
Oggi, sabato 11 aprile alle 18.30 alla Sala Ragazzini di Ravenna, il “Coordinamento per una libera informazione”, di cui Ravenna in Comune è parte, organizza un incontro con Alberto Bradanini, saggista e già ambasciatore d’Italia a Teheran e Pechino. Il tema è quello del giorno: la guerra in Iran e le possibilità che ci sia pace o meno.
Prima, alle ore 17.00 presso la caffetteria Palumbo di piazza San Francesco, Alberto Bradanini incontrerà la stampa e i cittadini.
In preparazione dell’appuntamento forniamo di seguito un commento all’accordo mediato dal Pakistan e di cui si sta discutendo in queste ore a Islamabad. L’Ambasciatore Bradanini lo ha fornito in un’intervista rilasciata pochissimi giorni fa, l’8 aprile, quando dopo una notte transitata con la minaccia statunitense di distruggere una civiltà millenaria come quella iraniana, la mattina ci ha consegnato invece un accordo per un cessato il fuoco di due settimane che, come previsto da Bradanini, Israele sta sabotando. L’intervista integrale, rilasciata a Visione TV, è disponibile sul nostro sito.
Alberto Bradanini:
«Si tratta di un cessato il fuoco e dobbiamo decidere come interpretarlo.
Le informazioni che ci arrivano sono sempre quelle pilotate, come sappiamo, e i politici hanno l’abitudine di mentire a tutti, ai propri popoli e agli altri paesi. Per di più in tempo di guerra questa abitudine diventa ancora più estesa e generale. E dunque non sappiamo bene che cosa stia succedendo, che cosa sia successo e dovremmo decidere che significato dare a questo cessato il fuoco.
Sono due interpretazioni: una vuole che sia la prima fase di un trattato di pace – chiamiamolo “definitivo” – tra Stati Uniti e Iran. Non necessariamente tra Iran e Israele, tanto per cominciare.E invece l’altra ipotesi è che si tratti soltanto di una parentesi per recuperare le forze da una parte e dall’altra – soprattutto direi da parte di Israele e Stati Uniti ma beninteso anche da parte dell’Iran – per riprendere poi le ostilità tra due settimane.
E noi auspichiamo naturalmente che la prima ipotesi sia quella giusta e quella prevalente. I termini della questione sono quelli che credo tutti quelli che ci ascoltano avranno letto in questi dieci punti che, inizialmente, il regime americano – lo dobbiamo chiamare così – e il regime israeliano ancora più, avevano rigettato come si trattasse di spazzatura e che adesso invece sono considerati la base di partenza per quel negoziato cui accennavo un momento fa, che dovrebbe portare alla pace.
Innanzitutto c’è la garanzia di non aggressione. Ma chi può dare questa garanzia? Chi si fida più degli Stati Uniti d’America? Quindi il primo punto è quello più importante, è quello su cui l’Iran insisterà in ogni modo. A mio avviso richiederà la presenza persino formale ma in ogni caso discreta, delle altre due grandi potenze, cioè Russia e Cina, forse addirittura di altre due medie potenze regionali, cioè Pakistan e Turchia.
Il mantenimento del controllo sullo stretto di Hormuz è il secondo punto, È verosimile immaginare che sarà necessaria anche qui la presenza di altri attori, a parte l’Oman che è il paese che è al di là degli stretti, ma l’Oman è un piccolo paese, l’unico per la verità tra i paesi del Golfo che si è dimostrato amico di Teheran. Però l’interesse all’apertura dello stretto è generale, quindi è possibile che ci sia un afflusso di paesi che vogliano partecipare e dare almeno in parte qualche garanzia.
Poi c’è l’accettazione del programma di arricchimento dell’uranio. Su questo Israele ha detto che non vuole sentirne parlare perché insiste a dire che l’Iran non deve disporre della tecnologia di arricchimento dell’uranio, che è consentita dal trattato di non proliferazione nucleare cui Teheran aderisce, diversamente da Tel Aviv, invece, e che gli americani invece hanno insistito almeno fino a poche ore fa che l’Iran non ne disponesse. Si tratta quindi di un tema aperto e non sappiamo come finirà.La revoca di tutte le sanzioni, questo dipenderà certamente dagli Stati Uniti, soprattutto dal congresso su cui, come sappiamo, le lobby pro-israeliane hanno un controllo esteso.
La revoca delle sanzioni secondarie, cioè quelle indirette, quelle che gli americani utilizzano per colpire entità straniere, paesi, banche che fanno affari con l’Iran, anche questo è un terreno magmatico, sotterraneo. Lo abbiamo visto nel caso dell’accordo tra Obama e l’Iran nel 2015, quando quell’accordo, sulla carta stato firmato, però non è mai entrato davvero in funzione, in esecuzione, perché la burocrazia americana governata dal Deep State non lo ha mai consentito.
La restituzione degli asset iraniani congelati all’estero, anche su questo l’opposizione negli Stati Uniti sarà fortissima.
Le compensazioni per danni di guerra: su questo poi ci saranno discussioni a non finire: come, quanto, chi ha distrutto che cosa. Ci saranno rivendicazioni da una parte e dall’altra. Chi lo sa…
Infine, anzi altri due punti, il ritiro delle forze armate americane dalla regione. Ma i paesi del Golfo, che pure sono stati danneggiati da questa presenza, lo vorranno davvero? Punto interrogativo. La fine permanente di tutte le ostilità nella regione, e cioè non soltanto contro l’Iran, ma anche contro Hezbollah in Libano da parte di Israele, contro gli Houti nello Yemen e gli altri soggetti che hanno aiutato l’Iran, ad esempio i guerriglieri iracheni, sciiti, che hanno attaccato delle installazioni militari, persino l’ambasciata americana a Baghdad.
E l’ultimo punto: il quadro generale per una pace duratura. E cioè la fine della guerra e un componimento strategico tra Iran e Stati Uniti, che sulla carta non avrebbero dei ragionevoli motivi per essere nemici. Potrebbero trovare un componimento, ma è su questo, ben inteso, dobbiamo mettere il peso delle lobby israeliani negli Stati Uniti, che impediranno questo percorso. pPerché l’Iran serve come nemico a Israele per poter continuare la sua politica espansiva e genocidaria nei confronti dei palestinesi e per espandere il controllo delle terre quanto più possibile, secondo quello che c’è scritto, come sappiamo, in un libro scritto 2500 anni fa da qualcuno che veniva dal deserto».
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Alberto Bradanini alla Sala Ragazzini di Ravenna parla di Medioriente e come evitare la guerra mondiale

Fonte: RavennaNotizie del 10 aprile 2026
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Alberto Bradanini: “Israele potrebbe alzare il tiro per fare fallire il cessate il fuoco”
