
I razzisti e i fascisti da fuori Ravenna si sono dati appuntamento per sabato prossimo vicino alla Stazione della nostra Città per una marcia in spregio alla Costituzione. Non c’è da stupirsi che ci provino: sono 80 anni che cercano di tirarsi fuori da quelle fogne da dove la Resistenza li ha cacciati con una guerra di Liberazione nazionale. Quello che dovrebbe stupirci, invece, è che le Istituzioni chiamate a presidiare la democrazia facciano di tutto per consentirlo. Nonostante le leggi dello Stato e nonostante la Carta fondamentale esplicitamente impediscano l’apologia di fascismo e razzismo. O meglio, non stupisce veramente perché il razzismo non è quello che sembra. Non è il portato “naturale” della diffidenza di una comunità verso chi è esterno ad essa. Quello può esserci. Come al contempo può esserci la “naturale” accoglienza verso lo straniero come normalità. Non è “naturale” né l’una né l’altra: si tratta di due modelli culturali distinti che la storia ci ha messo davanti attraverso molteplici esempi. Sono modelli culturali e comportamentali delle società non il dna degli individui. Per cui è a chi governa questi modelli che bisogna guardare per vedere cosa ne consegue. In altri termini: non è che dalla diffidenza debba sfociare per forza la caccia allo straniero. Bisogna volerlo. Qualcuno lo deve volere intensamente ed essere in grado di spingere un numero sufficiente di persone a volerlo con lui. A Ravenna si stanno “solo” facendo le prove generali.
Ravenna in Comune è stata la prima a denunciare pubblicamente sulla stampa l’inaccettabilità della marcia fascista e razzista di sabato prossimo. Abbiamo invitato “le altre forze democratiche ad unirsi nella richiesta di impedire che una indecente marcia infanghi la dignità antifascista e antirazzista della nostra Città”. Prontamente molte organizzazioni, partiti, associazioni e singole persone si sono unite nella richiesta. Altrettanto prontamente molti fascisti e razzisti non hanno gradito il nostro intervento e hanno dato il via ad una campagna di commenti negativi e di veri e propri insulti. Un commento tra i più diffusi fa eco al ben noto “io non sono razzista ma…”. Viene detto che non sarebbe questione di razzismo ma di semplice buon senso. Non è vero.
Non è il buon senso che definanzia i programmi per l’accoglienza e spinge i minori non accompagnati ad arrangiarsi. Non è il buon senso che smantella i centri di aggregazione sul territorio. Non è il buon senso che impedisce l’inserimento lavorativo, l’apprendimento linguistico, l’acquisizione di capacità utili al futuro proprio e della società di cui si vorrebbe far parte. Allo stesso modo non erano dettati da buon senso i pogrom, né le leggi razziali, né i campi di sterminio. Il Ku Klux Klan non nasceva da solo e la separazione razziale pure. L’apartheid in Sudafrica e lo sterminio in Palestina non hanno niente di spontaneo. La storia, anche senza la s maiuscola, ce l’ha insegnato più volte.
Così non deve stupire che proprio ieri sia comparso sulla stampa un “elenco di pericolosi”. Con tanto di nomi e cognomi e paese di origine. Si tratta della stessa stampa che non pubblicherebbe mai l’elenco dei ravennati pericolosi. E nemmeno dei romagnoli con il braccialetto elettronico per impedir loro di avvicinarsi alle donne a rischio. E nemmeno (figurarsi!) dei ristoranti (non etnici) dove sono state rivenute condizioni igieniche inaccettabili. Però sul pubblicare il nome e cognome dei “sorvegliati speciali dalla polizia”, ma solo di quelli originari di un paese africano (e solo il loro, si badi bene), subito prima di un’annunciata marcia di casapound e soci, non si è avuto alcun dubbio.
Abbiamo scritto: “Vengono invocati motivi di ordine pubblico ad ogni piè sospinto per impedire ogni tipo di manifestazione democratica del pensiero ed invece razzisti e fascisti possono marciare come nulla fosse nella Città medaglia d’oro alla Resistenza? Chiediamo al Sindaco, al Prefetto e al Questore di garantire il rispetto della Costituzione e, anche, della decenza. Ravenna non merita questo. Come Ravenna in Comune chiediamo immediato riscontro alle Istituzioni democratiche”. Però Sindaco, Prefetto e Questore continuano a tacere. Cosa si attende per vietare la marcia di sabato? Aspettano la caccia agli “africani pericolosi”? O attendono che chi ha inutilmente atteso l’intervento delle Istituzioni si stufi di attendere a vuoto? Stanno aspettando i disordini per invocare la necessità di provvedimenti speciali?
Costituisce per noi motivo di orgoglio il fatto che Ravenna in Comune sia in testa alla lista dei cattivi stilata da Remigrazione e Riconquista. Il loro disegno è chiaro: sfilare nella Ravenna antifascista è un simbolo. Ha lo stesso valore che ebbe, nel 1921, un’altra marcia fascista su Ravenna: la prova generale di quella su Roma dell’anno dopo. I poteri che non intervengono per impedirlo non sono solo loro complici. Sono i poteri che manovrano dietro le quinte proprio come lo facevano cent’anni fa. Lo ripetiamo senza ambiguità: la nuova marcia fascista e razzista a Ravenna va vietata ed impedita. Non c’entra niente con l’espressione del libero pensiero. È l’anticamera delle leggi speciali e fascistissime.
Ora e sempre Resistenza.
[nell’immagine: i fascisti in Piazza del Popolo, allora Piazza Vittorio Emanuele II, al termine della marcia su Ravenna, il 12 settembre 1921]
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Comitato Remigrazione: “Confermiamo la nostra presenza di sabato respingendo ogni assurda accusa”
