ASSASSINI!

Rayan Lassoued non è sopravvissuto al tentativo, a questo punto riuscito, di assassinarlo. Chi era Rayan Lassoued? Era un ragazzo di 21 anni. Un anno in meno di Luca Vertullo, ucciso al suo primo giorno di lavoro in un traghetto nel porto di Ravenna. Cinque anni in meno di Christian Vernocchi, ammazzato in una discarica di Cervia. Rayan Lassoued, invece, era sul tetto di un capannone alle Bassette e da lì al selciato c’erano 8-10 metri. Dopo tre giorni di agonia si è aggiunto all’elenco dei morti ammazzati durante il lavoro. La procura indaga per omicidio. A cui aggiunge, però, l’aggettivo “colposo”, nel senso che si ritiene sia mancata la volontà deliberata di ammazzarlo ma si tratti “solo” di una serie di circostanze per colpa delle quali è morto. Scoprire chi abbia avuto la responsabilità del verificarsi di queste circostanze è l’oggetto dell’indagine.

Non abbiamo la sfera di vetro ma sappiamo già come andrà a finire. Non per sfiducia nella magistratura ma perché va sempre così. Lo abbiamo già detto sulla base dell’esperienza: «Stando alle notizie che appaiono sulla stampa, con frequenza i processi si concludono con un nulla o quasi di fatto. Dopo molti anni dall’evento l’ultimo grado di giudizio tende a consegnare alle famiglie delle vittime una sentenza in cui tra prescrizioni e assoluzioni parrebbe che, partiti col sospetto di un omicidio, i giudici si siano convinti del “suicidio” del lavoratore». Eppure «Quando una lavoratrice o un lavoratore subisce un ferimento o addirittura muore sul lavoro non c’è mai alcun avvenimento imprevisto che vi si ricolleghi, a dispetto di quanto riporteranno il giorno dopo le cronache. I rischi nell’attività lavorativa possono essere sempre correttamente previsti, se la normativa per la sicurezza è rispettata, e le misure da prendere per evitarli possono sempre essere adottate. Quando questo non accade, non si è verificato un incidente ma un tentato omicidio o un tentativo di lesioni che possono, o meno, produrre i loro effetti sulla vita di chi lavora. Quale che sia il loro esito, il fato non c’entra. C’entra, invece, il profitto. Per i soldi si risparmia sulla sicurezza. Per i soldi non vengono rispettate le procedure. Per i soldi si lasciano i lavoratori nella condizione di irregolarità che li rende ricattabili al punto di non rivendicare la sicurezza a cui avrebbero diritto. La catena delle responsabilità non presenta dubbi, basta cercare chi ha intascato quei soldi. Chi se ne è maggiormente riempito le tasche è il maggior responsabile indipendentemente da quella che sarà la fine della eventuale vicenda processuale».

Ora, forse, ci sarà qualche lamentela, qualche frase fatta, le condoglianze, forse. Ci vuole dignità anche per fare le condoglianze. Non a tutte e tutti dovrebbe essere consentito. Il Sindaco di Ravenna ha detto che è una questione di cultura. «È solo cambiando la cultura, infatti, che la situazione potrà cambiare, ma per farlo occorre procedere insieme: datori di lavoro, lavoratori e lavoratrici, forze sindacali». Lo ha detto nell’anniversario della strage del 13 marzo. Non siamo d’accordo. Davanti al corpo appena precipitato di un ragazzo di 21 anni lo abbiamo ribadito con forza e con rabbia: «Il Sindaco la racconta come se quello della sicurezza di lavoratrici e lavoratori fosse un problema che riguarda sia chi il lavoro lo presta che chi ne beneficia. Non è così: se i padroni avessero interesse alla salvaguardia dei corpi di lavoratrici e lavoratori quanto hanno a cuore spremere tutto il lavoro possibile per ricavarci denaro, il problema si sarebbe esaurito da tempo. Non è così, appunto. C’è uno sfruttato, chi lavora, e uno sfruttatore, il padrone. Il padrone sa benissimo come evitare che chi lavora si faccia male. Non è difficile. Come spiega Mancini, le cadute “si potrebbero prevenire usando le normali precauzioni di cantiere”». 

Dunque taccia chi dichiara di preoccuparsi di sicurezza mentre nei fatti si preoccupa solo dell’interesse dei padroni. Ravenna in Comune si unisce al dolore di chi soffre per l’assurda morte di un ragazzo vilmente assassinato, Rayan Lassoued. Al contempo noi di Ravenna in Comune manifestiamo tutta la nostra rabbia verso chi lo ha ucciso e verso chi ha permesso che venisse ucciso. Aveva solo 21 anni. Non siete altro che degli schifosi assassini! E dovete essere fermati. Subito! Ad ogni costo!

#RavennainComune #Ravenna #lavoro #sicurezza

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Ravenna, è morto l’operaio 21enne caduto dal tetto dell’officina alle Bassette

Fonte: setteserequi del 12 aprile 2026

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