LA BORSA O LA VITA

A pochi giorni dall’anniversario della strage di lavoratori del marzo 1987, i 13 assassinati dai padroni della Mecnavi, ci siamo trovati a parlare di una serie di tentati omicidi: 3 lavoratori si sono trovati entro un limitatissimo spazio di tempo a non tornare a casa alla fine del turno con il potenziale rischio di non rientrarci per sempre. Non deve stupire che uno su tre abbia visto da vicino la morte precipitando dall’alto, perché la caduta dall’alto rappresenta la più frequente causa di ospedalizzazione se non di sepoltura per un lavoratore. L’ultimo rapporto dell’Osservatorio permanente sugli infortuni e sulle malattie professionali in Emilia-Romagna a cura della CGIL (2026 su dati 2025) ci dice che «le cadute dall’alto o in profondità (33,1%) e la caduta di oggetti su lavoratrici e lavoratori (caduta di gravi, 15,7%) rappresentano quasi la metà degli eventi mortali complessivi (48,8%)». Un altro lavoratore proprio ieri è precipitato a Ravenna dal tetto di un capannone alle Bassette: un giovane di 21 anni «è precipitato dal tetto di un capannone in via Ricasoli, compiendo un volo di circa 8-10 metri. Le sue condizioni sono apparse fin da subito gravissime: è stato soccorso e trasportato d’urgenza in elicottero all’ospedale Bufalini di Cesena, dove si trova ricoverato in prognosi riservata». Apprendiamo dalla stampa che «Secondo una prima ricostruzione, ancora al vaglio degli inquirenti, il 21enne stava effettuando un intervento di manutenzione sulla copertura del capannone quando, per cause in corso di accertamento, è precipitato all’interno dell’edificio». Non doveva accadere. Come spiega il direttore del Servizio prevenzione e sicurezza in ambienti di lavoro di Ravenna dell’Ausl Romagna, Gianpiero Mancini, «vi sono eventi, come le cadute dall’alto, che si potrebbero prevenire usando le normali precauzioni di cantiere». Però è accaduto. Continua ad accadere. Come se non fossero lavoratori ma pere mature. Non è accettabile.

Nella commemorazione degli efferati omicidi del 13 marzo 1987 il Sindaco ha detto che per evitare di trovarsi a «fare i conti quotidianamente con gli stessi temi, le stesse problematiche e difficoltà simili» a quelle di 39 anni fa, è indispensabile «implementare, ogni giorno, la cultura della sicurezza a tutti i livelli». Come? Con la «promozione di protocolli sulla sicurezza e di iniziative volte alla prevenzione nei luoghi di lavoro, unitamente alla formazione e alla divulgazione di una cultura della sicurezza anche presso le giovani generazioni. È solo cambiando la cultura, infatti, che la situazione potrà cambiare, ma per farlo occorre procedere insieme: datori di lavoro, lavoratori e lavoratrici, forze sindacali». Non siamo d’accordo.

Il Sindaco la racconta come se quello della sicurezza di lavoratrici e lavoratori fosse un problema che riguarda sia chi il lavoro lo presta che chi ne beneficia. Non è così: se i padroni avessero interesse alla salvaguardia dei corpi di lavoratrici e lavoratori quanto hanno a cuore spremere tutto il lavoro possibile per ricavarci denaro, il problema si sarebbe esaurito da tempo. Non è così, appunto. C’è uno sfruttato, chi lavora, e uno sfruttatore, il padrone. Il padrone sa benissimo come evitare che chi lavora si faccia male. Non è difficile. Come spiega Mancini, le cadute «si potrebbero prevenire usando le normali precauzioni di cantiere». E analoghe precauzioni sarebbero sufficienti per evitare le altre tipologie in cui sono categorizzati i cosiddetti “incidenti”. Ma non ci sono incidenti: solo omicidi tentati o riusciti. Quello che si potrebbe prevenire si realizza perché evitarlo rappresenta un costo per il padrone. La sicurezza di lavoratrici e lavoratori se messa al primo posto comporta un aumento nelle spese per la sicurezza, una diminuzione della produttività e quindi una riduzione dei profitti del padrone. In altri termini, la famosa mano invisibile del libero mercato non genera benessere collettivo ma strizza lavoratrici e lavoratori per tirar fuori tutto il guadagno possibile.

Alla luce dell’ultimo “incidente” Ravenna in Comune torna a farsi sentire con il Sindaco: «Denunciamo ad alta voce come sempre abbiamo fatto l’irrilevanza in cui è tenuta la salute di chi lavora rispetto agli interessi di chi ne sfrutta il lavoro. Centrodestra e centrosinistra poco o nulla cambia in ciò. Ma Ravenna ha un’amministrazione di centrosinistra e perciò è al centrosinistra che ci rivolgiamo: cosa state facendo per dimostrare che siete diverse e diversi dal governo nazionale (di cui peraltro per anni avete fatto parte)?». È tempo di smettere di cianciare di cultura della sicurezza e fare finalmente qualcosa perché non sia normale che un ragazzo di 21 anni metta a rischio la propria vita per riempire la borsa del padrone.

#RavennainComune #Ravenna #lavoro #sicurezza

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Ravenna, cade dal tetto di un magazzino. Grave operaio 21enne

Fonte: Corriere Romagna del 9 aprile 2026

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