
Nello scorso febbraio ENI si è aggiudicata 29mila km² di licenza per l’esplorazione offshore di idrocarburi nella provincia petrolifera della Sirte, in una regione della Libia controllata dalle forze del generale Khalifa Haftar. Nel maggio scorso la UE ha concluso un accordo di rafforzamento delle della capacità delle forze libiche di intercettare, respingere e detenere le persone che tentano di lasciare la Libia per l’Europa. L’accordo prevede la formazione militare e la costruzione di un centro regionale di coordinamento marittimo con sede nella Cirenaica. Ieri una farsa giudiziaria di un magistrato al soldo di Haftar ha prolungato indefinitamente la detenzione dei 10 volontari della Flotilla di Terra sequestrati il 24 maggio scorso per conto di Israele. Nel gruppo ci sono anche due italiani ma il nostro Governo fa solo finta di attivarsi. Le ragioni, alcune delle ragioni, sono quelle scritte in premessa. L’Italia è complice di Israele e Haftar è partner dell’Italia. Se le persone non vengono rilasciate è perché va bene così…
Cosa c’entra Ravenna in tutto questo? La Libia è lontana… ma non così lontana. Sempre in maggio è partita per la Libia una piattaforma realizzata dai cantieri Rosetti nell’ambito di un progetto da 1 miliardo e 300 milioni di euro (Bouri Gas Utilization Project), commissionato da Eni in joint venture con N.O.C., la società petrolifera nazionale della Libia. Società che, come rivelano le Nazioni Unite, è sempre più infiltrata da Haftar nei suoi loschi traffici di contrabbando petrolifero. Ed Eni, partner di tutte le Libie, è naturalmente di casa a Ravenna, dove riesce a sviluppare qualunque propria iniziativa potendo anticipatamente contare sulla benevolenza dei partiti che amministrano Ravenna ma anche di un’opposizione sempre prona ai voleri del cane a sei zampe. Dunque?
Dunque come Ravenna in Comune chiediamo che le Istituzioni ravennati abbiano un soprassalto di dignità e si muovano verso i loro interlocutori per fare pressioni sul Governo italiano e anche su quello libico per il rilascio dei 10 volontari della Global Sumud Land Convoy: il convoglio che cercava di raggiungere Gaza da terra. Il Sindaco, ce lo ricordiamo bene, ha avuto parole ferme sulla Palestina: «C’è sempre una parte dalla quale stare e l’Emilia-Romagna e Ravenna hanno ben chiaro quale sia: quella delle vittime innocenti e degli ostaggi, non quella dei Governi criminali e delle organizzazioni terroristiche. Ogni azione, compresa l’inazione, è un’azione politica». Eravamo a settembre 2025 e le manifestazioni in tutto l’Occidente, Ravenna compresa, non consentivano più a lungo di continuare con la politica dello struzzo. Erano solo parole di circostanza?
Per noi quel che è detto è detto. Barattoni, siamo con le vittime innocenti palestinesi e gli ostaggi della Sumud Flotilla o con i Governi criminali e le organizzazioni terroristiche della Libia e di Israele? Come Ravenna in Comune continuiamo ad aspettare un cenno di vita dallo smemorato di Palazzo merlato: il nome Libia non può risvegliarlo solo per farlo lamentare quando qualche migrante riesce a scappare e, salvato, sbarca alla Fabbrica Vecchia…
[nell’immagine: anche Ravenna fa buoni affari con la Libia…]
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Farnesina, ‘prolungata la detenzione dei due italiani della Flotilla in Libia’
Fonte: ANSA del 2 giugno 2026
