
Pochi giorni prima di Ferragosto sono stati festeggiati i cento anni di Fidel Castro. Nato il 13 agosto 1926 è morto a 90 anni dieci anni fa, il 26 novembre 2016. La Rivoluzione appartiene a tutte le Cubane e a tutti i Cubani, naturalmente. E, altrettanto ovviamente, c’è una lunga serie di Cubane e Cubane al cui volto è possibile sovrapporre questa Rivoluzione. Ce lo dice la storia stessa della Rivoluzione e di quanto l’ha preceduta. Tuttavia, innegabilmente, la figura di Fidel è quella che naturalmente si identifica con la Rivoluzione a Cuba.
La Rivoluzione Cubana è una invenzione. Nel senso che non ha copiato alcun modello. Non poteva farlo, visto che le condizioni di Cuba, ovvero una piccola isola a breve distanza dalle coste USA, erano del tutto peculiari. Non poteva farlo perché lo strangolamento che sin dai primi giorni è stato operato dal suo “vicino” ha rappresentato un vincolo esterno di portata incomparabile rispetto ad altri movimenti rivoluzionari. Non poteva farlo perché le modifiche apportate a tale vincolo hanno costretto ad altrettante evoluzioni il socialismo cubano che un unico modello non avrebbe potuto sopportare.
Come correttamente osservato da Pedro Monzón Barata (Without surrender: Cuban sovereign reforms as continuity of Socialist survival strategy, Al Mayadeen English, 1 agosto 2026): “Questo processo dialettico ha generato le potenzialità che hanno permesso la sopravvivenza di Cuba all’attacco delle numerose amministrazioni statunitensi che si sono succedute. Dai difetti sono emerse capacità, dai limiti la creatività. La biotecnologia, l’istruzione universale, l’assistenza sanitaria gratuita e una popolazione istruita sono in gran parte il risultato della ricerca di soluzioni autoctone, data l’impossibilità di accedere alle tecnologie del mercato internazionale. Fidel Castro lo aveva compreso: nel 1993, nel pieno del Periodo Speciale, riconobbe che il drammatico mondo unipolare imponeva azioni che altrimenti non sarebbero mai state intraprese. […] L’economia cubana non ha funzionato né come economia di mercato, né come classica economia pianificata sovietica. È stata un’economia da assedio, il cui obiettivo primario non era crescere, ma evitare il collasso, sviluppando al contempo le capacità umane che contraddistinguono Cuba a livello internazionale. In questo obiettivo, nonostante tutto, ha avuto successo. Ogni anno in cui l’embargo non raggiunge il suo scopo di sottomissione è una vittoria, un’affermazione del fatto che la volontà di un popolo può prevalere sulla potenza di un impero. […] Uno Stato fallito crolla; Cuba resiste e si sviluppa. Uno Stato fallito abbandona il proprio popolo; Cuba garantisce assistenza sanitaria e istruzione gratuite nonostante l’assedio. Uno Stato fallito non forma medici per il mondo; Cuba ne ha laureati oltre 31.000. Uno Stato fallito non invia 24.000 collaboratori in 56 nazioni; Cuba lo fa nonostante il blocco. La vera domanda è: quale altro Paese, sottoposto a un assedio simile per sessant’anni, sarebbe stato in grado di sopravvivere e di dimostrare una tale solidarietà?”.
Ravenna in Comune non è solita celebrare donne e uomini se non in casi particolari. Il caso di Fidel e, perciò, della Rivoluzione Cubana, è uno di questi. Buon compleanno Fidel, auguri Cuba!
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Without surrender: Cuban sovereign reforms as continuity of Socialist survival strategy

Buon compleanno, Cuba!