IL RAZZISMO E’ UN REATO

C’è una evidente contraddizione nella campagna “negozio italiano” promossa anche a Ravenna dalla destra che si riconosce in Vannacci. Da una parte viene dipinta come un’attività promozionale della proprietà italiana di una attività commerciale: «Esporre l’adesivo Negozio Italiano sulla propria vetrina significa comunicare in modo immediato un’identità precisa: quella di un’attività radicata in Italia, che opera con responsabilità diretta e che appartiene pienamente alla comunità economica del nostro Paese». Per questo «possono richiedere l’adesivo:

  • i titolari di attività commerciali cittadini italiani
  • le società interamente di proprietà italiana».

Dall’altra viene dichiarato alla stampa che non è questione di proprietà ma dei prodotti commercializzati e Futuro Nazionale dichiara di essere contrario a: «negozi etnici, kebab, macellerie halal, che stanno cambiando radicalmente il volto delle nostre strade. Non accettiamo che i nostri negozi vengano sostituiti uno dopo l’altro da attività che nulla hanno a che fare con la nostra cultura e le nostre tradizioni. Difendere i commercianti italiani significa difendere Ravenna italiana».

Se si tratta di prodotti alimentari, allora, il rifiuto riguarda solo il kebab o si estende anche al sushi? E i ristoranti cinesi? E quelli libanesi? I thailandesi? E il ramen? Il bubble tea? La poke bowl? Quando parla di “tradizioni” Futuro Nazionale intende solo le ricette dell’Artusi? La cucina macrobiotica non è ammessa dunque? E la dieta vegetariana? Quella vegana? L’asado è proibito? E l’hamburger?

Oppure, se è alla cittadinanza dei proprietari che Futuro Nazionale presta attenzione, cosa esclude che cittadine e cittadini italiani o società con sede in Italia possiedano “negozi etnici, kebab, macellerie halal”? E, per contro, immaginiamo che Futuro Nazionale intenda bandire ENI e ENEL, EXOR e Ferrari, Luxottica, e Mediaset, Campari e Ferrero, Illy e Segafredo, Barilla e Piaggio, Pirelli e Armani, ecc. ecc. Nessuna di queste, infatti, è registrata come italiana, avendo sede all’estero.

Sarà compito della magistratura accertare se scimmiottare un vergognoso passato in cui erano affisse agli esercizi commerciali targhette per il riconoscimento etnico significhi commettere il reato di propaganda o istigazione all’odio razziale ex art. 604 bis c.p. Alcune cittadine e cittadini di Ravenna hanno presentato un esposto proprio a questo scopo. L’avvocato Andrea Maestri che cura il deposito presso la Procura della Repubblica è stato fatto oggetto di offese, oltraggi e insulti. Un avvocato forlivese che peraltro figura come referente del partito di Vannacci ci ha aggiunta la minaccia di una querela per diffamazione a mezzo stampa.

Ravenna in Comune esprime la propria solidarietà alle cittadine e ai cittadini che, diversamente dalle silenti Istituzioni, non hanno fatto finto di niente sentendo l’odore di quella che Vannacci chiama “l’identità e l’orgoglio del made in Italy” ma puzza sgradevolmente del fascismo della X MAS. In particolare intendiamo manifestare la nostra vicinanza ad Andrea Maestri e alla sua famiglia. Invitiamo a fare lo stesso, partiti, associazioni, sindacati e la cittadinanza che, in forma singola o collettiva, praticano e non solo predicano l’attualità dell’antifascismo nella Ravenna medaglia d’oro alla Resistenza.

#RavennainComune #Ravenna #AndreaMaestri #antifascismo #antirazzismo

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Campagna ‘Negozio italiano’, l’avvocato: “Propaganda razziale”. Ma i pro-Vannacci promettono querela

Fonte: RavennaToday del 29 maggio 2026

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