
Ieri è stata diffusa la sentenza con cui il Consiglio di Stato ha dato ragione a Linda Maggiori e al suo avvocato Andrea Maestri. Dunque la precedente sentenza con cui i giudici del TAR Emilia-Romagna avevano ordinato alle Dogane di fornire il dato quantitativo degli armamenti in transito dal porto di Ravenna diventa pienamente applicabile. E considerato che la richiesta era stata formulata nel gennaio scorso, la risposta è attesa con estrema urgenza.
Ravenna in Comune ringrazia Linda Maggiori e Andrea Maestri, chi ha supportato la richiesta in giudizio e chi lo ha fatto sul territorio, in particolare il coordinamento popolare contro i traffici di armi nel porto di Ravenna e le tante cittadine e cittadini, associazioni, organizzazioni politiche e sindacali, collettivi, ecc. ecc.
Specularmente la sentenza ha dato torto alle Dogane e all’Avvocatura dello Stato. E al Governo naturalmente. E ai trafficanti di armi, naturalmente. Ma non solo a loro. Lo sottolinea molto correttamente Andrea Maestri accompagnando sui social la diffusione integrale il testo della sentenza: «Questa vittoria non è, purtroppo, la vittoria del Comune di Ravenna e della Regione Emilia Romagna, a cui avevamo chiesto di sostenere la nostra giusta battaglia nell’interesse della comunità locale e regionale ma che hanno ritenuto, legittimamente, di percorrere altre strade: c’è delusione e amarezza, per questo».
È molto peggio di così: il Sindaco, corresponsabile assieme al Presidente della Regione di una vergognosa letterina a Babbo Natale (giusto per fare ammüìna) invece di schierare le Istituzioni dalla parte del diritto alla trasparenza, ora (dichiarazione di ieri) prova a intestarsi quanto aveva cercato di scongiurare. «Si tratta di una notizia che accogliamo con soddisfazione. Finalmente viene riconosciuto il valore e la necessità della trasparenza che consente a cittadini e amministrazioni di conoscere cosa transiti e cosa si esporti dai porti» così Barattoni. E subito, a scanso di equivoci aggiunge che si tratta di dati «fondamentali per poter giudicare le politiche commerciali che, purtroppo, ormai sono sempre più legate a quella estera e di difesa». Purtroppo? O, sotto sotto, si tratta di un legame che a Palazzo Merlato si accetta con piacere? Il dubbio sarebbe legittimo considerata l’appartenenza del Sindaco ad un partito, il PD, fortemente sbilanciato sull’invio di armi a Paesi in guerra e sul riarmo europeo. Ma è proprio solo un dubbio?
Nei fatti il Sindaco non contrasta in alcun modo che un porto commerciale come quello di Ravenna sia sempre più legato alla “difesa” e cioè sia pienamente inserito nella logistica UE della guerra. E anche per il Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale il comparto “militare” deve affiancare quello commerciale. Questa una sua dichiarazione dell’altro ieri: «Sono stato a Bruxelles con i presidenti di Venezia e Trieste, Matteo Gasparato e Marco Consalvo, e i colleghi di Fiume e Capodistria, per la presentazione di uno studio di Ispi che suggeriva al Parlamento europeo di finanziare questa macroregione riconoscendone il ruolo commerciale, ma anche militare. Porti come i nostri sono fondamentali».
Per noi no. Soltanto ieri come Ravenna in Comune avevamo denunciato l’atteggiamento ambiguo delle Istituzioni per quanto riguarda il ruolo del nostro porto (“Indovino portuale cercasi”). Già oggi dobbiamo dire che sempre più l’ambiguità lascia spazio alla chiarezza: la chiarezza del favore verso i traffici di armi e della non ostilità alle guerre da parte delle Istituzioni! Ci riconosciamo allora completamente nella posizione assunta dal Coordinamento popolare contro i traffici di armi nel porto di Ravenna, del quale peraltro Ravenna in Comune è parte:
«Questo però è solo un primo passo, non ci basta sapere quante armi passano, vogliamo bloccarle. Il 30 ottobre a Ravenna stiamo organizzando una grande manifestazione, Ravenna infatti aderisce allo sciopero internazionale dei porti indetto da USB e da altri sindacati internazionali, con quasi 100 porti nel mondo che scioperano contro la guerra e il traffico di armi. Noi ci saremo, Ravenna ci sarà».
La lotta perché Ravenna mantenga un porto esclusivamente civile, che sia totalmente chiuso ai traffici di armi (dual use compreso) e smetta di essere complice del genocidio in Palestina non è finita!
[nell’immagine: uno striscione appeso durante la manifestazione dell’8 ottobre 2026 in Piazza del Popolo in concomitanza all’udienza davanti al Consiglio di Stato che solo ieri ha reso pubblica la propria decisione in favore delle richieste dei manifestanti]
#Ravenna #RavennainComune #porto #armi
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Le Dogane devono rivelare quante armi passano dal porto di Ravenna: ora lo dice anche il Consiglio di Stato. “Abbiamo vinto”
Fonte: Il Resto del Carlino del 16 ottobre 2026
