
Oggi, 25 agosto, come ogni anno, ricordiamo l’anniversario della strage di Ponte dei Martiri. I loro nomi: Domenico Di Janni, Augusto Graziani, Mario Montanari, Michele Pascoli, Raniero Ranieri, Umberto Ricci, Aristodemo Sangiorgi, Valsano Sirilli, Edmondo Toschi, Natalina Vacchi, Giordano Vallicelli e Pietro Zotti. Questo stesso giorno del 1944 vennero assassinati dalle Brigate Nere intitolate ad “Ettore Muti”: «La mattina del 25 agosto verso le 5, nello stesso luogo ove era stato ucciso Leonida Bedeschi è stato giustiziato con impiccagione Ricci Umberto, colpevole e Lina Vacchi, di circa 30 anni, sovversiva, più dieci elementi sovversivi tenuti in ostaggio e fucilati». Così scriveva in un comunicato riservato l’ufficio politico investigativo della Guardia Nazionale Repubblicana (la formazione militarizzata al servizio della Repubblica Sociale fascista nella lotta contro la Resistenza).
La nostra Costituzione, frutto della vittoria dei partigiani sui fascisti, saggiamente incorpora il seguente precetto: «È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista». Come per tutte le altre disposizioni entrò in vigore il 1° gennaio 1948 dopo essere stata approvata dalla Costituente il 22 dicembre 1947 e promulgata e pubblicata il 27 dicembre 1947. Un anno prima, il 26 dicembre 1946, era stato fondato il Movimento Sociale Italiano, il partito che al fascismo si richiamava esplicitamente e che portava nel simbolo la stessa fiamma tricolore che campeggia nel partito che l’ha sostituito: Fratelli d’Italia.
«Non rinneghiamo niente del nostro passato. Io sono stato fascista, tutti erano fascisti, come lei sa, in Italia. Ho combattuto la nostra guerra per vincerla e non per perderla, non ho tradito. Sono stato insieme con molti italiani, soprattutto giovani, fino alla fine con Mussolini. E se le stesse circostanze potessero riprodursi, io farei certamente le stesse cose». Così Giorgio Almirante, fondatore e storico segretario del MSI nel 1975, nel pieno della strategia della tensione.
Pochi mesi fa gli eredi del “ventennio” attualmente al Governo hanno festeggiato gli 80 anni di quella fiamma tricolore. Isabella Rauti ha così celebrato la ricorrenza: «Non si possono disconoscere le radici: è bene mantenere quel simbolo esattamente dov’è». Isabella Rauti (ex moglie di Gianni Alemanno, tra l’altro pluricondannato e fondatore del partito neofascista Indipendenza) è sottosegretaria alla Difesa del Governo a guida Fratelli d’Italia. Porta il cognome di suo padre, Pino Rauti, già segretario del MSI, ma anche fondatore di Ordine Nuovo e del MSI-Fiamma Tricolore dopo lo scioglimento del MSI, oltre che neofascista incarcerato per attentanti.
Tutta la storia del fascismo è intersecata alla violenza e alla repressione. Dalle squadracce degli anni “20 alla presa del potere, al “ventennio” e alla breve storia Repubblichina; ma anche dopo con MSI e le altre formazioni satelliti: gli attentati, i pestaggi, gli assassinii, la manovalanza prestata allo stragismo, i tentativi di colpo di Stato; ed ora con la violenza del potere e del suo apparato repressivo, con la decretazione di urgenza dei Decreto Anti-rave party (DL 162/2022, convertito in L. 199/2022), Decreto Cutro (DL 20/2023, convertito in L. 50/2023), Decreto Caivano (DL 123/2023, convertito in L. 159/2023), Decreto Sicurezza I (DL 48/2025, convertito in L. 80/2025), Decreto Sicurezza II DL 23/2026, convertito in L. 95/2026). In attesa dell’Anti-Maranza. Nei tentativi quotidiani di sovvertimento della Costituzione palesi e occulti.
Il mancato scioglimento del MSI in adempimento all’obbligo costituzionale e l’odierna partecipazione alla vita politica di Fratelli d’Italia, Futuro Nazionale, Forza Nuova, Casa Pound, Indipendenza (ma sono poi così diversi Forza Italia e Lega?) e simili costituisce un quotidiano insulto alla Carta e alla memoria dei Martiri del 25 agosto 1944 e di tutte e tutti coloro che hanno perso la vita nel loro presente proprio perché il fascismo fosse escluso dal nostro.
Ravenna in Comune li ricorda con immutato rispetto, così come continua a fare dell’antifascismo quotidiano la propria pratica politica.
#RavennainComune #Ravenna #antifascismo
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Eccidio del Ponte dei Martiri, 82 anni dopo Ravenna ricorda le dodici vittime
