04 Dicembre, anniversario della liberazione di Ravenna

Il 4 dicembre 1944 una manovra congiunta di truppe alleate e di formazioni partigiane entrò nel cuore di Ravenna e la liberò dalla dittatura nazifascista tenendo lo scontro ai margini della città, salvandone gli antichi monumenti bizantini. Furono i canadesi ad entrare per primi in una città già liberata dai partigiani, seguiti dalla 10° divisione indiana e dai neozelandesi. I corpi di 988 di questi ragazzi sono ora sepolti nel cimitero di Piangipane: Canadesi, australiani, indiani, neozelandesi, ebrei, musulmani. Sono quasi 200 le tombe dei giovani liberatori indo-pachistani e nepalesi che si trovano nel cimitero e che sono orientate verso La Mecca. Un tributo di sangue che ha visto uniti nella lotta contro il male e per la libertà popoli provenienti da tutti e cinque i continenti.
Giovani che offrirono la loro vita per l’Italia ma anche per Ravenna.
Una lezione che nessuno di noi dovrebbe dimenticare.
Ricordare quel giorno significa ricordare anche che dopo l’8 settembre 1943 mentre Mussolini decideva di continuare la guerra creando la Repubblica di Salò gli italiani erano considerati traditori dai tedeschi e voltagabbana dagli americani e inglesi. A ridarci la dignità di italiani furono le donne e gli uomini del popolo che avevano già iniziato la Resistenza antifascista e che si organizzarono in esercito di liberazione. Qui a Ravenna nel marzo 1944 il comando del CLN fu affidato a Benigno Zaccagnini, partigiano “Tommaso Moro”, e il comando militare fu affidato ad Arrigo Boldrini, partigiano Bulow. Furono mesi di resistenza e di lotta che comportarono martiri comunisti, popolari, azionisti, repubblicani, socialisti, anarchici: Celso Strocchi, don Mario Turci, Genunzio Guerrini, Settimio Garavini, Terzo Lori, Valter Suzzi, il professor Montanari, Lina Vacchi…

Da quelle giornate del 1944 non si torna indietro.

Non si può cancellare con un generico revisionismo quello che la storia in modo chiaro e implacabile ha raccontato sul fascismo e sui misfatti di dittatura, guerra, crimini e stragi, occupazione straniera dei nostri paesi. Da quelle giornate ne siamo usciti con una Costituzione in mano, che resta tra le più belle al mondo, scritta da tutte le forze politiche che avevano partecipato alla liberazione.
Ma ricordare oggi quelle giornate significa avere il coraggio di opporsi alle nuove ondate razziste e neo-fasciste, senza se e senza ma. Non si può accettare che la nostra piazza del Popolo diventi terreno di conquista per militanti di formazioni xenofobe o che si definiscono “fascisti del terzo millennio”, non si può accettare che i cippi della Resistenza vengano continuamente oltraggiati, non si può più accettare di sentire canzoni che inneggino agli eroi della Repubblica Sociale Italiana nei bar del centro, non si possono più accettare gadget e calendari del Duce nelle edicole, non si possono accettare polemiche strumentali politiche da parte di quei partiti che stringono l’occhio a movimenti deliberatamente razzisti.
Il 04 dicembre non può e non deve mai essere solo una passerella mediatica, il 04 dicembre deve ricordare a tutti i cittadini e a tutte le forze politiche che la battaglia contro ogni forma di neo-fascismo e razzismo va combattuta tutti i giorni.

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