto di Ravenna possiamo comunque tentare di farcene un’idea a partire dal contesto generale. Stando ai dati della Commissione Europea, l’UE è il primo partner commerciale di Israele, rappresentando il 31,7% del suo commercio totale di merci nel 2025 (43,3 miliardi di euro). Nello specifico, l’Unione ha fornito il 33,1% delle importazioni israeliane (28 miliardi di euro) e assorbito il 29,4% delle sue esportazioni (15,3 miliardi di euro). Israele figura così al 27° posto tra i partner commerciali dell’UE, con Irlanda, Paesi Bassi e Germania in cima alla lista. Se guardiamo all’Italia, il nostro Paese è il quinto tra i fornitori di Israele ed è all’11° posto tra le sue destinazioni export. L’interscambio complessivo, nel 2025, è stato di 4.600 milioni di euro, con le esportazioni che valgono più di tre volte le importazioni. I dati della Camera di Commercio di Ferrara Ravenna non sostituiscono quelli portuali, in quanto riguardano solo il commercio in cui la provincia di Ravenna è il luogo di destinazione e di partenza finale (il porto è invece luogo di transito verso qualsiasi meta). Per le valutazioni camerali l’import-export ravennate con Israele varrebbe poche decine di milioni di euro (circa 50milioni complessivamente).
Nonostante una sentenza della Corte di Giustizia UE abbia stabilito già nel 2019 che i prodotti provenienti dai territori occupati illegalmente da Israele devono essere etichettati come tali, la decisione non è stata implementata. La Commissione UE non risponde alle richieste di indicare a quanto corrisponda in valore economico l’interscambio UE/territori occupati illegalmente. Inchieste giornalistiche hanno comunque identificato almeno 45 imprese di quei terroristi che si ostinano a farsi chiamare coloni che esportano nella UE. Tra i Paesi di esportazione figura ovviamente anche l’Italia.
Se torniamo ai porti, da dove eravamo partiti, troviamo 3 grandi compagnie di navigazione su cui può contare Israele nei suoi rapporti con l’Italia: Zim, Maersk e MSC. Per quanto riguarda Ravenna, delle 6 rotte che collegano l’Italia a Israele attraverso il mare Adriatico 5 transitano per il nostro porto con destinazione Haifa e Ashdod.
Ripetiamo dunque la nostra richiesta:
«Ravenna in Comune sostiene da tempo che ogni rapporto con Israele debba cessare e che Israele debba essere escluso da ogni relazione internazionale. Posizioni meno radicali sono comunque sempre più frequentemente adottate per evitare la macchia storica della collaborazione con il genocidio in atto. Se l’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico centro settentrionale continua a non fornire elementi utili sul traffico d’armi con Israele, aggiorni almeno la collettività sul peso di Israele nei volumi di traffico del porto e, soprattutto, sulla quota riferita ai territori illegalmente occupati dallo Stato genocida».
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Porto di Ravenna, calo del 21% ad agosto: Ravenna in Comune chiede dati su traffici con Israele
