UN LAVORATORE DI TROPPO RISCHIA LA VITA

Sono passati pochissimi giorni dal 13 marzo e dalle commemorazioni per la strage avvenuta nel 1987: quei 13 lavoratori assassinati dai padroni nei cunicoli di una nave, l’Elisabetta Montanari, «dove possono camminare e vivere solo i topi» come disse al funerale l’allora vescovo Tonini. E su un’altra nave, la Pgc Aratos, ieri un lavoratore di 65 anni ha rischiato la morte durante le manovre di ormeggio alla banchina di Versalis, società del gruppo Eni, sotto controllo pubblico. Ogni giorno nel nostro comune in media una ventina di lavoratrici e lavoratori rischia la morte stando alle denunce presentate ad Inail.

In occasione delle tradizionali rituali retoriche commemorazioni per il 13 marzo, il Sindaco di Ravenna, Alessandro Barattoni, ha detto: «Sono passati 39 anni, ma ancora oggi ci troviamo a fare i conti quotidianamente con gli stessi temi, le stesse problematiche e difficoltà simili, che ci ricordano la necessità di implementare, ogni giorno, la cultura della sicurezza a tutti i livelli.

Da allora, come Comune, ci si è impegnati nella promozione di protocolli sulla sicurezza e di iniziative volte alla prevenzione nei luoghi di lavoro, unitamente alla formazione e alla divulgazione di una cultura della sicurezza anche presso le giovani generazioni.

È solo cambiando la cultura, infatti, che la situazione potrà cambiare, ma per farlo occorre procedere insieme: datori di lavoro, lavoratori e lavoratrici, forze sindacali, affinché quel MAI PIÙ, finalmente, si concretizzi».

Sono parole vuote, destinate ad essere dimenticate nello stesso momento in cui vengono pronunciate. Non siamo dalla stessa parte dei datori di lavoro e chi lo dice non sta facendo niente per cambiare la situazione. I padroni sono il problema, non la soluzione. È la loro avidità, il disprezzo per la vita di lavoratrici e lavoratori, a creare le condizioni per quelli che con pietosa bugia sono chiamati “incidenti”. Non è questione di cultura, a meno che la salvaguardia degli interessi dei padroni non sia un’operazione culturale. E non è neanche questione di “protocolli”. Proprio sui protocolli citiamo Massimo Manzoli, l’ultimo di Ravenna in Comune a sedere in Consiglio Comunale: «Si fanno da dieci anni, ma io ho un approccio scientifico: nonostante i protocolli nel giro di 5-6 anni sono morte due persone nel porto allo stesso modo, quindi il protocollo è uno strumento di facciata non efficace, lo dicono i dati non Manzoli. E cito Calamandrei, quando parlava della Costituzione: i protocolli e gli osservatori sono pezzi di carta, li lascio cadere e non si muovono. Perché si muovano bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile. Bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere le promesse, e la propria responsabilità».

Lo diciamo al Sindaco di Ravenna: se non basta il controllo pubblico, come avviene per Versalis, se non basta la presenza di una cooperativa di professionisti, com’è il Gruppo Ormeggiatori, se non basta il ruolo pubblico della Capitaneria di Porto, che ha consentito l’accosto della nave, se non basta il ruolo pubblico dell’Autorità di Sistema Portuale, che ha dato in concessione la banchina, cosa ci vuole ancora per dichiarare che non è questione di cultura ma di sistema? Un sistema talmente incardinato, talmente sprezzante dei corpi, talmente ingordo di profitti, da far ribaltare la frittata. Non è il pubblico a dare l’esempio al privato, ma il privato a dettare le regole al pubblico.

«Non possiamo accettare che un lavoratore rischi la vita o l’integrità fisica nello svolgimento delle proprie mansioni» hanno dichiarato i sindacati. Come Ravenna in Comune siamo assolutamente d’accordo ma non vogliamo ritrovarci tra qualche giorno a leggere un comunicato più o meno uguale, giusto con qualche variazione per evitare il copia-incolla. Chiediamo al Sindaco di mettere in testa alla sua agenda la sicurezza di lavoratrici e lavoratori, senza riguardo agli interessi di padroni, pubblici o privati che siano. Occorre un rovesciamento del paradigma «affinché quel MAI PIÙ, finalmente, si concretizzi». Per questo gli chiediamo di «metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere le promesse, e la propria responsabilità». Ma non la prossima volta. Subito, perché non ci sia una prossima volta!

[Nell’immagine: la PGC Aratos]

#RavennainComune #Ravenna #infortuni #lavoro

____________________

Grave incidente sul lavoro al porto di Ravenna: marittimo di 65 anni ferito da un cavo

Fonte: Risveglio Duemila del 17 marzo 2026

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.