VIVA L’EUROPA ANTIFASCISTA!

Oggi non siamo in piazza a festeggiare l’Europa, perché non c’è nessuna Europa da festeggiare. Quella che si celebra è l’Europa dei capitali, della loro libera circolazione nella forma della speculazione finanziaria e della svendita delle risorse produttive nazionali, dello sfruttamento di lavoratrici e lavoratori attraverso norme che hanno dilapidato diritti conquistati a caro prezzo; l’Europa della privatizzazione forzata dei servizi e dello sfascio di quanto c’era di pubblico e funzionante; l’Europa del riarmo in preparazione di guerre da combattere per il bene di quegli stessi capitali nel cui nome l’Europa è stata costituita; l’Europa che confonde la barbarie nazifascista con l’ideale comunista; l’Europa che chiude le porte a chi proviene da condizioni disastrose proprio a causa del colonialismo europeo; l’Europa che rivendica le proprie radici di sopraffazione nei confronti degli altri popoli; l’Europa al servizio della NATO e degli USA. Non è la nostra Europa.

Il 30 luglio 1957 un immenso Pietro Ingrao, già combattente antifascista, in una Camera dei Deputati che in futuro avrebbe presieduto, prima volta di un comunista, spiegava la contrarietà della sinistra comunista ai trattati europei:

«In primo luogo, questa operazione apre la via al rafforzamento del predominio dei grandi gruppi […]. Di qui il significato che per noi hanno questo trattato e questa politica e questo non solo dal punto di vista della struttura economica e dell’avvenire del nostro Paese, ma da quello stesso della causa democratica in Italia. Si tratta di forze che sono state riconosciute come nemiche della democrazia italiana, e non solo da noi, che sono state individuate come la causa dell’arretratezza del nostro Paese, l’origine di quegli squilibri e di quelle diseguaglianze di cui ancora poco tempo fa sottolineavamo la gravità […]. Si tratta infine delle forze che sono state all’origine della tragedia fascista, della guerra che abbiamo sofferto e della involuzione di questi anni di regime clericale.

Perciò noi vediamo nella linea a favore dei grandi gruppi monopolistici, che emerge da questo trattato, una linea politica generale che va contro il corso indicato dalla nostra Costituzione […].

In secondo luogo noi voteremo contro questi trattati perché l’integrazione che in essi viene proposta nasce sul ceppo della politica atlantica […] una politica che non è di unità dell’Europa, bensì di blocco e di rottura dell’Europa. […]

Infine, votiamo contro questi trattati per il posto che da essi vien fatto al grande capitale tedesco, al riarmo e al ritorno del militarismo tedesco. […]

Votando contro questi trattati intendiamo indicare alla classe operaia una prospettiva di autonomia e di lotta, intendiamo chiamare la classe operaia a battersi assieme a tutte le forze sane minacciate da questi trattati, per dare un corso diverso alla politica internazionale, per raggiungere la pace, la distensione e il rinnovamento democratico dell’Italia».

Dopo quasi 70 anni quei motivi non hanno perso di validità di fronte ad una Europa sempre più a favore delle classi privilegiate e sempre più nemica di chi contrasta quei privilegi. Per questo come Ravenna in Comune respingiamo l’invito del Sindaco a festeggiare una Europa a noi lontana. Niente ci accomuna ai Draghi, Lagard, Metsola e von der Leyen. Abbracciamo invece l’idea di una Europa di pace, prosperità e inclusione, aperta a tutte e tutti indipendentemente dal luogo di nascita. E se dobbiamo festeggiare qualcosa, sia la fine della guerra nazista europea. Viva l’Europa antifascista!

#RavennainComune #Ravenna #Europa

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La Festa dell’Europa. Sabato in piazza del Popolo

Il sindaco invita tutta la cittadinanza. La Banda della città suonerà l’inno

Fonte: il Resto del Carlino del 6 maggio 2026

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