
L’altro ieri tutta l’area urbana di Ravenna è rimasta senz’acqua. Si tratta di una situazione che ha catturato l’attenzione e reso di malumore la cittadinanza per la vastità dell’area interessata e per la durata di tempo della interruzione. Ma non è niente di nuovo. Interruzioni di anche maggiore durata ma interessanti aree più delimitate sono assolutamente frequenti. E, allo stesso tempo, inaccettabili. E però tranquillamente accettate dalle Istituzioni nonostante sia assolutamente chiara la responsabilità che incombe sul gestore del servizio idrico. La convenzione per la gestione del servizio a Ravenna pone infatti in capo al gestore la manutenzione ordinaria e straordinaria dell’intera rete.
Nel lontano 2017 Ravenna in Comune, appena entrata in Consiglio Comunale, propose di vincolare il gestore all’esecuzione di «un programma sia di risanamento dei materiali di rete sia di riduzione delle loro perdite che causano dispersioni nella distribuzione». Dopo un anno di limbo la proposta venne respinta dalla maggioranza. Cosa c’era di sbagliato nella proposta? Niente. Di sbagliato c’era e c’è solo il gestore: Hera.
Hera è una creatura del centrosinistra. Correttamente l’ex sindaco ed ex senatore Mercatali ne ha rivendicato la paternità (o maternità): uno dei più terrificanti esempi della politica liberista al cui servizio il centrosinistra si è votato non diversamente dalla destra. Con l’operazione Hera si è fatta fuori la gestione pubblica a favore della completa privatizzazione di utenze e servizi con successiva messa sul mercato delle azioni. Un risultato degno del miglior thatcherismo. Talmente “buono” che la parte pubblica, grazie a questa operazione, ha perso il controllo su quello che un tempo gestiva, riceve solo una frazione degli utili da spartire con i privati e resta comunque vincolata a fare in modo che gli interessi di Hera non siano mai messi in discussione.
I clienti di Hera sono le cittadine e i cittadini degli enti locali azionisti costretti a pagare salati i servigi di una multiutility che ha tutto interesse a ridurre al minimo le uscite e massimizzare le entrate in modo da distribuire lauti utili agli azionisti, specie quelli privati che sono diventati la maggioranza. Il rischio imprenditoriale è talmente inesistente che Hera già oggi è in grado di prevedere l’entità dei dividendi da corrispondere sino al 2029.
Nel 2027, quando scadrà l’attuale convenzione, la previsione è di un dividendo pari a 17 centesimi per azione. La convenzione doveva cessare nel 2023 ma l’Emilia Romagna a guida del centrosinistra ha prorogato con Legge Regionale 21 ottobre 2021, n.14 l’assegnazione a Hera del Servizio idrico sino al 31 dicembre 2027: 4 anni oltre quanto originariamente consentito. E si parla di un servizio che, dal referendum sull’acqua pubblica del 2011, avrebbe dovuto semplicemente veder sparire la gestione del privato! Un referendum al quale il PD si accodò per fini elettoralistici per poi sabotarne, in pieno accordo con le destre, gli esiti.
Se dunque lunedì una grave perdita d’acqua ha causato l’interruzione dell’erogazione in tutta la Città, la cittadinanza dovrebbe capire che la causa principale non va ricercata nella specifica conduttura in ghisa di via Baccarini che si è dovuta sostituire. La causa prima sta nella mancata attuazione dell’esito del referendum del 2011 da parte del centrosinistra e della destra. Due parti che litigano solamente per decidere chi sarà il prossimo più degno servitore di Hera e delle altre multiutility e degli speculatori vari che si spartiscono le ricche entrate a spese della cittadinanza beffata. Perché con un sistema di questo genere le uniche perdite di Hera e soci saranno sempre e solo quelle che escono dai tubi dell’acquedotto. Ma tanto quelle a pagarle è la cittadinanza…
[nell’immagine: via Baccarini allagata per il cedimento di una delle principali condutture idriche urbane]
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Ravenna, rubinetti a secco per tutta la notte: stop all’acqua in città
