LA POLITICA SOCIALE NON E’ MILITARE

Pochi giorni fa si è tenuto un Consiglio Comunale straordinario “in merito alla sicurezza della Città”. La spinta decisiva è stato un episodio di violenza con il coinvolgimento di due minorenni, di cui uno indagato per lesioni pluriaggravate e porto abusivo di armi e oggetti atti ad offendere.
Di fatto il dibattito si è incentrato sul solo ruolo della Polizia Municipale. Come se l’esistenza di un problema, reale, potesse essere risolto attraverso un esercizio di fantasia: ridurre tutto ad un impossibile controllo militare del tessuto comunale (e urbano in particolare) da parte degli ex vigili urbani. Ci sono state sfumature da parte di maggioranza ed opposizione ma si tratta di variazioni sul tema. Se si continua ad ignorare la componente sociale e ci si concentra esclusivamente sul numero delle telecamere e sull’organico della municipale però, non si va da nessuna parte. Ravenna in Comune non è rappresentata in Consiglio Comunale e pertanto non si è potuto sentire un nostro contributo nella seduta di martedì.

È stata però pubblicata lo stesso giorno un’intervista alla nostra candidata sindaca alle elezioni del 2016, Raffaella Sutter, poi eletta come nostra Consigliera e vice presidente del Consiglio Comunale. Raffaella Sutter, in precedenza, aveva svolto l’attività di dirigente comunale ed ha una approfondita conoscenza di cosa può fare il Comune in questo campo. Raffaella Sutter esprime in questa intervista quanto non abbiamo potuto dire in Consiglio Comunale. Riteniamo opportuno perciò ripubblicare di seguito l’articolo «Sicurezza Ravenna, l’ex dirigente: “Il Comune può far molto, servono politiche sociali”» apparso sul Corriere Romagna del 22 luglio 2025 a cura di Chiara Bissi. 

SERVONO POLITICHE SOCIALI

Per lungo tempo Raffaella Sutter si è occupata di politiche sociali e di immigrazione come dirigente comunale; nel 2016 è stata candidata sindaca e consigliera per i successivi due anni, per poi dedicarsi alla cooperazione internazionale. Oggi guarda con preoccupazione ai recenti episodi di violenza urbana che si sono moltiplicati in città nelle ultime settimane e al tema sempre più difficile dei minori migranti non accompagnati, convinta che la risposta non possa essere solo affidata alle forze dell’ordine e alla polizia locale e certa che negli ultimi anni sulle politiche sociali si siano fatti passi indietro. «C’è molto da fare, tanti servizi nel tempo sono scomparsi, ma di fronte alla situazione attuale con minori non accompagnati senza rete di protezione, ci vogliono operatori di strada, bisogna tornare per strada, monitorare, non bastano le attività di tipo culturale o legate alla multiculturalità. Qui siamo di fronte a problemi di natura sociale». E tra i servizi che sono venuti a mancare nel tempo, Sutter pensa ai centri diurni di primo contatto. «Abbiamo rinunciato ai servizi che avevamo, con i centri diurni si toglie la gente dalla strada e si gestiscono le persone ai margini con altre modalità, offrendo piccoli servizi. I fenomeni vanno gestiti con risposte di tipo assistenziale e sociale, non ignorati. I dormitori sono insufficienti. Penso poi a Cittattiva, aperta dal Comune con fondi regionali per la mediazione di strada, per costruire un contatto con giovani problematici. Gradualmente ha perso l’impronta originale, in favore di attività culturali».

Sutter auspica poi un’operazione ampia per rendere vivibili i luoghi, per aprire spazi di socialità. «Il tessuto cittadino è svuotato e spesso degradato con spazi di abbandono. È stato fatto un passo indietro nel momento in cui la vivibilità è più difficile. Di Cittattiva ne andavano aperte 10, pensate come punti aggregazione tra cittadini e giovani stranieri, così come i centri diurni, se avessimo avuto più servizi non ci troveremmo in questa grave percezione di insicurezza. Il problema esiste, così come esiste il disagio tra popolazione italiana e migrante e alcuni strumenti vanno messi in atto e vanno ripensati i servizi. Bisogna riaprire un dialogo con le comunità maghrebine». Per Sutter non solo le forze dell’ordine devono avere il polso del territorio. È tempo di pensare ai servizi di strada, all’accoglienza, al monitoraggio, all’ascolto dei cittadini nei territori. «Un tempo c’erano problemi nel quartiere darsena e mettemmo in campo strumenti, aprimmo centri giovanili, bisogna esserci sul territorio. Per affrontare il disagio giovanile l’amministrazione comunale può realizzare interventi coordinati con le forze dell’ordine, ma parliamo interventi di tipo sociale, il problema per il Comune non può essere solo di ordine pubblico con il coinvolgimento della polizia locale, che deve essere chiamata a fare altro».

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Sicurezza Ravenna, l’ex dirigente: “Il Comune può far molto, servono politiche sociali”

Fonte: Corriere Romagna del 22 luglio 2025

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