
Lo scorso mese di aprile 2026 gli eredi del “ventennio” al Governo hanno festeggiato gli 80 anni della fiamma tricolore che, dal Movimento Sociale Italiano fondato dai superstiti della Repubblica di Salò, è arrivata sino al Partito dei Fratelli d’Italia che esprime l’attuale Presidente del Consiglio. In quell’occasione Isabella Rauti ha ribadito: “Non si possono disconoscere le radici: è bene mantenere quel simbolo esattamente dov’è”. E chi meglio della sottosegretaria alla Difesa (ex moglie dell’appena scarcerato Gianni Alemanno) può dirlo? Chi meglio della figlia di Pino Rauti, fondatore di Ordine Nuovo, neofascista incarcerato per attentanti, segretario del MSI e poi della versione più fascista MSI-Fiamma Tricolore dopo la nascita di Alleanza Nazionale?
Ieri è stato l’anniversario dell’attentato all’Italicus. Attorno all’una del 4 agosto 1974, all’uscita dalla galleria degli Appennini, nei pressi della stazione di San Benedetto Val di Sambro una bomba fece esplodere l’Espresso 1486 Italicus diretto a Monaco di Baviera. Furono in 48 a rimanere straziati e altri 12 morirono, chi per l’esplosione e chi nell’incendio. Uno di loro fu Silver Sirotti, a cui Ravenna ha dedicato una strada a Fornace Zarattini. Era di Forlì, aveva 24 anni, faceva il controllore su quel treno. Non si trovava sulla carrozza dove esplose la bomba. Corse tra le fiamme per salvare i passeggeri e dalle fiamme non uscì.
La Commissione Parlamentare d’inchiesta sulla Loggia Massonica Propaganda 2 (la P2 guidata da Licio Gelli) presieduta da Tina Anselmi stabilì:
«che la strage dell’Italicus è ascrivibile ad una organizzazione terroristica di ispirazione neofascista o neonazista operante in Toscana; che la Loggia P2 svolse opera di istigazione agli attentati e di finanziamento nei confronti dei gruppi della destra extraparlamentare toscana; che la Loggia P2 è quindi gravemente coinvolta nella strage dell’Italicus e può ritenersene anzi addirittura responsabile in termini non giudiziari ma storico-politici, quale essenziale retroterra economico, organizzativo e morale».
La strage del treno Italicus fece seguito ai falliti attentati ferroviari di Silvi Marina (Pescara) del 29 gennaio e di Vaiano (Prato) del 21 aprile 1974, lungo la linea Firenze-Bologna, nonché l’arresto dei due neofascisti Kim Borromeo e Giorgio Spedini fermati in val Camonica con 57 chili di tritolo. La strage di Brescia del 28 maggio 1974 provocò 8 morti e 102 feriti: fu un attentato fascista compiuto contro una manifestazione convocata da istituzioni, sindacati e partiti politici dell’arco costituzionale contro la violenza fascista che da settimane imperversava a Brescia. Altri attentati fascisti investirono l’Italia in quei mesi del 1974: 13 marzo a Milano centro culturale «Antonio Gramsci» e agenzia pubblicitaria del «Corriere della Sera»; 15 marzo liceo Vittorio Veneto di Milano; 23 aprile sede del Psi di Lecco (riconosciuto giudiziariamente come tentata strage con uso di tritolo), Esattoria comunale di Milano e Casa del Popolo di Moiano (Perugia) con uso di dinamite; 30 aprile 3 distretti di polizia a Milano e abitazione del senatore della Dc Franco Varaldo a Savona; 8 maggio a Brescia sede del sindacato Cisl; 10 maggio assessorato all’Ambiente del Comune di Milano, palazzina di via Arnaud a Bologna (riconosciuto giudiziariamente come tentata strage) e automobile del procuratore di Treviso Carlo Macrí, colpita da una bottiglia incendiaria. Tutti i volantini trovati sui luoghi degli attentati erano stati battuti con la stessa macchina da scrivere impiegata per i comunicati di Ordine Nuovo.
Oggi, a 52 anni di distanza, ricordiamo il discorso pronunciato da Sandro Pertini, non ancora Presidente della Repubblica ma Presidente della Camera, il 5 agosto 1974:
«Onorevoli colleghi, ancora una volta ci raccogliamo e pieghiamo commossi e sdegnati sulle vittime innocenti e le enormi sofferenze causate da una nuova efferata e cinica strage. Vittime innocenti e ignare sono cadute stroncate dall’attuazione di un lucido disegno che, da piazza Fontana a Milano a piazza della Loggia a Brescia, sul treno a San Benedetto in Val di Sambro rivela gli obiettivi di un’unica strategia: utilizzare la tensione, il terrore e la strage per sovvertire con la violenza le istituzioni della nostra Repubblica democratica e antifascista. Con animo ferito e profondamente commosso esprimiamo, a nome del popolo italiano che qui rappresentiamo, il nostro intimo cordoglio ai parenti delle vittime innocenti e la nostra piena, umana, affettuosa solidarietà ai feriti e ai loro congiunti così duramente colpiti da questa infame tragedia. Ma commozione, esecrazione e sdegno rimarrebbero sterili e vuote parole se non fossero seguiti dall’impegno operante di stroncare e chiudere definitivamente questa inumana catena di orrendi delitti. Occorrono azioni decisive e risolutive contro chi è mosso da un odio tanto tenace: l’odio per la democrazia e la pace sociale, l’odio per le nostre libere istituzioni che rappresentano il popolo e quindi l’odio verso il nostro popolo stesso, che tante prove ha saputo dare e dà di civile convivenza, di democratica unità, di profonda, unitaria coscienza antifascista. Contro tali nemici della Costituzione e del nostro popolo lo Stato deve saper mobilitare tutte le sue strutture per agire inflessibilmente e senza ritardi. La pietà per le vittime non può seriamente esprimersi che nell’operante impegno di tutti che sarà fatta piena giustizia colpendo inflessibilmente esecutori, mandanti e finanziatori ovunque si trovino o si annidino. Vogliamo e dobbiamo assolvere le nostre responsabilità e il nostro impegno politico con lo stesso spirito che animò la lotta partigiana e la Resistenza, per riscattare di fronte alle nostre coscienze e di fronte al mondo intero l’onore e la dignità civile e democratica del nostro popolo e della nostra nazione dalla dittatura fascista».
Dopo gli anniversari delle stragi della stazione di Bologna e del treno Italicus Ravenna in Comune insiste a ricordare a chi dimentica troppo in fretta quali sono le radici fasciste del Governo Italiano e ricorda, allo stesso tempo, nelle parole di Sandro Pertini, quali sono le nostre.
Ora e sempre Resistenza.
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Silver Sirotti, la dodicesima vittima dell’Italicus
