AMLETO CASADIO: QUANDO LA COOPERAZIONE SOGNAVA

Il 19 agosto è morto, quasi centenario, uno dei testimoni della stagione della cooperazione ravennate che ha impresso la propria impronta in maniera durevole nel territorio ravennate tra gli anni “50 e “70. Amleto Casadio è stato direttore della scuola edile di Ravenna, ha seguito l’avvio dell’Alleanza cooperative e mutue del Ravennate di cui poi è stato presidente e direttore. Incarico rivestito anche nel Consorzio ravennate delle cooperative di produzione e lavoro, fondato nel 1954 per affiancare e poi sostituire Acer. Di quel mondo e di quel momento è stato un interprete di primo piano. Sua un’intervista rilasciata a Il Giorno il 31 dicembre 1972: “Il 60% di tutto quello che si fa a Ravenna e provincia, dalla villetta alla grande opera pubblica, è realizzato dal nostro Consorzio”. Successivamente è stato vicepresidente della Sapir ed ha partecipato alla stagione dell’avvio dell’attività di terminalista da parte della società pubblico-privata che aveva costruito il porto moderno di Ravenna.

Lo ricordiamo qui, però, per un’altra delle sue iniziative, un’altra che ha lasciato un segno importante nel territorio: il concepimento e poi la realizzazione a Ravenna del Villaggio Nullo Baldini, i cui cantieri furono avviati nel 1962, che lui descriveva così: “Non si tratta soltanto di costruire alcune case, ma di organizzare la vita di circa 400 famiglie secondo il principio che la dimora di ciascuno deva anche essere dotata dei servizi civili e sociali in un insieme sano e piacevole e che insieme alla vita familiare si possano sviluppare nuovi rapporti sociali e culturali”. Sue anche le riflessioni sul Villaggio Nullo Baldini conclusive di questo breve ricordo e che, secondo noi, meritano di essere sottolineate perché delineano una linea di sviluppo della cooperazione che poteva essere e non fu, con le conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti, dopo il disastro che ha coinvolto tutte le grandi cooperative di costruzioni ravennati:

“La realizzazione fu indubbiamente un successo per il movimento cooperativo che realizzò i suoi obiettivi di medio termine assicurando una integrazione lavorativa alle coop in difficoltà per la carenza di lavori pubblici, consolidando un rapporto con le coop di abitazione, dando l’avvio ad un processo di industrializzazione dell’edilizia abitativa. Purtroppo l’esperienza non ebbe seguito e il movimento coop fu distratto da una politica nazionale che privilegiava la visibilità aziendale nei grandi lavori alla occupazione dei soci sul territorio. Fu quindi mancato l’obiettivo di lungo termine di costruire un rapporto organico fra Comune e forze produttive locali per dirigere lo sviluppo della città con conseguenze ben visibili. Forse l’obiettivo era troppo alto. Era un sogno…”

[Gli scritti di Amleto Casadio sono tratti da Osiride Guerrini e Laura Montanari, Un villaggio tra città e campagna, Ravenna, 2019; l’immagine del Villaggio Nullo Baldini è tratta dallo stesso testo]

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