PORTO: UNA CRITICA COSTRUTTIVA

L’Autorità Portuale ha diffuso i dati dei traffici del nostro scalo relativi al primo semestre dell’anno. Nel report che li accompagna si sottolinea che «il porto di Ravenna nei primi sei mesi del 2026 ha movimentato complessivamente 14.109.442 tonnellate, in aumento del 5,9% (quasi 785 mila tonnellate in più) rispetto allo stesso periodo del 2025». Più avanti è però costretta ad ammettere che in gran parte si tratta del GNL riversato sulla BW Singapore. Sono perciò 784.509 le tonnellate di differenza tra gennaio-giugno 2025 e 2026 ma «di cui 677 mila arrivate al rigassificatore». Nel 2025, durante il primo semestre, arrivò un unico carico di GNL. Il 12 giugno dello scorso anno il rigassificatore svolse la prima operazione commerciale con l’attracco della nave metaniera Quest Kirishima, proveniente dalla Louisiana. Questo semestre, invece, i carichi sono stati 10 per altrettanti navi. Metà provenienti dagli Stati Uniti; 1 dal Congo; 1 da Trinidad e Tobago; 1 dall’Algeria, 1 dalla Mauritania e 1 dal Senegal; per un totale di 1 miliardo di metri cubi.

Se depuriamo il movimentato del primo semestre dell’anno dal quantitativo attribuito dall’Autorità Portuale agli sbarchi di Punta Marina che nulla c’entrano ovviamente con il porto, si possono correttamente mettere a confronto gli ultimi 5 anni relativamente allo stesso periodo gennaio-giugno:

2026: 13,4 milioni di tonnellate;

2025: 13,3 milioni di tonnellate (comprensivi del carico della Quest Kirishima);

2024: 12,6 milioni di tonnellate;

2023: 13,4 milioni di tonnellate;

2022: 13,9 milioni di tonnellate.

Il 2025 è stato dichiarato concluso con un record che, in realtà, risulta falsato dall’inserimento del movimentato dal rigassificatore che, per tutto il secondo semestre, è funzionato in via normale nel suo attracco di Punta Marina. Non si sbaglia affermando che nell’ultimo decennio i traffici portuali si sono attestati entro una forbice compresa tra i 25 e i 27 milioni di tonnellate (compreso il 2025 depurato dal GNL della BW Singapore).

L’Autorità Portuale continua a chiedere altre importanti risorse pubbliche per lo svolgimento di lavori portuali dopo averne già mangiate per una cifra spropositata e si lamenta del fatto che, per il 2026, lo Stato non abbia previsto ulteriori aperture di portafoglio. Sono gli stessi dati diffusi dall’Ente Porto, però, a certificare come i lavori sin qui svolti non abbiano portato un verificabile incremento dei traffici. Eppure i lavori hanno già visto il rinnovo di vecchie banchine, la realizzazione di un chilometro di nuove banchine, dragaggi, ecc. ecc. Lavori che, ovviamente, non hanno potuto superare i ben noti limiti strutturali dello scalo ravennate, rappresentati dalla curva di Marina, dai fondali poco profondi fuori dalle dighe e dall’attraversamento aereo degli elettrodotti presenti lungo il canale.

Se come Ravenna in Comune insistiamo perché il quadro informativo venga corretto è perché, se la fotografia del porto è sfocata, anche la programmazione degli investimenti può risultare non a fuoco. E la minaccia rappresentata dalla istituzione della Porti d’Italia fa leva essenzialmente sulla sfiducia a livello centrale nella capacità delle autonomie portuali di concorrere ad una programmazione utile per il sistema portuale nazionale: tanti interventi che risultano doppioni o del tutto inutili e che consumano risorse senza dare alcun beneficio. Se la risposta rappresentata dalla Porti d’Italia è una risposta sbagliata, non per questo fa sparire la richiesta a cui dovrebbe rispondere. Invitiamo dunque le Istituzioni a smettere di correre dietro a numeri che non corrispondono ad una crescita effettiva, prendendo finalmente atto del fatto che, nonostante tutti i soldi spesi, la dimensione dei traffici del porto di Ravenna resta sempre la stessa. E, di conseguenza, è tempo di mettere mano ad una nuova programmazione degli interventi futuri che, se invece mantenuta inalterata, è destinata a non produrre i benefici attesi dalla collettività. Liberando con l’occasione il porto dall’inaccettabile gravame rappresentato dai traffici di armi.

[nella carta è rappresentato il porto di Ravenna con il suo canale che termina con le dighe di Marina di Ravenna e Porto Corsini e il terminale marino di ricezione del GNL davanti a Punta Marina]

#Ravenna #RavennainComune #porto

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Porto di Ravenna, traffici in crescita: +5,9% nel semestre. Benevolo: “Ora servono più investimenti”

Fonte: Ravenna Web Tv del 7 agosto 2026

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