RIPUDIAMO I TRAFFICI DI GUERRA

Ieri 30 luglio come Ravenna in Comune abbiamo partecipato al presidio davanti all’Agenzia delle Dogane indetto dal “Coordinamento popolare contro i traffici di armi nel porto di Ravenna” per pretendere che vengano rivelati i dati nascosti dei traffici di armi nel porto di Ravenna. La Direzione delle Dogane ha ufficialmente affermato che non intende rendere pubbliche le informazioni che sarebbe tenuta a comunicare in base alle vigenti normative sulla trasparenza. Ha messo nero su bianco che il “dato quantitativo in merito al materiale bellico o ai componenti di armamenti partiti dal Porto di Ravenna” non lo fornirà e ha chiesto il supporto del Consiglio di Stato (contro il TAR Emilia Romagna) adducendo la “rilevanza militare complessiva del Porto di Ravenna e la sua strategicità”. Citando “la sicurezza nazionale” le Dogane affermano l’indispensabilità di evitare che il dato venga “conosciuto anche dalle potenze straniere (posto che l’istanza di accesso è stata presentata da una giornalista, per cui la relativa risposta è destinata ad essere pubblicata e divulgata su uno o più testate giornalistiche), soprattutto nei tempi attuali, caratterizzati dalla instabilità delle relazioni internazionali e da conflittualità e bellicismo diffusi”.

In realtà, nascondendo dati che doveva normalmente rendere pubblici in base ad una legge appositamente emanata 36 anni fa (Legge 185 del 1990) le Dogane hanno reso noto più di quanto hanno occultato.

Innanzi tutto quello che non è un corpo militare ma una semplice agenzia fiscale sta dando per scontato come normale a livello di Pubblica Amministrazione un comportamento da guerra imminente, dove il Governo nazionale continua a negare in ogni occasione qualunque intendimento di entrare in guerra (Meloni al Parlamento: “Non siamo in guerra e non vogliamo entrarci”). Inoltre nasconde dati commerciali (import/export della categoria merceologica degli armamenti) che dovrebbe rendere pubblici, benché il Governo affermi che addirittura i dati militari non sono un segreto (Crosetto al Parlamento sui voli militari transitati dalle basi militari italiane: “Il Governo italiano e la Difesa non hanno alcun problema a rendere pubblici tutti i numeri dei voli. Non c’è nulla da nascondere”). E poi si tratta di dati aggregati del porto di Ravenna nascosti per evitare che li possano conoscere “potenze straniere”, nonostante una apposita relazione prevista dalla Legge 185 del 1990 obblighi già a rendere pubblici i dati aggregati a livello di Paese. Se l’Italia non è in guerra né intende andarci, perché la Pubblica Amministrazione nega alla cittadinanza le informazioni che dovrebbe fornire adducendo il rischio che “potenze straniere” non meglio identificate leggano anch’esse i giornali?

Ma, soprattutto, l’Agenzia delle Dogane dà come avvenuta la trasformazione del porto di Ravenna, che da scalo commerciale avrebbe assunto una “rilevanza militare complessiva del Porto di Ravenna e la sua strategicità”.

Ravenna in Comune chiede alle forze politiche e sociali di svegliarsi. Il porto di Ravenna appartiene alla collettività che lo ha voluto e realizzato a prezzo di considerevoli sacrifici economici e anche di sangue (dei lavoratori). Zaccagnini e Cavalcoli, a cui sono state dedicate per questo le due dighe di accesso al porto, hanno contribuito alla nascita del porto moderno per lo sviluppo commerciale e industriale di Ravenna in un contesto di pace. Ravenna non è un porto d’armi e non vuole esserlo. I dati che le Dogane nascondono servono per capire fin dove ci siamo già spinti senza che nessuno lo sapesse. Le banchine del nostro porto servono per dare lavoro alla nostra gente o per uccidere altra gente al di là del mare? Ravenna non vuole essere complice del genocidio palestinese ma nemmeno della morte di altre persone in altri conflitti. Né il porto deve diventare possibile obiettivo di attentati terroristici, atti di guerra e simili come è già il rigassificatore. 

Chiediamo alle forze politiche di maggioranza e di opposizione, ai sindacati, alle lavoratrici e ai lavoratori, alle associazioni e ai collettivi, alle studentesse e agli studenti, alla cittadinanza tutta di rivendicare il nostro comune diritto a sapere cosa stanno facendo del nostro porto. Il nostro passato è trascorso perché il nostro presente e il nostro futuro si svolgessero in pace.

Ripudiamo i traffici di guerra!

[nella foto: un momento del presidio davanti alle Dogane nel porto San Vitale]

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Nuovo presidio davanti alle Dogane per chiedere la pubblicazione dei dati sul traffico di armi nel porto di Ravenna

Fonte: Ravenna Web Tv del 30 luglio 2026

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