NO KINGS, NO REGIME – COSE FUORI DAL COMUNE

Ieri decine di migliaia di persone hanno pacificamente manifestato a Roma per il NO KINGS italiano. Prima dell’inizio del corteo la polizia ha compiuto accertamenti presso l’alloggio dove risiedeva una parlamentare europea, Ilaria Salis. La questura ha dichiarato che “in nessun caso e in nessun modo l’identificazione può essere messa in correlazione con le recenti normative approvate sull’ordine pubblico”. Balle! È stato un atto di intimidazione così come sono atti di intimidazione gli interventi di polizia sui pullman che raggiungono i punti di concentramento del corteo, sulle persone che arrivano in stazione… Prevede l’ultimo decreto sicurezza, il 23 del 24 febbraio scorso, che “in occasione di manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico, in presenza di un attuale pericolo per l’ordine e la sicurezza pubblica, gli ufficiali e gli agenti di polizia possono accompagnare nei propri uffici persone rispetto alle quali […] sussista un fondato motivo di ritenere che pongano in essere condotte di concreto pericolo per il pacifico svolgimento della manifestazione, e ivi trattenerle per il tempo strettamente necessario ai fini del compimento dei conseguenti accertamenti di polizia e comunque non oltre le dodici ore”. La discrezionalità questurina la fa da padrona nella repressione. Ed è solo l’ultimo passaggio di una serie di misure di repressione adottate nell’ambito di uno stesso disegno autoritario da questo Governo: Decreto Anti-rave party (DL 162/2022, convertito in L. 199/2022), Decreto Cutro (DL 20/2023, convertito in L. 50/2023), Decreto Caivano (DL 123/2023, convertito in L. 159/2023), Decreto Sicurezza I (DL 48/2025, convertito in L. 80/2025). In attesa di conversione il DL 23/2026.

Tutti decreti legge come si vede. Quelli che dovrebbero essere provvedimenti dettati esclusivamente da “casi straordinari di necessità e di urgenza”, come recita l’articolo 77 della Costituzione, sono diventati norma e regola. Il Governo si è impossessato del potere di legiferare che nella nostra Repubblica spetterebbe al solo Parlamento. E se nel referendum non ci fosse stato il netto rifiuto della modifica costituzionale della magistratura, avrebbe messo sotto di sé anche il potere giudiziario. Siamo al golpe. Bianco ma pur sempre golpe.

È tempo di dare rappresentanza alle Italiane e agli Italiani che non accettano lo sbocco autoritario. Sono le persone che hanno votato “no” al referendum. Sono le persone che sfilano nelle città. Sono le persone che in tutti i modi esprimono dissenso e insoddisfazione verso il fascismo nutrito dal centrodestra ma non osteggiato dal centrosinistra. Ravenna in Comune crede fermamente nel mettere in relazione tutte queste persone, tutte le realtà collettive, tutti i punti di contatto.

Ci riconosciamo pienamente nella piattaforma che ha sfilato ieri a Roma:

“Fermare le politiche belliciste in Italia e in Europa,
la svolta autoritaria del Governo Meloni, le destre globali.
E ancora: alimentare nelle persone il desiderio di riscatto,
la rivalsa necessaria a ricostruire una società più giusta,
economia di Pace, tutela dei diritti, ambiente e Beni Comuni.

PRENDIAMOCI CURA DELLA NOSTRA DEMOCRAZIA FERITA”.

Il centrodestra e il centrosinistra sono il problema. Contro i re e le loro guerre, costruiamo assieme la soluzione.

[Nell’immagine: alcuni momenti della grande manifestazione di ieri a Roma]

#RavennainComune #Ravenna #nokings

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‘No Kings Italy’, a Roma: ‘Siamo 300 mila’

Fonte: Ansa del 28 marzo 2026

Controllo di polizia per Salis: “Perquisita in hotel. Siamo in un regime”

Fonte: Ansa del 28 marzo 2026

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