PORTO: OLTRE I LUOGHI COMUNI

Leggiamo da una nota inviata alla stampa che TCR, ossia la società costituita appositamente per gestire il terminal container di proprietà di SAPIR, ha festeggiato il quarto di secolo. Il suo presidente, ex vicesindaco ed ex segretario del partito repubblicano ravennate, ha rilasciato una dichiarazione per l’occasione, mettendo in evidenza che «tutto il porto di Ravenna sta crescendo e con esso TCR rappresenta una realtà con importanti risultati positivi e nuovi clienti guadagnati anno dopo anno».

Ravenna in Comune ritiene importante ribadire a questo proposito alcuni dati. Non per inutile polemica ma perché solo facendo chiarezza sui dati si possono mettere in fila i problemi e cercare di risolverli. Prima di tutto, però, è indispensabile fare piazza pulita dei luoghi comuni che rischiano di offuscare la reale situazione del porto.

Innanzi tutto non è corretto affermare che il porto sta crescendo se non si precisa che l’incremento registrato dalle statistiche diffuse dall’Autorità di Sistema Portuale deriva in larga parte da «un’infrastruttura che genera valore soprattutto per chi la gestisce». Così si legge sulla stampa una convincente definizione di quel rigassificatore che opera al largo di Punta Marina e che con il lavoro del nostro porto non c’entra nulla. Fa prova il servizio rimorchio appositamente diviso in due ambiti distinti, uno portuale e uno dedicato alle attività a favore del rigassificatore, ciascuno con specifici assetti operativi, tariffe e sistemi contabili. Nell’ultimo decennio le movimentazioni del porto sono oscillate sempre tra 25 e 27 milioni di tonnellate (salvo che per l’anno 2020 condizionato negativamente dalla pandemia). Se nel 2025, secondo le statistiche dell’Autorità Portuale, sono stati superati i 28 milioni di tonnellate è solo grazie al milione abbondante di tonnellate di GNL scaricato presso il rigassificatore. A consuntivo del primo trimestre di quest’anno il trend è confermato: gli scarichi presso la FSRU BW Singapore superano le 400mila tonnellate con un incremento della categoria merceologica di quasi il 289% rispetto al trimestre 2025 in cui il rigassificatore non era in funzione. E nella relazione trimestrale 2026 SNAM riconosce che l’incremento dei ricavi registrato nello stesso periodo dalla società (rispetto al primo trimestre 2025) si deve in gran parte al «contributo del terminale FSRU di Ravenna, entrato in esercizio a maggio 2025» e lo quantifica in «+18 milioni di euro». Non possiamo dunque che condividere la giusta domanda che si pone la stampa locale: «è lecito chiedersi quale sia il beneficio concreto per la comunità locale».

Veniamo allo specifico dei traffici container. A Ravenna sono due i terminal attrezzati per movimentare in largo numero questa tipologia di confezionamento delle merci. Uno è il Terminal Container Ravenna gestito appunto da TCR, società detenuta in maggioranza da SAPIR e in minoranza dal gruppo tedesco Contship. TCR informa di essere in grado di movimentare sino a 380.000 Teus all’anno. L’altro terminal è gestito dalla società Setramar, detenuta in maggioranza dal fondo americano Davidson Kempner. Quest’ultimo si dichiara in grado di movimentare 100mila container all’anno. Lo scorso anno il porto di Ravenna, nella sua interezza, ha movimentato 212.421 Teus. È evidente dunque l’eccesso di capacità del porto rispetto ai traffici che sviluppa in questo settore. Il che porta a chiedere a cosa dovrebbe servire il chilometro di nuove banchine realizzato dall’Autorità Portuale proprio per un nuovo terminal container immobilizzandoci enormi preziose risorse pubbliche. Il trasferimento che era previsto per quest’anno è adesso posposto agli anni ‘30 (senza precisare il secolo, però…).

Non basta, perché il quadro è ancora più fosco se viene inserito nel più ampio contesto nord-adriatico. Non c’è infatti una gran differenza tra quanto movimentava il porto di Ravenna quando il terminal container era ancora gestito direttamente da SAPIR e quanto movimenta adesso. Una trentina di anni fa, nel 1995, il porto macinava infatti 193.374 TEUs: meno di 20mila TEUs di differenza rispetto ad oggi. Le cose sono però andate molto diversamente negli altri due porti italiani che condividono con Ravenna l’areale di riferimento. Venezia nel 1995 movimentava 127.878 TEUs mentre lo scorso anno è arrivata a 532.762 TEUs. Oltre 400mila TEUs in più. Anche Trieste come Venezia trent’anni fa movimentava molti meno container di Ravenna. Erano 150.013 TEUs nel 1995. Lo scorso anno Trieste ha movimentato 681.733 TEUs. Ben 530mila TEUs in più. E questo senza guardare dall’altra parte dell’Adriatico: sia il porto di Rijeka (Fiume) che quello di Koper (Capodistria) sono infatti a distanza stratosferica dagli “importanti risultati” vantati da Mingozzi.

Come Ravenna in Comune ci auguriamo che una sana presa d’atto della reale portata dei risultati del nostro scalo consenta al Sindaco e al Presidente dell’AdSP di affrontare la questione del porto di Ravenna, degli investimenti passati e di quelli in programma, della loro sostenibilità economica ed anche di quella morale, visto che TCR ha il maggior numero di collegamenti marittimi proprio con lo Stato genocidario di Israele, senza cullarsi troppo sui sogni di una crescita ancora tutta da costruire.

#RavennainComune #Ravenna #Sapir #porto #container #TCR

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ravenna notizie

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Fonte: Ravennanotizie del 13 giugno 2026

 

 

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