
Il referendum è stato vinto. I no hanno prevalso nettamente sui sì in un Paese in cui i votanti sono stati ben superiori alla metà degli aventi diritto. Insomma, anche Meloni ha fallito dove prima di lei avevano fallito Renzi e prima ancora Berlusconi: anche la sua importante modifica costituzionale che si voleva intestare (ben 7 articoli della Carta) non ha passato il vaglio delle Italiane e degli Italiani.
Non si trattava di un passaggio da poco. Era il più importante chiodo nel coperchio della cassa da morto in cui si sta tentando di rinchiudere la democrazia sorta dalla lotta antifascista. Avevamo già messo in fila i provvedimenti antidemocratici che hanno preceduto questo tentativo: «Decreto Anti-rave party (DL 162/2022, convertito in L. 199/2022), Decreto Cutro (DL 20/2023, convertito in L. 50/2023), Decreto Caivano (DL 123/2023, convertito in L. 159/2023), Decreto Sicurezza I (DL 48/2025, convertito in L. 80/2025), Decreto Sicurezza II (DL 23/2026 in attesa di conversione). È già legge (L. 86/2024) l’autonomia differenziata. Sono già stati approvati dal Senato il DDL 935 sull’elezione diretta del premier e il DDL 1004 anti-sionismo. E appena arrivato alle Camere è la nuova legge elettorale truffa. E poi abbiamo i provvedimenti interni e le intese internazionali per il restringimento delle libertà dei migranti: il contrasto delle ONG, l’espansione dei CPR, l’intesa con l’Albania, il rinnovo del memorandum con la Libia, la cooperazione con la Tunisia. E poi le botte nelle manifestazioni, le denunce a chi protesta, le richieste di danni per intimidire. C’è la corsa in atto verso la guerra: mentre scriviamo l’Italia si è unita ad altri Paesi schierandosi dalla parte di USA e Israele nella guerra che hanno intrapreso contro l’Iran. «Ci dichiariamo disponibili a contribuire agli sforzi opportuni per garantire un passaggio sicuro attraverso lo Stretto»: sta scritto nella dichiarazione. Contemporaneamente si inviano armi su armi all’Ucraina impegnata in una guerra con la Russia. E si sostengono le azioni genocidarie di Israele nei territori occupati palestinesi. E potremmo continuare…».
Meloni ha accusato il colpo ma non molla l’osso: «Gli italiani hanno deciso. E noi rispettiamo questa decisione. Andremo avanti, come abbiamo sempre fatto, con responsabilità, determinazione e rispetto verso il popolo italiano e verso l’Italia». Il centrosinistra canta vittoria e si intesta il risultato. Schlein: «Abbiamo vinto e i giovani hanno fatto la differenza». Conte: «La vittoria del no è un avviso di sfratto a Meloni». Fratoianni: «Da qui in avanti cambia la musica». Perfino Bonelli: «Sentiamo la responsabilità di dare un governo diverso al Paese ma Giorgia Meloni, che dice che andrà avanti con determinazione è inaccettabile».
E allora alla livida Meloni che dichiara che non farà un golpe (perché cos’altro può voler dire che rispettano la decisione?) è giusto ricordare che ha perso anche lei il treno dello stravolgimento della Costituzione come il centrosinistra nel 2016 e il centrodestra nel 2006. Saremmo però ottimiste e ottimisti a pensare che per altri dieci anni non si faranno altri tentativi.
E ai sorrisi a piena dentatura del centrosinistra va invece ricordato che l’intestazione del risultato è una forzatura. Indubbiamente gli elettori di PD, 5S e AVS hanno contribuito ma i conti non tornano. Basta confrontare le ultime elezioni per rendersene conto. Tra i no in questo referendum e i risultati conglobati del centrosinistra (lasciando fuori Renzi e Calenda che hanno votato sì) alle europee del 2024 ci stanno 5 milioni abbondanti di voti di differenza. Alle regionali in Emilia-Romagna dello stesso anno, per fare un altro confronto, PD, 5S e AVS ottennero 778.340 voti contro i no di questa volta in regione che sono stati 1.277.512. E per rimanere al nostro Comune, qui i no hanno raggiunto quota 47. 147 dove i votanti per PD, 5S e AVS lo scorso anno si erano fermati a 28.944.
Come Ravenna in Comune festeggiamo il risultato nella consapevolezza che il fatto che questa volta il centrosinistra abbia contribuito a salvare la Costituzione non deve far dimenticare che nel 2016 aveva provato ad affossarla. E che se quel tentativo è fallito, sono invece riusciti al centrosinistra la riforma che ha reso possibile l’autonomia differenziata, quella del pareggio di bilancio e quella della riduzione dei parlamentari. La destra è un avversario politico e un nemico della Costituzione. Il centrosinistra… pure.
Con il voto del 22 e 23 marzo abbiamo fatto un passo nella direzione giusta. È solo l’inizio. L’alternativa va costruita rispetto al liberismo, alla militarizzazione e all’autoritarismo che sia il centrodestra che il centrosinistra abbracciano. Va costruita con l’appoggio di quei tanti no che non si riconoscono nel centrosinistra. Per adesso, dunque, festeggiamo. Ma la lotta non si ferma.
[Nell’immagine: un momento dei festeggiamenti in Piazza dell’Unità]
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Ravenna, il no vince con il 59,24%
