
Un soldato israeliano sfascia un crocifisso. Un altro mette in bocca una sigaretta ad una statua della madonna. Altri imitano le pratiche concentrazionarie naziste numerando alcuni palestinesi, tra cui un giornalista. E poi c’è il colono che si infila nel giardino di casa di uno statunitense. Ah, già, ancora c’è il ministro che mostra il posto dove far erigere le forche riservate ai palestinesi. Che poi è lo stesso che derideva i rapiti della Flotilla. E poi ci sono gli israeliani che sputano sui piedi del sacerdoti cristiani… Eccetera eccetera.
Si potrebbe credere ad una svolta: che sia finalmente data diffusione ai comportamenti squalificanti Israele, i suoi funzionari e i suoi abitanti. Che si voglia far piazza pulita dell’intoccabilità di Israele e svelare l’arbitrarietà dello status di unica democrazia mediorientale di cui per anni si è fregiata. A pensarci bene dovrebbe stupire che ciò avvenga nonostante le somme stratosferiche spese proprio da Israele in pubblicità più o meno occulta, corruzione di giornalisti, organi di informazione, social e simili.
Non va però perciò mai perso di vista che quelli di cui si parla sono episodi singoli, di portata più che altro simbolica, in una realtà che è invece di generalizzata violenza genocida applicata a livello quotidiano. In Israele vige un regime di apartheid. Non c’è uguaglianza per i suoi abitanti, né ci può essere, perché costituzionalmente è uno Stato riservato agli ebrei. Conseguentemente non è di oggi la politica di annientamento e di furto della terra nei confronti di chiunque non sia ebreo. Israele si è costruito così da prima ancora di essere uno Stato, sin dalla fine del XIX secolo. Né è di oggi l’eccezionalismo che Israele rivendica: le regole internazionali, il diritto internazionale, le tutele internazionali valgono dappertutto meno che dove Israele sventola la propria bandiera.
Non sapremo mai quante persone sono state massacrate a Gaza e comunque il massacro continua. Chi esercita la professione di giornalista è un morto che cammina. Così come i sanitari, i poliziotti, i funzionari, gli studenti, i vecchi, le donne, i bambini… tutte e tutti sono bersagli perché l’obiettivo di Israele è cancellare la vita stessa di chiunque non sia ebreo.
Concentrare l’attenzione su un singolo episodio fa passare il messaggio che si tratta di un singolo episodio, appunto. E se si tratta di un singolo militare, di un singolo colono, di un singolo ministro, di un singolo israeliano, insomma, allora Israele è un Paese normale. Quale Paese non ha una o più persone che delinquono? Mica significa che tutto il Paese sia dedito al crimine! È come in Italia, come in Europa, come avviene in tutto il mondo, in fondo. Ma per Israele ciò è falso!
Va respinta al mittente la richiesta di sanzionare i coloni israeliani che delinquono. Tutte le persone che vengono definite coloni sono terroristi consapevoli che invadono terre illegalmente occupate al fine di cacciarvi chi già le abitava. Punto. E lo stesso vale per il compimento di oltraggi alla religione (guarda caso solo quelli alla religione cristiana fanno notizia), le offese personali, i singoli atti di violenza e discriminazione. Va respinta al mittente la richiesta di indagare il singolo perché il delitto è generalizzato e a fare eccezione è chi non lo compie. Tutto Israele va sanzionato!
La denuncia di singoli comportamenti presentati come devianti è parte del racconto falso della normalità di Israele. Il racconto che, ancor oggi, ripete che Israele è una vittima che si difende ed è normale per una vittima che ogni tanto passi il segno. Tanto c’è un sistema elettorale pronto a riparare le storture. C’è il voto che può sostituire il governante inaccettabile. C’è il sistema giudiziario, c’è la stampa, c’è la democrazia. Non è così.
Lo sterminio, la violazione, l’annientamento dei non ebrei nei territori occupati è sistemico. L’apartheid israeliana è sistemica. Il genocidio è sistemico. Israele è uno Stato criminale che va isolato dal contesto umano. Non c’è qualche isolato frutto guasto in un rigoglioso frutteto perché tutto il frutteto è guasto. Anzi, alla lettera, tutto il frutteto è stato rubato: basti pensare che il commercio dei pompelmi è stato uno dei primi furti israeliani di una storia di successo palestinese.
Lo ripetiamo. Israele è uno Stato criminale che va isolato dal contesto umano. Ravenna può fare la sua parte. L’interscambio economico della nostra provincia con Israele è insignificante e potrebbe essere arrestato in qualunque momento senza causare danni al nostro territorio. Ma i collegamenti portuali, invece, sono numerosi e la natura e la dimensione degli scambi viene occultata. In particolare sono accuratamente nascosti i traffici di armi.
Ravenna in Comune domanda ancora una volta al Sindaco di non scordare che lui stesso ha detto ormai un anno fa: «Non si può continuare a far finta di non vedere e non sapere che contribuire al massacro di Gaza è disumano». E che nella stessa occasione ha ribadito: «C’è sempre una parte dalla quale stare e l’Emilia-Romagna e Ravenna hanno ben chiaro quale sia: quella delle vittime innocenti e degli ostaggi, non quella dei Governi criminali e delle organizzazioni terroristiche. Ogni azione, compresa l’inazione, è un’azione politica».
Basta con l’inazione. Sia lo stesso Sindaco a chiedere i dati che vengono nascosti sui traffici con Israele. Sia lo stesso Sindaco a disporre la cessazione di quei traffici per quanto in suo potere. Sia lo stesso Sindaco a chiedere alla Regione e allo Stato di fare la propria parte perché ciò avvenga senza che siano lavoratrici e lavoratori a pagarne il prezzo.
Interrompiamo ogni legame con Israele. Facciamo di Israele il paria del mondo. A partire da Ravenna. Presto saremo sotto lo scalone di Piazza del Popolo per ricordarlo al Sindaco. Fuori Israele da Ravenna a cominciare da Palazzo Merlato!
[A Ravenna, che pure ha visto sventolare a bandiera di Israele da Palazzo Merlato, la bandiera della Palestina non è mai stata appesa ai palazzi istituzionali. Ad opera della cittadinanza, però, la bandiera della Palestina sta orgogliosamente sotto al ponte di via Cavina a Ravenna]
#RavennainComune #Ravenna #porto #Israele #Palestina
_______________________

Israel’s Ben-Gvir shows site of planned gallows for Palestinian prisoners
Fonte: Arab News del 19 agosto 2026
