
Martedì in Consiglio Comunale il Sindaco ha detto che conferma la promessa sua e della Giunta di impegnarsi a fare in modo che il MASE, cioè il Ministero Ambiente e Sicurezza Energetica, non rinnovi la concessione Angela-Angelina. Sarebbe una buona notizia se non avesse aggiunto che «essendo un rinnovo il MASE non deve attivare nessun momento di confronto con gli Enti locali, né con il Comune né con la Regione». E dunque, per ammissione del Sindaco, il suo impegno vale zero. Per chi ha buona memoria, e Ravenna in Comune ce l’ha buonissima, il 6 luglio 2017 il suo predecessore e attuale Presidente della Regione dichiarava in un comunicato ufficiale: «Ho ricevuto ieri una lettera dell’amministratore delegato di Eni, ingegner Claudio Descalzi, in risposta alla mia richiesta di chiudere il prima possibile, e quindi in anticipo rispetto alla scadenza della concessione in essere la piattaforma Angela-Angelina, perché non sostenibile da un punto di vista ambientale. La risposta di Descalzi sancisce l’impegno di Eni ad attivarsi concretamente in tal senso». Se dopo una decina d’anni siamo ancora qui a parlarne significa che non se n’è fatto nulla, ma almeno de Pascale aveva individuato chiaramente l’attore: ENI e non il Ministero va interpellato dal Comune per chiudere Angela-Angelina.
Assumere un impegno e poi dire che dipende dal Ministero retto da Pichetto Fratin equivale ad una presa in giro. L’ennesima. Il Comune deve agire nei confronti di ENI ed è assolutamente in grado di azionare leve importanti per ottenere la chiusura di Angela-Angelina sol che non faccia semplicemente finta come ha fatto sino ad oggi. Senza la collaborazione del Comune ENI non potrebbe fare tutto quel che vuole sul nostro territorio senza incontrare ostacoli. È l’atteggiamento protettivo del Comune nei confronti del cane a sei zampe a consentirglielo. Qualche esempio:
- ENI sta realizzando a Ravenna il suo progetto di enormi discariche di CO2 nel sottosuolo, rischioso costoso ed utile solo al paradigma estrattivista, con l’approvazione del Comune di Ravenna;
- ENI guadagna fior di palanche dal modello di rigassificazione abbracciato anche a Ravenna dopo che lo stesso Comune lo ha richiesto al Ministero;
- ENI riduce al minimo lo smantellamento delle piattaforme dismesse senza incontrare obiezioni da parte del Comune;
- ENI ridimensiona da anni le attività del petrolchimico senza che il Comune dica alcunché;
- ENI evita i costi di bonifiche “serie” realizzando sulle aree contaminate iniziative di minima con il beneplacito del Comune;
- ENI evita di sobbarcarsi i costi del mantenimento dell’archeologia industriale senza che il Comune avanzi obiezioni;
- ENI è un importante fattore di abbassamento del suolo ma non contribuisce ai costi affrontati dal Comune per tamponare le conseguenze.
E potremmo continuare l’elenco ma crediamo di aver reso sufficientemente l’idea. La sostanza è che il Comune può ottenere da ENI quanto, secondo de Pascale, era stato promesso già dieci anni fa. Con le buone o con le cattive. Ravenna in Comune ricorda all’opposizione che si è detta disposta a votare con la maggioranza un ordine del giorno in tal senso in Consiglio Comunale che è storia vecchia. Un ordine del giorno così era già stato votato nel 2016 ottenendo perfino l’approvazione dei repubblicani. Senza che cambiasse alcunché. Ravenna in Comune ricorda ad AVS, Sinistra Italiana e Verdi, che la loro presenza nella maggioranza di centrosinistra è stata ufficialmente motivata con la volontà di cessare per sempre le estrazioni dell’Angela-Angelina. Per sempre, non per finta.
Ravenna in Comune sollecita il Sindaco ad agire nei confronti di ENI per ottenere quanto già sa non potrebbe ottenere direttamente dal Ministero: la chiusura definitiva e lo smantellamento di Angela-Angelina. Ravenna in Comune e gli abitanti di Lido Adriano e Lido di Dante aspettano da almeno dieci anni un riscontro dal Comune di Ravenna!
[nell’immagine: Angela-Angelina vista dalla costa]
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La piattaforma Angela Angelina. Il sindaco: “Vicina alla costa, va chiusa”
