PER LA PALESTINA E FRANCESCA ALBANESE

Il 3 novembre scorso Ravenna in Comune ha chiesto al Sindaco e al Consiglio Comunale di «conferire la cittadinanza onoraria a Francesca Albanese. Le previsioni dello Statuto comunale trovano perfetta corrispondenza nella sua figura: L’istituto della “Cittadinanza onoraria” costituisce un riconoscimento onorifico per chi, non iscritto nell’anagrafe del comune, si sia distinto particolarmente nel campo […] dei diritti umani […] con azioni di alto valore a vantaggio della nazione o dell’umanità intera». 

Non abbiamo avuto incertezze nel motivare la richiesta: «Dal 2022 ricopre l’incarico di Relatrice speciale sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati dal 1967. La figura è stata istituita dalle Nazioni Unite nel 1993 per indagare sulle violazioni da parte di Israele dei principi e delle basi del diritto internazionale, del diritto internazionale umanitario e della Convenzione di Ginevra relativa alla protezione delle persone civili in tempo di guerra, del 12 agosto 1949, nei territori palestinesi occupati da Israele. Francesca Albanese è l’ottava a ricoprire il ruolo e la prima donna. I suoi rapporti, dunque, devono avere questi contenuti. Di Hamas si devono occupare altri soggetti. Compito di Francesca Albanese è invece denunciare tutte le situazioni in cui chi sta occupando illegittimamente Gaza e la Cisgiordania, ossia gli Israeliani, viola i diritti umani nei confronti dei Palestinesi. Non solo: poiché i governi del mondo e altri soggetti internazionali sono tenuti a collaborare perché questi diritti siano garantiti, nei suoi rapporti anche di questo Francesca Albanese deve trattare. Così, l’ultimo in ordine di tempo, ha denunciato i governi, tra cui quello italiano, che stanno contribuendo al genocidio dei palestinesi da parte degli israeliani».

Non stupisce che i governi dei Paesi sotto accusa per il contributo dato al genocidio compiuto da Israele non abbiano gradito. Non ha apprezzato Israele che ha rispolverato addirittura il termine di “strega” per una donna ai vertici di una Istituzione delle Nazioni Unite. Gli Stati Uniti le hanno applicato il regime sanzionatorio che riservano a chi considerano alla stregua di “nemico pubblico numero uno”. Il Governo italiano, invece di difendere una cittadina italiana, ha denigrato il suo rapporto davanti alle Nazioni Unite. Ora è il turno della Francia domandare che decada dal ruolo di Relatrice speciale.

Come Ravenna in Comune ricordiamo con orgoglio il fatto di avere avuto Francesca Albanese a Ravenna il 26 settembre dello scorso anno. Ricordiamo anche le sue parole ed il suo incontro con il Sindaco di Ravenna: «Quello che faccio io risuona così forte perché vale per la Palestina, vale per quel pezzo di Israele che si rifiuta di essere complice di genocidio, di occupazione permanente. Perché c’è un Israele sano, è piccolo ma bisogna portarlo alla luce. Questa lotta è per la legalità, una parola che sembra quasi scomoda, sconveniente, ma invece ci appartiene… Poi volevo ringraziare veramente di cuore il Comune di Ravenna e la persona del sindaco, che ho avuto veramente grande piacere ad incontrare e con il quale ho avuto una discussione molto produttiva. Grazie all’assessora per la pace, ma che bello avere un mandato così a Ravenna! E voglio anche ringraziare i portuali, i portuali di Ravenna, perché senza di loro io non sarei qui oggi, veramente. […]

Abbiamo una legge che è la 185 del 1990 e c’è una violazione palese della legge 185, perché questo paese non può essere transito di materiale bellico verso Israele, un paese in guerra. Ci dovrebbero essere dei controlli. Perché oltretutto Israele non è un paese dell’Unione Europea e francamente che sia un alleato o meno non conta niente dal punto di vista legale. Per questo dico che è necessario tornare a rivendicare la legalità in questo paese. Siamo in violazione della legge 185, ma non solo. In questo momento, che il governo lo riconosca o no, la Corte di Giustizia Internazionale già dal gennaio 2024 ha riconosciuto il rischio di genocidio a Gaza. […]

Anche organizzazioni per i diritti umani israeliane ci dicono che si tratta di genocidio come Physician for Human Rights, quindi medici per i diritti umani in Israele, e B’Tselem – The Israeli Information Center for Human Rights, che è l’organizzazione storica per i diritti umani, hanno scritto un rapporto che si intitola “Il nostro genocidio” e l’hanno scritto in ebraico. […]

Ognuno come può e ognuno come sa, dobbiamo fermare questo massacro. Come tutti gli altri genocidi, il genocidio del popolo palestinese non è il primo che si consuma sotto gli occhi di tutti. E come per tutti i genocidi c’è sempre il diniego del genocidio stesso, come componente essenziale. Questa è la prima volta che c’è una levata di scudi da parte della gente per opporsi ad un genocidio ed è questa la sfida che non possiamo perdere: essere quell’elemento della storia che si mette di traverso, che decide di dire no, lo fermiamo noi. Anche se non ci sono gli eserciti che si stanno mobilitando per fermare questa aggressione, lo facciamo noi, a mani nude contro l’ingiustizia. Quindi grazie ai portuali di Ravenna, però non possiamo lasciarli soli».

Non li abbiamo lasciati soli. Tante volte siamo scese e scesi in strada. Alcune volte in tantissime/i, come il 3 ottobre. Altre in molte/i di meno ma direttamente “sul luogo del delitto”, in pieno porto, come il 28 novembre, quando invece che in migliaia eravamo in centinaia e la repressione ne ha approfittato per denunciare 32 di noi. Per intimorirci. Illusi. Eravamo di nuovo per strada venerdì scorso, di nuovo in tante/i. E ci torneremo e torneremo. Non lasceremo da sole/i lavoratrici/tori se hanno il coraggio di dire “no” alla complicità con il genocidio e se fermano armi e commercio con Israele. Non lasceremo sole/i neanche i 32 denunciate/i per aver fatto proprio quello che il 26 settembre, di fronte a Francesca Albanese, tutte/i ci si era impegnati a fare: fermare a mani nude l’ingiustizia. Ma non lasciamo sola nemmeno Francesca Albanese, per prima sotto attacco. Torniamo a chiedere un atto di coraggio: la cittadinanza di Ravenna a Francesca Albanese. Ricordando che non è il momento delle vie di mezzo, dei traccheggiamenti, dei compromessi vigliacchi: o di qua o di là. O si ferma il genocidio, alimentato anche dai traffici del nostro porto, o lo si lascia continuare indisturbato perché è più facile. La storia si ricorderà della scelta. Anche noi.

[nell’immagine: il Sindaco con Francesca Albanese. Barattoni incontrandola il 26 settembre scorso l’ha elogiata e ringraziata per il suo lavoro in quanto indispensabile per tenere alta l’attenzione su ciò che accade a Gaza e in Cisgiordania. Ora dimostri di essere dalla parte del diritto internazionale con un atto conseguente: la cittadinanza di Ravenna a Francesca Albanese!]

#RavennainComune #Ravenna #Palestina #Israele

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Francia chiederà all’Onu le dimissioni di Francesca Albanese per le sue dichiarazioni contro Israele

Fonte: euronews dell’11 febbraio 2026

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