INDOVINO PORTUALE CERCASI

Gli antichi credevano che il linguaggio che gli dèi usavano quando parlavano ai mortali fosse talmente diverso da quello comune da risultare incomprensibile. Oggi sono le Istituzioni locali a credersi così superiori ai comuni cittadini da potersi permettere il linguaggio incomprensibile degli dèi quando parlano del porto.

Come spiegare altrimenti le parole del Sindaco quando chiede e non chiede alle Dogane di Ravenna di fornire i dati delle armi transitate dal nostro porto? Prima sembra volerle: «Cittadini, istituzioni e lavoratori dei porti meritano di sapere, per poter giudicare, verso quali Paesi vengono inviate le armi e per quali fini». Ma dopo aver confermato di non aver ricevuto alcuna risposta di quanto richiesto alle Dogane, di ciò le ringrazia: «Colgo l’occasione per ringraziare il personale delle Dogane di Ravenna che sta svolgendo un lavoro egregio nel nostro scalo». Li vuole o non li vuole quei dati? Certo c’è il diritto ad ottenerli per via giudiziaria: «Credo che la costituzione dei cittadini sia legittima». Me meglio di tutto è non esercitarlo: «Il Comune non si costituisce accanto ai cittadini contro un altro ente». E dunque? Quei dati vuole che vengano resi disponibili alla collettività oppure che restino celati? Che poi il linguaggio diventa ancora più “divino” quando si unisce al presidente della Regione per implorare «di evitare il moltiplicarsi delle richieste e la diffusione di dati parziali che, in assenza di elementi di confronto, rischiano di distorcere la percezione del singolo scalo rispetto alle sue vocazioni distintive». Boh!

Non è però l’unico vertice istituzionale a parlare il linguaggio degli dèi affrontando il tema porto. Il Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale ha commentato le ultime statistiche rese note dalla stessa AdSP-MACS: «I traffici del porto di Ravenna seguitano a crescere, a testimonianza dell’ottimo lavoro svolto dai terminalisti, dai servizi tecnico-nautici e in generale da parte di tutta la comunità portuale». Quei dati, però, riportano un calo vistoso per il mese di agosto a confronto con lo stesso mese dello scorso anno. «Il mese di agosto 2026 ha registrato una movimentazione complessiva di 1.768.987 tonnellate, in calo del 20,5% (455 mila tonnellate in meno) rispetto allo stesso mese del 2025». Il dato negativo è confermato per il mese di settembre: «Nel mese di settembre 2026, sulla base dei primi dati rilevati dal PCS, la movimentazione complessiva è stimata in oltre 2,1 milioni di tonnellate, con un calo di oltre 200 mila tonnellate (-9%) rispetto a settembre 2025». Cosa significa dunque crescere quando si cala? I portuali vengono rimandati a casa perché nel solo mese di agosto sono arrivate venti navi in meno dello stesso mese dello scorso anno, ma va tutto bene?

Certo, il problema non nasce oggi. Negli anni ci siamo dovuti beccare oracoli come “l’antifascismo dei fondali” del precedente Sindaco o le “rassicurazioni” del precedente Presidente A.P. sul cimitero navale. Tutto senza che mai fosse possibile capire cosa intendessero effettivamente dire o come quelle parole si rapportassero ad un reale che appariva profondamente differente da quanto enunciavano.

Gli antichi risolvevano il problema della comunicazione con gli dèi attraverso figure appositamente incaricate: gli indovini. A loro spettava decodificare ciò che ai comuni mortali appariva incomprensibile. Allora come Ravenna in Comune, seguendo l’insegnamento degli antichi, proponiamo anche a Ravenna di istituire una figura specifica che provi a spiegare cosa cavolo vogliono dire le Istituzioni quando parlano del nostro porto. Dopo tutto si tratta di una infrastruttura fondamentale per la nostra economia ma, allo stesso tempo, di un luogo potenzialmente pericoloso per i lavoratori e la città, non sapendo quali armamenti vi transitino. E questo vale anche per gli insediamenti a rischio di grave incidente che lo contornano. Considerato inoltre che è anche una fonte di rischi per la sicurezza sul lavoro e di insalubrità per chi vi viene a contatto. Ricordiamo a questo proposito come avessimo chiesto un Osservatorio sulla legalità e sicurezza del lavoro, mai istituito nonostante l’approvazione da parte del Consiglio Comunale. Ricordiamo di aver più volte inutilmente tentato di instaurare un dialogo sul porto con i Sindaci e con i Presidenti AP che si sono succeduti senza aver mai avuto riscontro (salvo qualche rara eccezione). Lavori portuali, Berkan B, Undersec, merci pericolose, omicidi di lavoro, armi, PM10: sono solo alcuni esempi di tematiche fondamentali da noi sollevate ma rimaste per aria…

Dunque, a nostro giudizio, è ormai rimasta una sola chance a disposizione della cittadinanza per avere informazioni attendibili e comprensibili sul porto di Ravenna. Ravenna in Comune propone pertanto l’istituzione dell’indovino portuale. Perché tirare ad indovinare è l’ultima risorsa rimasta a nostra disposizione quando le istituzioni aprono bocca sul nostro porto evitando accuratamente di parlar chiaro!

[nell’immagine: la Royad Mammadov colpita e affondata mentre portava un carico di 6mila tonnellate mais dal porto ucraino di Izmail al terminal Docks Cereali del porto di Ravenna. E se invece che nel Mar Nero fosse stata colpita dentro il porto canale? A domande come queste le Istituzioni sono in grado di rispondere senza ambiguità?]

#Ravenna #RavennainComune #porto

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Fonte: Ravenna&Dintorni del 10 ottobre 2026

 

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