
Il 27 agosto alle 10.00 si terrà un presidio sotto al Comune, in Piazza del Popolo a Ravenna, contro il traffico di armi che utilizza il porto di Ravenna per armare il genocidio perpetrato da Israele nei confronti della popolazione palestinese. Il presidio, indetto dal Coordinamento no armi dal porto di Ravenna, di cui Ravenna in Comune è parte, oltre che da Bds Ravenna e Basta complicità, è in concomitanza all’udienza avanti il Consiglio di Stato per l’esame della richiesta di sospensiva, richiesta dalle Dogane di Ravenna, della decisione del TAR Emilia-Romagna che le condanna a rendere pubblici i dati sul traffico di armi.
Leggiamo dall’annuncio diffuso alla stampa: «Cosa nasconde il porto di Ravenna e perché questa ostinazione nel celare i dati? Forse perché la destinazione principale delle navi cargo che partono da Ravenna è Israele? È diritto dei cittadini sapere quante armi passano dal porto non solo per motivi di sicurezza di cittadini e lavoratori (visto che molte armi sono esplosivi) ma anche per garantire il massimo rispetto della Legge 185/1990 e dell’Arms Trade Treaty (ATT) che vietano di armare governi responsabili di crimini di guerra e contro l’umanità (come Israele) e che chiedono trasparenza sui traffici di armi.
Abbiamo chiesto alla Regione Emilia-Romagna e al Comune di Ravenna di intervenire al nostro fianco (ad adiuvandum) dinanzi al Consiglio di Stato per difendere il diritto alla trasparenza dei cittadini delle nostre comunità, locale e regionale. Eppure ad oggi nessun intervento ad adiuvandum è stato attivato. Chiediamo anche al sindaco di esserci e ricevere una nostra delegazione».
Intanto il porto di Ravenna, inserito dalla UE tra i core ports del corridoio Baltico-Adriatico, rientra a pieno titolo nella mobilità militare europea. Possiede vasti spazi per la movimentazione di mezzi bellici dopo aver costruito un chilometro di nuove banchine in penisola Trattaroli con la scusa di realizzarvi un nuovo terminal container di cui non esiste nemmeno un vago progetto. In compenso già ora vi opera provvisoriamente un mega hub logistico per l’automotive già pronto per la conversione militare. L’autorità portuale prevede di portarvi i binari per il collegamento ferroviario in modo che la logistica della guerra possa partire in qualsiasi momento.
Ricordiamo che il nuovo regolamento che la UE prevede di adottare entro l’anno prevede, tra le altre cose, di creare un nuovo sistema europeo di risposta rafforzata per la mobilità militare (EMERS) per agevolare il trasporto militare su larga scala e accelerato ove necessario in circostanze eccezionali, aggiornando al dual use le infrastrutture di trasporto tra cui i porti. Una volta approvato il regolamento il Consiglio Europeo sarà in grado di attivare l’EMERS, anche indipendentemente dalla Commissione, senza manco consultare il Parlamento Europeo (figurarsi quelli nazionali) entro 72 ore su richiesta di anche uno solo degli Stati membri. In pratica l’Europa sarà pronta ad andare in guerra in qualsiasi momento.
Quanto pesi già ora a Ravenna il traffico di armamenti nei transiti portuali è un dato accuratamente nascosto. E il legittimo dubbio è che la trasformazione dello scalo in infrastruttura dual use civile/militare sia già ad uno stadio molto avanzato. Ci troveremo giovedì davanti allo scalone di Palazzo Merlato per rivendicare il diritto della collettività a determinare il destino del proprio porto. Lo scalo di Ravenna è nato come porto commerciale e tale deve rimanere nel rispetto del ripudio della guerra disposto dalla nostra Costituzione antifascista.
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Transito di armi dal porto di Ravenna, il 27 agosto presidio in piazza mentre il caso arriva al Consiglio di Stato
