SEVESO: A RAVENNA 26 IMPIANTI A RISCHIO

Ieri si è ricordato il 50simo anniversario dalla diffusione della nube tossica di diossina da parte della ICMESA in una vasta area interessante i comuni lombardi di Seveso, Meda, Cesano Maderno, Limbiate e Desio. Era il 10 luglio 1976.

Da allora si sono succedute norme europee e successive norme attuative italiane per il monitoraggio del rischio di incidenti industriali rilevanti (impianti RIR) e per la loro prevenzione: la cosiddetta normativa Seveso. Da allora, ogni volta che da qualche parte si ha notizia di accadimenti di questo tipo, la domanda che ci si pone è: può accadere anche da noi? Lo stesso accadde quando il 4 agosto 2020 esplose nel porto di Beirut un deposito di nitrato di ammonio. Ci pensò l’allora Presidente dell’Autorità Portuale di Ravenna (deceduto pochi giorni fa), all’epoca presidente dell’Associazione che raggruppa tutti i porti italiani, a rassicurare (“Nitrato d’ammonio, in Italia le norme sono rigide”, Il sole 24Ore del 7 agosto 2020): «Da quanto mi risulta non ci sono depositi di nitrato di ammonio nei porti italiani».  

Solo che l’informazione fornita era fuorviante. Come Ravenna in Comune precisammo che il nitrato di ammonio, come l’Ente Porto ben doveva sapere, era depositato nei pressi del Canale portuale ravennate dalla società Yara (che ha ereditato l’attività storicamente svolta dal ANIC Agricoltura) che, infatti, è un impianto a rischio Seveso. È l’unico? Certo che no! La comprensibile attenzione ridestata a Ravenna dalla vicenda di Beirut (più di 200 morti, oltre 7mila feriti e 300mila senza casa) consentì di fare il punto. A Ravenna c’erano 34 impianti rientranti nella normativa Seveso a livello di provincia e 25 a livello di comune.   

Come scrivevamo allora: «Se è vero che il rischio zero non esiste è però opportuno sia fare di tutto per arrivare vicino all’obiettivo che consentire alla collettività di sapere quale sviluppo economico si è scelto per il territorio e quali conseguenze, anche a livello di sicurezza, questo implica». Questo significa, secondo noi, attuare politiche per ridurre progressivamente il rischio di incorrere in un incidente industriale rilevante. Si tratta di un rischio che, peraltro, a Ravenna espone la cittadinanza ad un pericoloso effetto domino visto che la maggioranza di insediamenti di questo tipo si trova a breve distanza l’uno dall’altro entro l’area portuale.

Le giunte comunali a guida PD non condividono questo approccio di buona amministrazione. Ricordiamo bene la faciloneria con cui si affrontò il tema rigassificatore, addirittura richiedendolo da parte del Sindaco, ribaltando la decisione assunta dall’Amministrazione precedente. Non a caso adesso gli impianti a rischio invece di diminuire sono aumentati: sono 26 a livello comunale (35 in tutta la provincia). Un record italiano!

Vale ancora quanto scrivevamo proprio in relazione all’esplosione di Beirut: «Sapere dal Sindaco che esistono piani redatti dall’impresa ma vagliati dalle amministrazioni competenti e che queste ultime effettuano ispezioni proprio relativamente al rispetto di detti piani è importante proprio per garantire che da parte della cittadinanza vi sia affidamento nei confronti dei rappresentanti politici piuttosto che motivata diffidenza». A questo proposito è interessante sapere che nessuna ispezione risulta effettuata per l’impianto SNAM FSRU ITALIA S.R.L., ossia il rigassificatore, stando ai dati riportati da ARPA Emilia-Romagna (ultimo aggiornamento 18 febbraio 2026). Eppure l’indimenticato Piero Angela era stato chiarissimo a definirlo: «l’incidente più catastrofico immaginabile fra tutte le fonti energetiche».

Ravenna in Comune auspica che l’anniversario dal disastro ICMESA sia da stimolo ad una revisione delle politiche comunali e, comunque, ci aspettiamo dal Sindaco un aggiornamento sull’effettuazione delle ispezioni previste dalla vigente normativa sul sistema di gestione della sicurezza del rigassificatore.

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Disastro di Seveso, Mattarella: “Punto di svolta per la coscienza della sicurezza ambientale in Ue”

Fonte: Rai News del 10 luglio 2026

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